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TITANIC Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 22 aprile 2012
 
di James Cameron, con Leonardo di Caprio, Kate Winslet, Kathy Bates (Stati Uniti, 1997)
 

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James Cameron aveva già filmato, e splendidamente, il naufragio di una nave spaziale (ALIENS), la vertigine angosciosa, primordiale dell'elemento liquido ed il tema del sacrificio (THE ABYSS), l'accuratezza scientifica come espressione di meraviglia per la macchina ed il metallo, la cibernetica come riflessione spettacolare dello scontro fra l'uomo e la tecnologia (i due TERMINATOR). E la relatività, ai limiti dell'autoironia dissacrante dei comportamenti sociali (TRUE LIES).

Ora che Hollywood gli permette un delirio visionario all'altezza della propria leggendaria dismisura (250 milioni di dollari, praticamente il costo del vero piroscafo; 300 ore di materiale filmato, ovverosia più della durata del viaggio del Titanic; tre ore ed un quarto di proiezione, cioè più del tempo occorso alla tragedia per compiersi...) questo maestro della spettacolarità tecnologica sfrutta mirabilmente quanto le trovate più stupefacenti dei mezzi computerizzati, dell'utilizzo delle immagini virtuali gli permette di aggiungere all'occhio della cinepresa. Ma, lungi dal lasciarsi trascinare nell'orgia dell'effetto terrificante, cerca ad ogni istante di restare vicino alla logica di una storia, all'intimità dei personaggi, ai significati storici, sociali di una situazione: l'estetica della tecnologia fantascientifica, della visione high-tech che si fonde al concetto tradizionale, quasi convenzionale della storia d'amore contrastata, in un affresco in costume d'epoca.

L'arrischiata scommessa non evita all'autore vari schematismi di troppo (quasi inevitabili all'interno di un investimento del genere; e comunque già riscontrabili nelle sue opere precedenti), poiché la pittura d'ambiente di Cameron non è quella di Ivory. Ma lo conduce, ed è la cosa in definitiva più sorprendente di TITANIC, verso la delicatezza delle psicologie (Leonardo di Caprio e Kate Winslet sono deliziosi e diretti alla perfezione), la sensualità del tutto assente nei giocattoloni catastrofici del genere (la scena del ritratto dal nudo fra gli adolescenti), la forza emotiva dell'incontro fra Eros e Thanatos, l'osservazione sociale e morale (fra i sopravvissuti fu maggiore il numero degli uomini iscritti in prima classe che quello dei bambini della terza, solo 23 su 76...), la riflessione su uno dei grandi temi dell'umanità, quello dell'accettazione della morte. In un finale effettivamente memorabile, trasforma un'impresa futurista in una visione romantica: con la vernice culturale di un'epoca, quella dei quadri di Picasso che stempera nell'acqua che irrompe dagli oblò. I veli degli abiti delle protagoniste che svaniscono nelle brume liquide come nelle dissolvenze della pittura preraffaellita, la distesa iperrealista dei naufraghi congelati a comporre un affresco terrificante, ispirato a quelli grandiosi dell'oleografia ottocentesca.

Preciso, scientifico: come qualcuno che ha il coraggio di immergersi a 3800 metri sotto il livello del mare per testimoniare, e filmare il relitto - materiale, concreto - di quello che non è soltanto uno dei grandi miti della memoria collettiva del nostro secolo. Ma pure umile: nell'ingenuità schematica imprescindibile da un certo cinema, nell'illustrare la storia d'amore fra una borghese ed un passeggero della terza classe. E poeta: quando l'immenso cono di metallo della poppa del Titanic s'innalza contro il cielo stellato, prima d'inabissarsi nella sua infernale verticale con il suo carico di destini contraddittori. Quando le mani dei due giovani innamorati si sciolgono dalla loro frenetica, sublime stretta di un amore vitale: perché l'eroe, il fanciullo possa avviarsi verso il mistero terribile di quegli abissi che da sempre affascinano James Cameron.

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James Cameron had already filmed, and splendidly so, the shipwreck of a spaceship (ALIENS), the anguished, primordial vertigo of the liquid element and the theme of sacrifice (THE ABYSS), scientific accuracy as an expression of wonder at the machine and the metal, cybernetics as a spectacular reflection of the clash between man and technology (the two TERMINATOR). And relativity, bordering on the desecrating self-mockery of social behaviour (TRUE LIES).

Now that Hollywood has allowed him a visionary delirium on a par with his legendary excess (250 million dollars, practically the cost of the real steamship; 300 hours of filmed material, i.e. more than the duration of the Titanic's voyage; three and a quarter hours of projection, i.e. more than the time it took for the tragedy to unfold...), this master of technological spectacularity admirably exploits what the most astonishing gimmicks of computerised means and the use of virtual images allow him to add to the camera's eye. But, far from allowing himself to be drawn into the orgy of terrifying effect, he tries at every moment to remain close to the logic of a story, to the intimacy of the characters, to the historical, social meanings of a situation: the aesthetics of science-fiction technology, of high-tech vision merging with the traditional, almost conventional concept of the thwarted love story, in a period costume fresco.

The risky gamble does not save the author from several too many schematisms (almost inevitable within an investment of this kind; and in any case already to be found in his previous works), as Cameron's ambient painting is not Ivory's. But it does lead him, and this is ultimately the most surprising thing about TITANIC, towards the delicacy of the psychologies (Leonardo di Caprio and Kate Winslet are delightful and directed to perfection), the sensuality completely absent in the genre's catastrophic toys (the nude portrait scene among the adolescents), the emotional force of the encounter between Eros and Thanatos, the social and moral observation (among the survivors, there were more men in the first class than children in the third, only 23 out of 76. ), reflection on one of the great themes of humanity, that of the acceptance of death. In an effectively memorable finale, it transforms a futurist endeavour into a romantic vision: with the cultural varnish of an era, that of Picasso's paintings dissolving in the water bursting through the portholes. The veils of the protagonists' dresses that vanish in the liquid mists as in the fades of Pre-Raphaelite painting, the hyper-realist expanse of the frozen shipwrecks composing a terrifying fresco, inspired by the grandiose ones of 19th-century oleography.

Precise, scientific: like someone who dares to dive 3800 metres below sea level to witness and film the wreck - material, concrete - of what is not only one of the great myths of the collective memory of our century. But it is also humble: in the schematic naivety essential to a certain kind of cinema, in illustrating the love story between a middle-class woman and a third-class passenger. And poetic: when the immense metal cone of the Titanic's stern rises up against the starry sky, before sinking into its infernal vertical with its load of contradictory destinies. When the hands of the two young lovers loosen from their frenzied, sublime grasp of a vital love: so that the hero, the child can set out towards the terrible mystery of those abysses that have always fascinated James Cameron.

(18 gennaio 1998)

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