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LA MALA EDUCACION
(LA MALA EDUCACION )
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 11 ottobre 2004
 
di Pedro Almodovar con Gael Garcia Bernal, Fele Martinez, Daniel Gimenez Cacho (Spagna, 2004)
 

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Un ritorno al proprio intimo, dopo l'esplosione compiuta, solare, universale di TUTTO SU MIA MADRE e PARLA CON LEI. E, ancora, il film più gay di Almodovar; un riandare alla propria educazione e alla propria adolescenza che si perde nel delirio dell'invenzione romanzesca; un gusto sopraffino della bellezza, che si accosta a quello dell'ironia triviale, della sublimazione dei sentimenti che si accomuna alle insinuazioni del sordido. Esistono mille definizioni, tutte giuste ed imprecise che si adattano ad un film affascinante, coraggioso, complicato, sfuggente, meno perfetto di altri proprio perché affannato da tutte queste urgenze, come LA MALA EDUCACION.


Desiderio e passione: il cinema di Pedro Almodovar è sempre stato quello del melodramma in preda alla tentazione del “noir”. (“Per me il noir è il prolungamento logico, approfondito e pessimista del melodramma. Si tratta sempre di sentimenti estremi; ma nel noir i personaggi sono pronti alle scelte più rischiose, anche quelle fatali. Nei melodrammi i sentimenti possono essere reciproci, condivisi: nei noir la relazione è sovente a senso unico. Per questo il vero soggetto di quei film è il desiderio. Dai tempi di LA LEGGE DEL DESIDERIO (1986) la mia visione della passione amorosa si è radicalizzata, la distanza mi permette di occuparmene con maggiore gravità. Avessi girato LA MALA EDUCACION da giovane, il film avrebbe rappresentato un regolamento di conti con la mia educazione, e quindi con la Chiesa. Qui si tratta di qualcosa d'altro”. )


La memoria di Almodovar è immaginifica, visionaria e cinefila. Ed il film non è quel pamphlet nei confronti della pedofilia ecclesiastica che la reputazione luciferina del regista ha alimentato, ad uso delle leggi al consumo di comodo. Il prete di LA MALA EDUCACION è semplicemente un innamorato; e tale continuerà ad esserlo anche una volta spretato, con i condizionamenti umani del caso, con degli itinerari sempre meno spirituali, vuoi degenerati. Non un atto di accusa, un regolamento di conti: poiché nell'indagine autobiografica il cineasta confonde le tracce della polemica, le ferite dell'intimo fra le pieghe della creazione artistica, nella magia dei risvolti di una sceneggiatura da capogiro. Sono forse le ragioni di questa complessa, ammirevole ma non sempre fluidissina ragnatela di intrecci temporali e spaziali: i fili di Ignacio, che ritrova il cineasta Enrique, che gli propone di filmare il proprio romanzo, ispirato ai tempi della loro educazione religiosa.


Tre film in uno, dei quali un film sul film: la storia “vera” vissuta dai ragazzini degli anni 70, quella “immaginata” nel romanzo di Ignazio un decennio dopo, ed infine ciò che ne risulta nel film contemporaneo di Enrique. Un triangolo amoroso, due collegiali fra i quali si è interposto un prete, sommato al ritorno di uno dei due, divenuto ormai travestito e femme fatale, a scopo di ricatto seguito da omicidio. Detto cosi sembra un po' crudo; ma, anche se Almodovar non va tanto sulla metafora (ma le sequenze più esplicite sono anche le più ironiche), non è di certo ne LA MALA EDUCACION che si dirà vino al vino. I temi ed i personaggi almodovariani sono presenti in un condensato sempre più cupo ed evidente, la passione che tutto travolge, gay e travestiti, sodomie e fellatio, peccato e redenzione, piacere e terrore, bimbi ambiguamente estatici e adulti faticosamente consumati, preti pedofili, addirittura assassini. Come quel padre José, che liquida il problema con un colpo di karatè; o padre Manolo, con la sentenza più agghiacciante del film: “Si, ma Dio è dalla nostra parte”.


Sequenze di una bellezza straordinaria, un uso cromatico o musicale sovrano, seduzione e desiderio espressi con mano incantata in una partita di calcetto fra le sottane svolazzanti dei salesiani, i riflessi dorati dell'oggettistica religiosa, calici, ostensori e paramenti in odore di sagrestie. Prima fra tutte, il bagno nel fiume dei collegiali in gita, Ignacio canta Moon River, la cinepresa che si schernisce fra i cespugli quando padre Manolo smette di accarezzare la chitarra; e il ragazzino fugge ed inciampa, un rivolo di sangue gli segna la fronte, ma è la sua testa a fendersi letteralmente in due, ad immagine di una identità e di un destino scissi per sempre .


Cinema e vita. Mai come in questo suo ultimo film, forse il suo più segreto, di certo non il suo più compiuto, Almodovar sembra volersi raccontare ed al tempo stesso nascondere. Un film “contro”, fatto per proteggersi, per evitare di cadere nei tranelli dell'autobiografia e dell'esibizione: a somiglianza di tutti quei travestimenti nei quali lo spettatore fatica a identificarsi. O forse proprio per quello: per fare dell'infilata di tette finte, parrucche ossigenate, mutande gonfie di protesi un velo disteso di pudore, dietro il quale occultare la propria pietà. Per questo LA MALA EDUCACION è un film che è impossibile non ammirare; più difficile amare.

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A return to one's inner self, after the accomplished, sunny, universal explosion of ALL ABOUT MY MOTHER and TALK TO HER. And, again, Almodovar's gayest film; a harkening back to one's upbringing and adolescence that is lost in the delirium of fictional invention; an over-the-top taste for beauty, juxtaposed with that of trivial irony, of the sublimation of feelings that is lumped together with the insinuations of the sordid. There are a thousand definitions, all of them fair and imprecise, that fit a film as fascinating, courageous, complicated, elusive, less perfect than others precisely because it is fatigued by all these urgencies as LA MALA EDUCACION.


Desire and passion: Pedro Almodovar's cinema has always been that of melodrama in the grip of the temptation of noir. (For me, noir is the logical, in-depth, pessimistic extension of melodrama. It is always about extreme feelings; but in noir the characters are prepared for the riskiest choices, even the fatal ones. In melodrama the feelings may be mutual, shared: in noir the relationship is often one-sided. That is why the real subject of those films is desire. Since THE LAW OF DESIRE (1986) my view of amorous passion has become more radicalized, the distance allowing me to deal with it with greater gravity. Had I made LA MALA EDUCACION as a young man, the film would have been a settling of accounts with my upbringing, and therefore with the Church. Here it is about something else. )


Almodovar's memory is imaginative, visionary and cinephilic. And the film is not that pamphlet against ecclesiastical pedophilia that the director's luciferous reputation has nurtured, for the use of consumer laws of convenience. The priest of LA MALA EDUCACION is simply a lover; and such he will continue to be once spreted, with the appropriate human conditioning, with itineraries that are less and less spiritual, you want degenerate. Not an indictment, a settling of accounts: for in the autobiographical investigation the filmmaker confuses the traces of the polemic, the wounds of the intimate among the folds of artistic creation, in the magic of the twists and turns of a dizzying screenplay. These are perhaps the reasons for this complex, admirable but not always fluid web of temporal and spatial entanglements: the threads of Ignacio, who finds the filmmaker Enrique, who proposes that he film his own novel, inspired by the time of their religious upbringing.


Three films in one, of which a film about the film: the true story experienced by the kids in the 1970s, the one imagined in Ignacio's novel a decade later, and finally what results in Enrique's contemporary film. A love triangle, two collegians between whom a priest has come between, added to the return of one of the two, who has now become a transvestite and femme fatale, for the purpose of blackmail followed by murder. Put like that, it sounds a bit crude; but even if Almodovar does not go so much on metaphor (but the most explicit sequences are also the most ironic), it is certainly not in LA MALA EDUCACION that one will say wine to wine. Almodovarian themes and characters are present in an increasingly dark and obvious condensation, the passion that overwhelms all, gays and transvestites, sodomy and fellatio, sin and redemption, pleasure and terror, ambiguously ecstatic children and laboriously consumed adults, pedophile priests, even murderers. Like that Father José, who liquidates the problem with a karate chop; or Father Manolo, with the film's most chilling sentence: Yes, but God is on our side.


Sequences of extraordinary beauty, sovereign chromatic or musical use, seduction and desire expressed with an enchanted hand in a game of table football among the fluttering petticoats of the Salesians, the golden reflections of religious objects, chalices, monstrances and vestments smelling of sacristies. First of all, the bathing in the river of the collegians on a field trip, Ignacio singing Moon River, the camera scoffing in the bushes when Father Manolo stops stroking his guitar; and the little boy flees and stumbles, a trickle of blood marks his forehead, but it is his head that literally splits in two, in the image of an identity and destiny split forever .


Cinema and life. Never as in this his latest film, perhaps his most secret, certainly not his most accomplished, does Almodovar seem to want to tell and at the same time hide. A film against, made to protect himself, to avoid falling into the pitfalls of autobiography and exhibition: in the likeness of all those disguises with which the viewer finds it hard to identify. Or perhaps for that very reason: to make the string of fake boobs, oxygenated wigs, and swollen panties of prosthetics an outstretched veil of modesty, behind which to conceal one's pity. That is why LA MALA EDUCACION is a film that is impossible not to admire; harder to love.

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