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CIVIL WAR Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 24 aprile 2024
 
di Alex Garland, con Kirsten Dunst, Wagner Moura, Stephen McKinley Henderson, Cailee Spaeny, Nick Offerman, Jesse Plemons (Gran Bretagna, Stati Uniti, 2024)
 

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E' in preda alla madre delle guerre l'America, che in quattro si accingono ad affrontare in auto per recarsi a Washington. C'è la famosa, scafata fotoreporter Kirsten Dunst chiamata Lee Miller, in omaggio alla collega che fu tra le prime a fotografare l'orrore di Buchenwald e Dachau. Poi, accanto al collega esperto (Wagner Moura) e l'anziano saggio (Stephen McKinley Henderson) la giovanissima, apparentemente determinata aspirante. La Cailee Spaeny di PRISCILLA per la quale le violenze che non tarderanno ad esplodere saranno particolarmente rivelatrici.

Così, con ancora nelle memorie degli spettatori gli echi dell'assalto al Campidoglio del 6 gennaio del 2021, CIVIL WAR ci obbligherà a penetrare assieme ai quattro temerari all'interno di una situazione clamorosa. Ormai di uso sempre più corrente e definita distopica. In poche parole: una inversione dell' Utopia, una sua totale rimessa in scena, indesiderabile, ovviamente terrificante.  

I quattro sperano d'intervistare il Presidente, prima che tutto venga definitivamente azzerato. Ma, ai drammatici precedenti della situazione, alla cause (senza nemmeno accennare agli effetti) non viene data alcuna spiegazione. Nulla è motivato, solo il suo riflesso, nell'incalzare di quanto accade nel film del britannico Alex Garland. Sempre più viene progressivamente mostrato, e con indubbia maestria. Ma come, e quando le cose sono iniziate? Come, in un film che sconfina nell'astrazione, lo sfondo, i suoni si fanno sempre più inquietanti, le esecuzioni dilagano, dai ponti dondolano degli impiccati,  l’acqua,  la benzina viene a mancare, i cecchini sono appostati in fattorie dall'apparenza intatta, ma la fossa comune, coperta a malapena, annuncia il peggio?

La California e il Texas, l'apertura politica e la propria negazione, perlomeno come la interpretiamo oggi, si avviano alla Secessione assieme. Confondendosi, marciano su Washington dove il presidente degenerato sta bombardando i concittadini e liquidando i giornalisti (vi dice qualcosa?) .

E' un fratricidio che viene ricostruito con realismo estremo. Eravamo abituati a vederlo applicato a situazioni remote, di conseguenza rassicuranti; nella giungla di APOCALYPSE NOW come in quella sudamericana di SALVADOR. Ma è trascorso un mezzo secolo dai capolavori di Francis Coppola e Oliver Stone. E oggi, per emergere dalla diffusione stagnante nell'uso delle immagini occorre sfidare i rischi della distopia. Ecco perchè CIVIL WAR è da vedere assolutamente.

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It is in the grip of the mother of wars America, which four of them are about to face in a car on their way to Washington. There is the famous, hunky photojournalist Kirsten Dunst named Lee Miller, in homage to the colleague who was among the first to photograph the horror of Buchenwald and Dachau. Then, alongside the seasoned colleague (Wagner Moura) and the wise elder (Stephen McKinley Henderson) the very young, seemingly determined aspirant. PRISCILLA's Cailee Spaeny for whom the violence that will not be long in coming will be particularly revealing.

Thus, with still in viewers' memories the echoes of the assault on the Capitol on January 6, 2021, CIVIL WAR will force us to penetrate along with the four daredevils inside a sensational situation. Now in increasingly common usage and referred to as dystopian. In a nutshell: an inversion of Utopia, a total re-enactment of it, undesirable, obviously terrifying.  

The four hope to interview the president before everything is permanently reset. But, to the dramatic background of the situation, the cause (without even mentioning the effects) is given no explanation. Nothing is motivated, only its reflection, in the unfolding of what happens in British director Alex Garland's film. More and more is gradually shown, and with undoubted skill. But how, and when did things begin? As, in a film bordering on abstraction, the background, the sounds become more and more disturbing, executions run rampant, hanged men swing from bridges, water, gasoline runs out, snipers are stationed on pristine-looking farms, but the mass grave, barely covered, heralds the worst?

California and Texas, political openness and its own denial, at least as we interpret it today, head for Secession together. Confusing each other, they march on Washington where the degenerate president is bombing fellow citizens and liquidating journalists (ring a bell?) .

It is a fratricide that is reconstructed with extreme realism. We were used to seeing it applied to remote, consequently reassuring situations; in the jungle of APOCALYPSE NOW as in the South American jungle of SALVADOR. But a half-century has passed since the masterpieces of Francis Coppola and Oliver Stone. And today, to emerge from the stagnant diffusion in the use of images, the risks of dystopia must be challenged. That is why CIVIL WAR is a must-see. 

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