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  Stampa questa scheda Data della recensione: 25 maggio 2012
 
di Carlos Reygadas, con Adolfo Jimenez Castro, Nathalia Acevedo and Willebaldo Torres (Messico, 2012)
 
E' dal 2001 del piu' che sorprendente JAPON che il messicano è tra gli habitués garantiti di libero accesso a Cannes. Talvolta con opere altrettanto fuori dalle consuetudini e di notevole valore (il che non costituisce la regola fra le all stars che occupano i cartelloni della Croisette), ma stavolta con una delle maggiori prese per i fondelli dell'edizione 2012.

Forse perché' convinto che oscuri (ma parzialmente geniali) oggetti del desiderio cinefilo come Weerasethakul o Sokurov s'impongono a Cannes o Venezia, eccolo rifare una specie di TREE OF LIFE dei poveri. Conforme al modello per il desiderio di inserire delle scene del privato famigliare in uno spezzatino cosmico; spaventosamente prive di significato per un malcapitato spettatore alla ricerca di un briciola di nesso logico nelle trovate del nostro.

Impossibili ovviamente da raccontare, le immagini (a dire il vero soprattutto i suoni) talora anche di per se' stesse avvincenti della pellicola errano da un terreno di rugby ridotto a savana nel quale pascolano cani e piu appropriati bovini, allo stesso spazio rimesso a nuovo con tanto di collegiali britannici in divisa. Oppure, da una sauna nella quale la protagonista trova infine abbondante soddisfazione sessuale in sale chiamate Duchamp e Hegel, alla sequenza finale, con un non meglio identificato individuo che si stacca improvvisamente la testa. Risate e noia, da qualcuno definito surrealismo.


   Il film in Internet (Google)

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