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I FANTASMI D'ISMAEL
(LES FANTOMES D'ISMAEL)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 20 maggio 2017
 
di Arnaud Desplechin, con Mathieu Amalric, Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg (Francia, 2017)
 

Dell’universo raffinato di Arnaud Desplechin è rimasto il ricordo di Trois souvenirs de ma jeunesse, una delle sue opere più affascinanti. Un riandare autobiografico fino ai tempi dell’adolescenza in un film somma, una riflessione sull’impossibilità di concretizzare la propria felicità che si espande in modo sovrano in una infinità di quadri, di ambienti, musiche. Atteso come una consacrazione di questa maturità espressiva (al quale Cannes ha sbagliato nel concedere il ruolo dalle esigenze anche popolari di apripista) Les fantômes d’Ismael ha mostrato i limiti di una presunta egemonia autoriale del cineasta nel cinema francese. In una storia che inizia come un frenetico film di spionaggio per trasformarsi, nell’ambizione del riferimento esplicito alla “donna che visse due volte” dell’incomparabile Vertigo, in una melanconica ballata amorosa. Dal capolavoro hitchcockiano Desplechin ha estratto anche il nome della protagonista, Carlotta, per affidarla a una Marion Cotillard, qui meno a suo agio del solito. E’ lei la moglie scomparsa (deceduta?) che riappare dopo 20 anni a risollevare sentimenti e libido di Mathieu Amalric, regista che ora convive con una Charlotte Gainsbourg (al meglio delle sue prestazioni), sopravvivendo alle angosce di probabile vedovo a colpi tradizionali whisky e sigarette.

Lo strano, più che veramente metafisico ménage a tre vive a Noirmoutier: il che permette all’autore di omaggiare un’altra isola, la Farö di Ingmar Bergman. Carlotta danza su musica e parole di Bob Dylan; ma è ormai tempo di cambiare (qualcuno dice genialmente) di genere e ambiente. Il regista ritorna agli appelli di uno suocero scampato alla Shoah e chiamato Bloom come chez Joyce. La spia dal doppio gioco iniziale interpretata da Louis Garrel si accoppia con Alba Rohrwacher, per ricordarci che pure di un thriller si trattava. Il regista spara su un produttore ferendolo per davvero con una pistola posticcia; mentre, accarezzando un grande dipinto di Pollock, si disserta nel frattempo di prospettive, accostando i Coniugi Arnolfini di Van Eick all’Annunciazione del Beato Angelico.

Labirinto esistenziale anche sofferto, Les fantomes d'Ismael merita meglio di un’analisi spietata delle proprie ambizioni; senza dimenticare che la versione presentata a Cannes è stata decurtata di 20 minuti da quella voluta dall’autore.  Desplechin rimane maestro nel cogliere certi istanti folgoranti delle atmosfere come dell’intimo dei suoi attori-complici. Ma, se alimenta la propria ispirazione nel disordinato intrigo esistenziale dei suoi personaggi, finisce per risultarne forzatamente vittima.

 


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