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INCONTRERAI L'UOMO DEI TUOI SOGNI
(YOU WILL MEET A TALL DARK STRANGER)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 4 dicembre 2010
 
di Woody Allen, con Anthony Hopkins, Naomi Watts, Antonio Banderas, Josh Brolin, Gemma Jones, Freida Pinto (Stati Uniti, 2010)
 
Giunto alla quarantina (!) di film al ritmo di quasi un paio all'anno, l'adorato ometto ha acquisito da tempo una mano benedetta dagli dei. Puntualmente, anche questa commedia, la quarta girata in Inghilterra, non può che svolgere il suo filo con l'apparente facilità del gomitolo di lana sfuggito di mano. Eppure, come spesso è successo (e contraddicendo quanti sostengono che faccia sempre il medesimo film) INCONTRERAI L'UOMO DEI TUOI SOGNI si situa all'opposto dei due capolavori che l'hanno preceduto. Distante dal libertinaggio solare di VICKY CRISTINA BARCELLONA; come dal precedente che pur gli assomiglia per la modestia sapiente dello stile, WHATEVER WORKS - BASTA CHE FUNZIONI, dalla gioia strepitosa per il paradosso.

"Cerco di fare in modo che gli spettatori ridano in sala; ma che, ripensandoci più tardi, riflettano sul fatto che il mondo nel quale viviamo non è poi cosi allegro." E a questa regola si adegua immancabilmente la storia del vecchio Alfie (strepitoso Anthony Hopkins) che abbandona la moglie (Gemma Jones, dal tragitto psicanalista-veggente) se non proprio il Viagra mettendosi con una call girl un po' squinternata; mentre ulteriori perturbazioni di coppia minacciano la figlia (Naomi Watts), delusa dal marito (Josh Brolin), tentata dal gallerista (Antonio Banderas).

Più che una divagazione sulla terza età, il film è però un mosaico dolceamaro d'illusioni generazionali, un intreccio di manipolazioni che il regista scompone e ricompone sull'aria prediletta dei capricci dettati dal caso. Senza la bonaria cattiveria con la quale costruiva certi paradossi, ma nella padronanza assoluta del gioco complesso d'incastri e coincidenze che ha fatto la grandezza dei maestri della commedia. Incollato con tenerezza ai propri personaggi, ai quali finisce per tutto perdonare. Forse perché intriso dalla malinconia di chi partecipa a quel gioco perso in partenza che gli fa dire: "Dovessimo anche risolvere tutti i problemi sociali e politici del mondo, la gente non sarebbe più felice. Sprofondati nella poltrona di casa, non penserebbero a Al-Qaida o al nucleare iraniano: ma al fatto che, ogni cento anni, è come se tirassimo l'acqua del water, e il pianeta scomparisse. Coloro che oggi lo abitano non esisteranno più, sostituiti da altri."


   Il film in Internet (Google)

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