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MIDNIGHT IN PARIS Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 5 dicembre 2011
 
di Woody Allen, con Owen Wilson, Marion Cotillard, Kathy Bates, Adrien Brody, Rachel McAdams, Michael Sheen, Carla Bruni (Stati Uniti, 2011)
 
MIDNIGHT IN PARIS inizia come l'affettuoso omaggio alla Ville Lumière che voleva essere, ma non come gli eterni iettatori andavano predicendo: una serie di cartoline degli angoli più frequentati dal turista, accompagnati da una melodia piccola tra il dixie e Sidney Bechet di quelle immancabilmente predilette. Solo che l'omino magico al suo quarantaduesimo film (!) da quel 1969 di PRENDI I SOLDI E SCAPPA ha cavato l'ennesima meraviglia dal suo cappello a cilindro. Nel segno dell'incredibile fertilità di un film all'anno, da parte di un genio dell'arte cinematografica (è bene ripeterlo, per gli schizzinosi) che stravolge in irresistibile, raffinata comicità dapprima, quindi in delicata, preziosissima riflessione filosofica il suo schemino a prima vista tradizionale: i fidanzati glamour americani alle spese nei cinque stelle di micidiali suoceri da Tea Party repubblicano. Lui, con l'ambizione di ricalcare i favolosi destini degli scrittori degli Anni Venti piuttosto che i frettolosi successi dello sceneggiatore hollywoodiano; lei che tra uno shopping e l'altro ritrova un ammiratore saccente dei tempi del college.

Satira del conformismo presente, nostalgia di una fantasia trascorsa? Togliamocelo subito dalla testa, mentre ci sentiamo avvolgere progressivamente da una grazia (quei dialoghi immancabilmente deliziosi, quella sceneggiatura che, senza averne mai l'aria, ci conduce imperiosamente e poeticamente per mano) che sa tanto di LA ROSA PURPUREA DEL CAIRO. Perché Woody, pur dimostrandosi ansioso di frequentare impegni inediti, compie quello che squisitamente gli riesce: penetrare dall'altra parte dello specchio, dalla realtà al sogno. Dalla ragione della leggera sbronza nella serata in libera uscita parigina alla fantasia, Gil viaggia nel tempo all'incontro degli eroi di quell'epoca agognata. Sono tutti, e cosi tanti da far temere il peggio, Scott e Zelda Fitzgerald che gli presentano Hemingway, Gertrud Stein, Picasso, Dali: servito da quei soliti attori straordinari che immancabilmente si mettono a sua disposizione, Allen ne fa una galleria d'incontri di una leggerezza straordinaria, a mille miglia dalla caricatura, nella libertà totale di un piacere che è impossibile non condividere.

Ma non solo. Ennesima sorpresa di un'opera che si supponeva prevedibile, da MIDNIGHT IN PARIS nasce l'ulteriore sberleffo che si fa riflessione: lungi dal godersi quel presunto periodo di favola tutti quei maestri del Novecento hanno come unico rimpianto quello di non essere vissuti nell'epoca precedente. Eccoci, allora, con i Gauguin, Lautrec, Degas della Belle Epoque: ma, una volta ancora non per solo, seppur raffinato spasso. Per entrare nel tema semiserio e infinitamente prezioso di un racconto che, inoltrandosi giocosamente nel passato, sembra allontanarsi sempre di più da un presente mal vissuto. MIDNIGHT IN PARIS ci ricama sopra con il genio e il diletto di sempre: ma dicendoci di cambiare il modo di vivere il presente, piuttosto che di rimpiangere il passato.


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