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THE PRESTIGE
(THE PRESTIGE)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 7 gennaio 2007
 
di Christopher NOLAN, con Hugh Jackman, Christian Bale, Michael Cayine, Scarlett Johansson, Rebecca Hall, Piper Perabo, David Bowie (Stati Uniti, 2006)
 

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Lotta di maghi nella Londra dell'epoca vittoriana. Detto cosi sembra una faccenda non proprio indispensabile. Ma nel film del sempre più coinvolgente Christopher Nolan la rivalità per inventare i trucchi più abili si arrampica per sentieri sempre più ardui. Subito, un incidente mortale che non solo muta l'amicizia fra i due giovani apprendisti del gioco di cui al titolo in feroce antagonismo; ed il rito divertito dell'illusione in un dramma dalle connotazioni più profonde. In una riflessione infinitamente più stimolante su cosa intendiamo per vero e per falso. Oppure, se preferite, su quella già più esistenzialmente concreta: se per conquistare il vero occorra forzatamente passare attraverso il falso. Cosi, la vita sarà un'illusione, certo. Ma è pure una realtà. E' non a caso, allora, che i due antagonisti di THE PRESTIGE partono e lottano con armi diseguali: già per il fatto di essere l'uno nobile ed economicamente privilegiato, di estrazione popolare l'altro, costretto a sgomitare per sbarcare il lunario. Il trucco e la credulità sono di conseguenza espedienti inevitabili, ereditati dai tempi bui dell'umanità; mentre la soluzione è nel raziocinio della scienza che si affaccia in quella fine Ottocento sotto forma di nuovi marchingegni elettrici messi a disposizione degli illusionisti ? Nulla di più sicuro: se è vero che anche l'energia magnetica si dimostrerà altrettanto infida da usare, ed incapace di risolvere quella sfida sul “trasporto umano” che divide (oltre, dimenticavamo, l'amore: con una Scarlett Johansson, molto più significativa che con il Woody Allen di SCOOP, che fa la spola fra i due campi) i due contendenti.

Un'arte che nasce dall'uso dell'illusione è ovviamente il cinema. E l'autore di un poliziesco intrigante anche se abusato di flashback come MEMENTO, o di un altro noir ad incastro facilitato dalla magia di un immenso Al Pacino come INSOMNIA deve naturalmente metterci del suo; a cominciare dalla sceneggiatura che firma assieme al fratello Jonathan Nolan. E qui iniziano certi guai di un film del quale dobbiamo salutare il non conformismo e le ambizioni del tema, la qualità delle immagini e dell'interpretazione (prima fra tutte quelle di un intramontabile Michael Caine): parzialmente guastata dal troppo pieno di qualcuno che finisce inevitabilmente per sprecarsi nel convincerci di essere il più bravo, in tutta una serie di avanti ed indietro, di incastri temporali e spaziali sciaguratamente controproducenti. Ovvio che non si tratta di invocare progressioni drammatiche lineari. Ma un conto è costruire ricorrenze e giochi ad incastro che rafforzino i significati grazie all'armonia della loro logica (si pensi al BABEL di Inarritu); altro è sommare ai trucchi sui quali si disquisisce quelli che arrischiano di scappare di mano nella manipolazione cinematografica.

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Wizards' fight in Victorian London. Said in this way it seems a matter not really indispensable. But in the film of the increasingly engaging Christopher Nolan the rivalry to invent the most skillful tricks climbs ever more difficult paths. Immediately, a fatal accident that not only changes the friendship between the two young apprentices of the game referred to in the title into fierce antagonism; and the amused ritual of illusion into a drama with deeper connotations. In an infinitely more stimulating reflection on what we mean by true and false. Or, if you prefer, on the already more existentially concrete one: whether to conquer the true it is necessary to forcibly pass through the false. Thus, life will be an illusion, of course. But it is also a reality. It is not by chance, then, that the two antagonists of THE PRESTIGE leave and fight with unequal weapons: already for the fact of being one noble and economically privileged, of popular extraction the other one, forced to scram to make ends meet. The trick and the credulity are consequently inevitable expedients, inherited from the dark times of the humanity; while the solution is in the reasoning of the science that appears in that end of the nineteenth century in the form of new electric devices made available to the illusionists? Nothing is more certain: if it is true that even magnetic energy will prove to be just as treacherous to use, and unable to solve that challenge on human transport that divides (beyond, we forgot, love: with a Scarlett Johansson, much more significant than with the Woody Allen of SCOOP, which goes back and forth between the two fields) the two contenders.

An art born from the use of illusion is obviously cinema. And the author of an intriguing detective story, even if abused by flashbacks such as MEMENTO, or another interlocking noir facilitated by the magic of an immense Al Pacino such as INSOMNIA, must naturally put his own spin on it; starting with the screenplay he signs with his brother Jonathan Nolan. And here begin some trouble of a film whose non-conformism and ambitions of the theme, the quality of the images and the interpretation (first of all those of a timeless Michael Caine): partially spoiled by the overflow of someone who inevitably ends up wasting himself in convincing us that he is the best, in a whole series of back and forth, of time and space joints unfortunately counterproductive. Of course it is not a question of invoking dramatic linear progressions. But it is one thing to build recurrences and interlocking games that strengthen the meanings thanks to the harmony of their logic (think of Inarritu's BABEL); it is another to add to the tricks on which those who risk to get out of hand in the cinematic manipulation are unravelled.

 

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