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IO CAPITANO
(ME CAPTAIN)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 4 ottobre 2023
 
di Matteo Garrone, con Seydou Sarr, Moustapha Fall, Issaka Sawagodo, Hichem Yacoubi, Doodou Sagna (STREAMING) (Italia, 2023)

Disponibile in streaming/VOD

 

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Quindici anni ci separano da GOMORRA, tratto dal libro dall'enorme successo di Roberto Saviano. Già allora un film che ci faceva scrivere di quanto, per Matteo Garrone, non fossero tanto a contare i destini individuali, Quanto, quelli sociali, antropologici. Un po’ alla maniera di un'opera fondamentale come PAISA’: dove era il quadro d’assieme a costruire il  discorso; una impostazione che finiva per farsi largo. La qualità di uno sguardo, dove l'assenza di un vero e proprio intervento drammaturgico minacciava per un attimo  di disperdere il tutto. Ma che finiva finalmente per significarsi nella realtà.

Accanto ad alcuni preziosi tentativi di evadere nell'astrazione, IO CAPITANO conferma  quell'adesione al reale, pure nell'illustrazione di una sorta di fiaba tragica collettiva che, nolenti o volenti, ci concerne tutti. E' tempo allora per la traversata epica dei due cugini senegalesi Saydou e Moussa che abbandonano la loro (relativamente) tranquilla esistenza a Dakar. Per loro, l'Europa rappresenta la meta, ma non tanto l'ultima speranza. Piuttosto il sogno quasi adolescenziale di significarsi altrove, una fuga in avanti nel rifiuto della rassegnazione che risulterà essere il sentimento portante del racconto.

Affronteranno una serie tragica di esperienze, attraverso il Mali, il Niger, il deserto infinito (sviscerato dai ripetuti, fin troppo spettacolari squarci offerti dalla fotografia di Paolo Carnera), quindi tutto l'orrore dei centri di detenzione in Libia. Prima dell'agognata traversata in mare, che sappiamo essere troppo spesso disperata. Un cammino che in epoca televisiva può anche apparire risaputo: ma che l'adesione commossa e sapiente di Garrone carica di emozione. Percorrendo le due ore di una visione fortunatamente più africana che occidentale, l'immensità di quel cammino è poi racchiusa nella figura splendida e autentica di Seydou Sarr ad invadere lo schermo. Raramente come alla recente Mostra di Venezia un Premio Marcello Mastroianni (attore emergente) come il suo è riuscito a giustificare l'autenticità di un discorso.  

        * Vogliate p.f. cliccare su www.filmselezione.ch per la lettura completa della raccolta di critiche cinematografiche FILMSELEZIONE di Fabio Fumagalli

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Fifteen years separate us from GOMORRA, based on the hugely successful book by Roberto Saviano. Even then, it was a film that made us write about how, for Matteo Garrone, it was not so much individual destinies that counted, as much as social, anthropological ones. Somewhat in the manner of a fundamental work like PAISA': where it was the overall picture that built the discourse. The quality of a glance, where the absence of any real dramaturgical intervention threatened for a moment to disperse the whole. But which finally ended up meaning itself in reality.

Alongside some precious attempts to escape into abstraction, IO CAPITANO confirms that adherence to reality, even in the illustration of a sort of collective tragic fairy tale that, whether we like it or not, concerns us all. It is time then for the epic crossing of the two Senegalese cousins Saydou and Moussa who abandon their (relatively) peaceful existence in Dakar. For them, Europe is the destination, but not so much the last hope. Rather, it is the almost adolescent dream of meaning elsewhere, a flight forward in the refusal of resignation that will turn out to be the narrative's guiding sentiment.

They will face a tragic series of experiences, through Mali, Niger, the endless desert (dissected by the repeated, all too spectacular glimpses offered by Paolo Carnera's photography), then all the horror of the detention centres in Libya. Before the longed-for sea crossing, which we know is all too often desperate. A journey that in the television era may even seem familiar: but which Garrone's moving and skilful adhesion loads with emotion. Running through the two hours of a vision that is fortunately more African than Western, the immensity of that journey is then encapsulated in the splendid and authentic figure of Seydou Sarr who invades the screen. Rarely as at the recent Venice Film Festival has a Premio Marcello Mastroianni (attore emergente) such as his managed to justify the authenticity of a speech.

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