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MAGIC IN THE MOONLIGHT Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 15 dicembre 2014
 
di Woody Allen, con Colin Firth, Emma Stone, Marcia Gay Harden, Hamish Linklater (Stati Uniti, 2014)
 
La ragione e l'illusione, la magia del prestidigitatore e il soprannaturale della graziosa (e finta?) medium. Come volete che finisca un film (e siamo al 43esimo) di Woody Allen, se non con un innamoramento?

Romantico e pessimista, MAGIC IN THE MOONLIGHT deve parte del suo interesse al fatto di essere all'esatta immagine del proprio autore. Depresso, realista e un filo cinico, Woody Allen assomiglia a quel Colin Firth, illusionista del film che ha in odio coloro che si spacciano di conversare con i defunti. Pure romantico però, o perlomeno fiducioso nel potere di quella magia della luce che è in ogni cineasta, non è molto dissimile da colui che arrischia di arrendersi al fascino e al sogno impersonato dalla giovane Emma Stone (la piacevole sorpresa del film). O, piuttosto, di un'altra illusione: se è vero, come dichiara il disincantato regista, che  il protagonista non rinuncia di certo alla propria visione realista dell'esistenza: ma impara a riconoscere ed apprezzare i passaggi di tregua e di piacere offerti dalla vita, senza i quali ci suicideremmo subito.

Concepito con l'abituale intelligenza, ambientato con eleganza nella Costa Azzurra degli Anni Venti, acuto e divertente in quelle tipologie alla Scott Fitzgerald, splendente nella fotografia dorata di un grande Darius Kohndji (uno dei fattori creativi della pellicola), cullato dagli echi particolarmente piacevoli degli standard jazzy cari al nostro, MAGIC IN THE MOONLIGHTt non ci priva e si esalta di tutti quei fraintendimenti umoristici, garbati o impertinenti che hanno fatto grande la commedia americana dei Grant, Tracy, Hepburrn. Eppure qualcosa (la malinconia dell'autore che affiora dalla trama spensierata?) non permette questa volta di agguantare la miracolosa precisione nei ritmi, la puntualità esilarante o spregiudicata dei dialoghi, l'annotazione spigliata e feroce dei dettagli di quei capolavori. Leggero, come sempre: ma privo dell'originalità magistrale di LA ROSA PURPUREA DEL CAIRO nello stravolgere storie sempre uguali dove, come dice Woody, "all'inizio un tipo e la ragazza si detestano, e poi finiscono per mettersi assieme".

Meglio felici nell'illusione che disperati nella verità, sembra concludere l'arrogante, impeccabile Colin Firth protagonista. MAGIC IN THE MOONLIGHT è meno rabbioso e incisivo dello splendido BLUE JASMINE che lo ha preceduto. Ma è nato sotto una diversa stella: è una delicata confessione sui limiti dell'artista quasi ottantenne che si rivela con forse furba, ma commovente sincerità. Quanto meglio poterlo fare filmando l'illusione, piuttosto che sdraiato dallo psichiatra .


   Il film in Internet (Google)

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