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SHAME Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 29 febbraio 2012
 
di Steve McQueen, con Michael Fassbender, Carey Mulligan, Nicole Beharie, James Badge Dale, Lucy Walters, Elizabeth Masucci (Gran Bretagna, 2011)
 

Ossessionato dal sesso, proclamano ovviamente nel lancio; ma non ci siamo. Certo, Michael Fassbender (che già interpretava un altro indimenticabile personaggio, nel primo, sconvolgente HUNGER del regista ed ex videoartista britannico di colore Steve McQueen) è all'inizio una sorta di yuppie di successo; splendido e brillante, tutte le donne sono sue. Ad immagine del film, non ci pensa nemmeno a tirarsi indietro; e, pure in solitario, sembra non averne mai abbastanza. Immerso com'è in una New York, contenitore terribilmente eccitante quanto spaventosamente alienante, Michael non è però un affamato, ma un insoddisfatto. E forse mai al cinema, l'insoddisfazione di un atto, quando è costretto ad essere soltanto fisico, è stata mostrata con tanta disperazione.


Sotto il glamour assoluto, la solitudine: situato com'è agli antipodi del compiacimento spettacolare, il sesso integrale di SHAME, appena un istante patinato e subito alienato nel panorama mozzafiato sull'Hudson che gli fa da cornice, significa con splendida coerenza la continuità di un'altra nudità. Di tutt'altra ma altrettanta tragicità, quella del militante dell'IRA Bobby Sands, che nel precedente HUNGER egualmente smaterializzava fino alla morte il proprio corpo (reso con una fisicità cronenberghiana, che evidentemente rappresenta una delle grandi armi espressive del cineasta), in uno sciopero della fame condotto nell'estrema violenza delle carceri nord irlandesi.


Isolato, senza passato, senza futuro, lo straordinario personaggio creato da Michael Fassbender galleggia con un'eternità di significati che gli viene proprio dal situarsi fuori dal tempo. Fuori dallo spazio squisito, fatto di suoni e di un commento musicale di straordinaria adeguatezza, di luci e dominanze cromatiche glaciali, di tagli d'immagine costantemente creativi permessi da una maestria formale che si sta imponendo all'attenzione non più soltanto museale. Privo di un passato come di un futuro, Brandon è forse emblematico nella nostra epoca; per lui lo scambio sessuale nasce indifferentemente dall'incontro casuale o retribuito, dall'uso della prostituzione in linea su Internet piuttosto che dalla pausa nel retrobottega professionale.


Un seguito di situazioni, più di una vera e propria progressione drammatica, che McQueen inserisce nella presenza prepotente degli ambienti giocando in particolare sulla durata delle sequenze. Dilatate fino all'esasperazione (dei tempi, e di conseguenza dei sentimenti) di situazioni apparentemente normali, in effetti sconvolgenti, anche per la resa straordinaria che ne consegue degli attori: da quella straziante dell'indimentivabile fragilità di Carey Mulligan (appena ammirata in DRIVE), la sorella che canta un "New York, New York" di allucinante lentezza che provocherà la prima presa di coscienza del protagonista, all'altrettanto prolungato scambio di occhiate in una seduzione nel metrò come non ne avete mai viste. O ancora, più divertita e disincantata, quasi miracolosamente improvvisata, una cena al ristorante, finalizzata dall'inevitabile anche se in quel caso sorprendente conclusione, che permette l'altra bellissima scoperta dell'attrice Nicole Beharie.


Dipendenza sessuale? Quella proposto dall'eleganza splendida dell'animale Fassbender è piuttosto uno spaccato epocale: l'itinerario sempre più sofferto che conduce il seduttore (personaggio fondamentale alla riuscita nella società contemporanea) dalla libertà assoluta alla dipendenza incontrollabile, dai privilegi degli ambienti design alla corsa ormai non piu liberatoria fra le luci trafficate di Manhattan, alle lacrime sui marciapiedi bagnati dalla pioggia ormai sporca. All'impotenza di una infine lucida vergogna, umiliante (toglietevi dalla testa che sia moralista), alla quale s'intitola il film.


   Il film in Internet (Google)

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