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TRUE LIES
(TRUE LIES)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 3 ottobre 1994
 
di James Cameron, con Arnold Schwarzenegger, Jamie Lee Curtis, Charlton Heston (Stati Uniti, 1994)
 
"Per i più frettolosi diciamo che TRUE LIES è un colossale James Bond: la parte iniziale, quella che ci mostra all'opera l'agente segreto Schwarzenegger, è interpretata, filmata, montata, come un'avvincente, inarrestabile valanga cinetica. Uno strepitoso video-game, che ritroveremo in tanti momenti dello spettacolo

Ma presto, si volta pagina: poiché Schwarzy nasconde la propria identità dietro la maschera del rappresentante di commercio. Ma cosi moscio, da scoraggiare in primis la sua signora. Quasi l'avevamo dimenticato: nel suo film più interessante, ergo più sfortunato, Schwarzenegger aveva già deciso di non più prendersi sul serio. In LAST ACTION HERO aveva compiuto la prodezza: svirilizzarsi, autoderidersi. Supremo coraggio, da parte di un mostro dello spettacolo, quello di relativizzare un genere che non ammette il dubbio, per non dire l'autoderisione. Eccola allora la seconda faccia di TRUES LIES: situazioni, dialoghi (purtroppo annacquati dalla versione italiana...) spassosamente dissacranti. Con il punto di vista della moglie (impareggiabile, sorniona Jamie Lee Curtis, osservate come scivola progressivamente dall'immagine della casalinga a quella di una smaliziata striptiseuse) che viene progressivamente ad imporsi. Che rilancia lo spettacolo, amplifica - con il senso ludico tipicamente americano - il senso della sceneggiatura originale, ispirata dal francese LA TOTALE, di Claude Zidi. Che spezza, con l'umorismo, la propulsione dell'azione, ridicolizza la strapotenza dell'Eroe, smussa, ridimensiona, induce a riflettere su quella violenza che costituisce uno dei discussi ingredienti del genere.

Per i meno frettolosi, l'autore di TRUE LIES conserva allora altre frecce, perché James Cameron (lo si sapeva dai tempi di ABYSS) è uno dei grandi della tecnologia cinematografica: ma i suoi effetti speciali, le sue macchinazioni non sono soltanto perfette. Sono poste sottilmente in alternativa alle possibilità umane, quotidiane, "normali", di un protagonista pur superdotato come Schwarzy: le sue rincorse, le botte, ora anche le sue reazioni melodrammatiche. Esse si caricano allora di una fascinazione del tutto particolare: quella dell'uomo per la sensualità della macchina e del metallo, del ragionevole per l'incomprensibilmente immenso, dell'individuo attonito, confrontato all'imponderabile fuga in avanti del progresso tecnologico.

Pittore degli abissi e della loro attrazione, Cameron sostituisce qui a quella per l'elemento liquido un altro genere di vuoto. E la favola divertita sul matrimonio si carica ancora di altre angoscie: che si arresti all'ultimo istante sull'orlo del precipizio, o che gironzoli con un Harrier sospeso tra le vette di un grattacielo, le vertigini alle quali sono confrontati i personaggi traducono altre preoccupazioni di quelle per la riuscita dello spettacolo.

Che detta a tratti, inevitabilmente, le proprie regole: ma che tradisce ad ogni istante il respiro della rincorsa lunga verso la rivelazione del fantastico."


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