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GLI AMANTI PASSEGGERI
(LOS AMANTES PASAJEROS)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 1 aprile 2013
 
di Pedro Almodóvar, con Carlos Areces, Javier Cámara, Lola Duenas, Cecilia Roth, Blanca Suárez, Antonio Banderas, Penélope Cruz, Paz Vega (Spagna, 2013)
 

Dopo due film non proprio nelle sue corde, ABBRACCI SPEZZATI (2009) dalla malinconica ma laboriosa sceneggiatura e LA PELLE CHE ABITO (2011), raffinata incursione horror-thriller in sospetto esercizio di stile che già preannunciava la rinuncia ai suoi meravigliosi melodrammi, il grande Pedro di Spagna pare ritrovarsi (volente o nolente?) al punto di partenza. Con GLI AMANTI PASSEGGERI sembra infatti volersi quasi liberare della sua poesia incupita degli ultimi anni. Per girare un film all'inseguimento della vena degli esordi, quelli delle commedie iconoclaste degli anni Ottanta, cosi utilmente eversive allora per liberarsi dai cascami del franchismo, scombiccherate e kitsch ma sapientemente eredi della cultura pop, straripanti di provocazione gay. Tutti temi e umori che il regista tenta nuovamente d'imprigionare, ad immagine della sua storia (se cosi possiamo definirla), all'interno di un contenitore costretto ed ermetico, dalle impossibili vie di fuga per i protagonisti come per lo spettatore. Per l'autore stesso, confrontato a una sfida non proprio semplice, dapprima da scrivere. quindi da girare in uno spazio in definitiva teatrale: una cabina di pilotaggio, il cucinino delle hostess (meglio dire degli assistenti di volo, trattandosi di Almodovar…) e la manciata di viaggiatori in classe business. Gli altri, gli occupanti in economy dell'aereo in volo per il Messico, essendo stati sedati con un sonnifero alla notizia di un guasto tecnico; seguito dalla crescente, angosciosa difficoltà di trovare un aeroporto disposto ad accettare l'atterraggio d'emergenza.


Vodka, tequila, un pizzico di mescalina e una disinibita porzione di sesso sempre meno allusivo s'incaricano allora di trasformare i protagonisti di quella che avrebbe potuto non essere altro che una riedizione di L'AEREO PIU`PAZZO DEL MONDO in un happening assai più almodovariano: con due piloti bisessuali, tre steward clamorosamente omosessuali, due sposi novelli in esausta attività etero, una escort che ha filmato 600 clienti a cominciare dal re (una delle tante allusioni destinate al pubblico di casa), una sensitiva alla ricerca di chi la liberi da una sempre più esasperante verginità. E ancora, finanzieri in fuga, agenti più o meno segreti, fantomatici killer: essendo il film nelle intenzioni dell'autore “non tanto una farsa dissacrante sulla libertà sessuale; quanto una commedia irrealistica e metaforica, nella quale l'aereo costretto a girare senza fine su sé stesso rinvia alla società spagnola e al governo attuale, a una situazione ad alto rischio costretta ad atterrare d'urgenza non si sa dove e come”.


Tanta carne sul fuoco di un cinema notoriamente incandescente, ma da sempre fluido, libero e istintivo sembra nascere questa volta da troppi elementi premeditati, e forse prosciugati della vena di Pedro Almodovar. Certo, a tratti si ride, gli attori sono brillanti, la mano è esperta. Ma c'è poco da sobbalzare, l'epoca e la voglia non essendo più quella dissacrante della Movida dei tempi di LA LEGGE DEL DESIDERIO e di DONNE SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI. Di provocazioni se ne sono viste ben altre, cosi le sequenze più godibili del film finiscono per essere quelle meno platealmente spregiudicate, come la deviazione para-demenziale verso la dimensione musical. La coreografia, giudiziosamente sgangherata, dei tre assistenti di volo che si scatenano fra i sedili sulle note di “I'm so excited” delle Pointer Sisters.


E se è certo che l'autore di tanti capolavori non poteva prevedere che il doppiaggio in italiano arrischiasse a tratti di trascinare pericolosamente il suo film dalle parti tragicamente spremute delle scorie successive a IL VIZIETTO, la sua preziosa poetica appare ormai lontana dagli sfoghi dell'enfant terrible che tutti ricordano. Sarà un caso, ma Pedro Almodovar ha già promesso che il suo prossimo film sarà di nuovo un melodramma.

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After two films not quite in his wheelhouse, BROKEN EMBRACES (2009) with its melancholy but laborious screenplay and THE SKIN I LIVE (2011), a refined horror-thriller foray into a suspected exercise in style that already heralded the renunciation of his marvelous melodramas, the great Pedro of Spain seems to find himself (willingly or unwillingly?) back where he started. Indeed, with I'M SO EXCITED he seems almost to want to get rid of his haggard poetry of recent years. To make a film in pursuit of the vein of his beginnings, those of the iconoclastic comedies of the 1980s, so usefully subversive then to get rid of the remnants of Francoism, discombobulated and kitschy but cleverly heir to pop culture, overflowing with gay provocation. All themes and moods that the director again attempts to imprison, in the image of his story (if we can call it that), within a constricted and hermetic container, with impossible escape routes for the protagonists as well as the viewer. For the author himself, confronted with a not-so-simple challenge, first to write. then to shoot in an ultimately theatrical space: a cockpit, the stewardesses' kitchenette (better to say flight attendants, this being Almodovar ) and the handful of travelers in business class. The others, the economy occupants of the plane flying to Mexico, having been sedated with a sleeping pill on news of a technical failure; followed by the growing, agonizing difficulty of finding an airport willing to accept the emergency landing.

Vodka, tequila, a dash of mescaline and an uninhibited portion of increasingly less allusive sex then take on the task of transforming the protagonists of what could have been nothing more than a re-release of AIRPLANE! into a far more Almodovarian happening: featuring two bisexual pilots, three blatantly homosexual stewards, two newlyweds in exhausted heterosexual activity, an escort who filmed 600 clients beginning with the king (one of many innuendos intended for the home audience), a psychic in search of the one who will free her from an increasingly exasperating virginity. And again, financiers on the run, more or less secret agents, phantom killers: the film being in the author's intentions not so much an irreverent farce about sexual freedom; as an unrealistic and metaphorical comedy, in which the plane forced to endlessly spin on itself refers back to Spanish society and the current government, to a high-risk situation forced to land urgently no one knows where or how.

So much meat on the fire of a notoriously incandescent but always fluid, free and instinctive cinema seems to arise this time from too many premeditated elements, and perhaps drained of Pedro Almodovar's vein. Sure, there are laughs at times, the actors are brilliant, the hand is expert. But there is little to jerk about, the era and the urge no longer being that irreverent of the Movida of the days of LAW OF DESIRE and  WOMEN ON THE VERGE OF A NERVOUS BREAKDOWN. More provocations have been seen, so the film's most enjoyable sequences end up being those less blatantly unscrupulous, such as the para-demotional detour into the musical dimension. The judiciously ramshackle choreography of the three flight attendants romping between seats to the notes of I'm so excited by the Pointer Sisters.

And while it is certain that the creator of so many masterpieces could not have foreseen that the dubbing in Italian would at times venture to drag his film dangerously from the tragically squeezed parts of the dross following THE VIZIETTO, his precious poetics now appears far removed from the outbursts of the enfant terrible that everyone remembers. It may be coincidence, but Pedro Almodovar has already promised that his next film will again be a melodrama.


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