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36
(36 QUAI DES ORFEVRES)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 1 marzo 2005
 
di Olivier Marchal, con Daniel Auteuil, Gérard Depardieu, André Dussollier, Roschdy Zem, Valeria Golino (Francia, 2004)
 
Polar, è il caso di dirlo alla francese, speculare. Nel senso che, più che delle malefatte di una banda di rapinatori che terrorizza Parigi per la propria ferocia, qui ci si occupa delle turpitudini forse meno spettacolari, ma proprio per questo ancora più perverse che accadono all'interno di una istituzione sacra, il mitico 36 del Quai des Orfèvres, sede della polizia parigina. In nome del carrierismo, dell'ipocrisia e, in modo particolare, della doppiezza, banditi o rappresentanti dell'ordine ricorrono a ben più di un compromesso per raggiungere i propri fini. Per acciuffare i peggiori criminali, dietro l'apparenza delle buone intenzioni, più che chiudere un occhio si finisce per bendarsi ambedue. Modello dichiarato, e se è per questo per nulla disdicevole per Olivier Marchal (che il poliziotto lo ha fatto per davvero) è HEATH: con la coppia composta dal sempre ispirato Daniel Auteuil e da un redivivo Gérard Depardieu al posto del celebre duo Al Pacino – de Niro.

Due archetipi, due figure emblematiche, il poliziotto, il malfattore, che tutto concorre a dividere; ma che la natura più profonda unisce nella medesima volontà di assoluto come nell'eguale divaricazione verso la degradazione e la sopraffazione. Cosi si diceva a proposito del film del grande Michael Mann. Con i suoi chiaroscuri verdognoli, gli interni crepuscolari alla Melville, ma pure una determinazione quasi feroce nelle scene di azione, Marchal insegue la strada della tragedia totale ed esemplare; uno stile di notevole efficacia, anche se un po' dalle parti di quei prime time televisivi alla TF1, che infatti ha prodotto il tutto. Sono gli attori, dalle star di un cast notevole a tutta una serie di musi duri, a sostenere il tono del film: mentre la sceneggiatura con la sua montagna di colpi di scena sempre meno ragionevoli che si abbattono sulle spalle del povero Daniel Auteuil finisce per minare quella patina di credibilità che le origini professionali dell'autore avrebbero dovuto garantire.


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