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INCEPTION Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 4 ottobre 2010
 
di Christopher NOLAN, con Leonardo DiCaprio, Marion Cotillard, Ken Watanabe (Stati Uniti, 2010)
 

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Evidentemente, l'inglese Christopher Nolan è maestro nell'arte della manipolazione delle immagini; evidentemente, siamo più che pronti ad ammirare la sua ambizione smisurata. Quella che consisteste nel farci riflettere e, verrebbe da dire, malgrado l'evidenza, la fisicità dei fotogrammi cinematografici su cosa intendiamo per vero e per falso. Per realtà e per sogno. Per un interrogativo dalle implicazioni che si fanno pure concrete e attuali: affinché la vita non sia semplice illusione, dobbiamo allora, per raggiungere il vero, passare forzatamente attraverso il falso?

Evidentemente, qualcuno che costruisce la propria poetica su questo tipo di fissazioni, non può che avere tutte le carte in regola per riuscire, azzardandolo in un solo colpo, questo insolito, a tratti sbalorditivo, certamente spregiudicato thriller, melodramma, film fantastico, di azione, di fantascienza. In modo altrettanto evidente, questi 150 funambolici, impegnativi, in discreta parte incomprensibili minuti di INCEPTION inducono gli spettatori frastornati alla conclusione che il regista degli intriganti MEMENTO, THE PRESTIGE e BATMAN-IL CAVALIERE OSCURO, sia rimasto impigliato nei propri tranelli.

Che sono poi gli stessi che deve affrontare il protagonista del film; ormai uno specialista in questo genere di angustie psicologiche (vedi le recenti in SHUTTER ISLAND di Scorsese): come conciliare le sottili tensioni del suspense freudiano con quelle più spiccie dell'action movie? Qui, Leonardo DiCaprio è infatti un ladro di segreti del tutto particolari, in quanto nascosti nel subcosciente degli individui: recuperarli, introducendosi nei sogni delle vittime, è il suo compito abituale. In INCEPTION, ecco il significato del titolo, gli chiedono di fare l'opposto: inculcare, percorrendo gli stessi meandri, pensieri e convincimenti; ovviamente a fini più o meno malintenzionati.

Ma come entrare allora negli inconsci dei poveretti, come penetrare nelle diverse profondità degli strati del sonno con il rischio di non poterne poi più uscire? Per non dire degli inevitabili, ulteriori rimandi che comporta un itinerario del genere che prevede il sogno nel sogno; e, ancora, il sogno del sogno nel sogno... I nostri ricorrono ad una specie di droga, inoculata con un marchingenio genere playstation ante litteram che vorrebbe forse relativizzare la faccenda. Non è tanto che, ad essere onesti, Nolan non è il primo a pensarci (ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, EXISTENZ, tanto per citarne due), ma che qui le cose finiscono per risolversi alla vecchia maniera, cazzotti e mitragliate, sgommate d'auto e pensate su come far precipitare l'ascensore.

Grande giocoliere (uno dei suoi film più curiosi rimane quello sui maghi vittoriani, THE PRESTIGE), Nolan ha concepito il suo film a metà strada fra astrazione e concretezza, l'indimenticabile PROVIDENCE di Resnais e INDIANA JONES. Notoriamente goloso degli andirivieni nello spazio e nel tempo (l'inizio del film, in questo senso è, a seconda dei gusti, inarrivabile o precocemente destabilizzante) ringiovanisce ed invecchia, capovolge le prospettive (Parigi che si piega su sè stessa è in effetti impagabile) e si prende gioco delle leggi di gravità. Grava la coscienza del suo eroe di sensi di colpa non indifferenti (ha perso la comprensibilmente vendicativa consorte Marion Cotillard volendole costruire un universo eccessivamente sepolto negli strati infantili dell'inconscio); e, in attesa di restituirlo ai suoi bimbi, che lo attendono a domicilio, lo fa inseguire da Tokyo a Mombasa, Parigi, Londra e Los Angeles.

Molti, incantati da tanta esuberanza, citano i riferimenti a Kubrick (i rimandi alle sequenze oniriche finali di 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO) o a Cronenberg; più che altro, in un finale piuttosto appiccicato con i protagonisti che discendono sciando fra le vette innevate, si pensa a James Bond. Forse geniale e sicuramente spropositato INCEPTION, più che di un indiscutibile visionario avrebbe bisogno di uno sceneggiatore ragionevolmente misurato. Allora, la sua più che benvenuta spregiudicatezza potrebbe mutarsi in tutta la poesia e la commozione alle quali ambisce.

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Evidently, the Englishman Christopher Nolan is a master in the art of image manipulation; evidently, we are more than ready to admire his boundless ambition. That which consisted in making us reflect and, one might say, despite the evidence, the physicality of cinematographic frames on what we mean by true and false. For reality and for dreams. For a question with implications that are also concrete and current: in order for life not to be a mere illusion, must we then, in order to reach the true, forcibly pass through the false?

Evidently, someone who constructs his or her own poetics on this type of fixation, can only have all the credentials to succeed, risking it in a single stroke, this unusual, at times astounding, certainly unscrupulous thriller, melodrama, fantasy film, action, science fiction. Just as clearly, these 150 tightrope walkers, demanding, incomprehensible minutes of INCEPTION, lead dazed spectators to the conclusion that the director of the intriguing MEMENTO, THE PRESTIGE and BATMAN-IL CAVALIERE OSCURO, has been caught in his own trap.

These are the same ones that the protagonist of the film has to face; by now a specialist in this kind of psychological anxiety (see the recent ones in Scorsese's SHUTTER ISLAND): how to reconcile the subtle tensions of Freudian suspense with those of the action movie? Here, Leonardo DiCaprio is in fact a thief of very particular secrets, as they are hidden in the subconscious of individuals: recovering them, introducing himself into the dreams of the victims, is his usual task. In INCEPTION, here is the meaning of the title, they ask him to do the opposite: to inculcate, through the same meanders, thoughts and convictions; obviously for more or less malicious purposes.

But how to enter into the unconscious of the poor, how to penetrate into the different depths of the layers of sleep with the risk of not being able to leave them? Not to say of the inevitable, further references that involves such an itinerary that involves the dream within the dream; and, again, the dream within the dream... Ours resort to a kind of drug, inoculated with a playstation ante litteram genre inoculation that would perhaps want to relativize the matter. It is not so much that, to be honest, Nolan is not the first one to think about it (ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND, EXISTENZ, just to name two), but that here things end up resolving themselves the old-fashioned way, punches and machine guns, car skidding and thinking about how to crash the elevator.

A great juggler (one of his most curious films remains the one about Victorian magicians, THE PRESTIGE), Nolan conceived his film halfway between abstraction and concreteness, the unforgettable PROVIDENCE by Resnais and INDIANA JONES. Notoriously greedy of the comings and goings in space and time (the beginning of the film, in this sense, is, depending on taste, unreachable or prematurely destabilizing) rejuvenates and ages, turns perspectives upside down (Paris bending over is actually priceless) and makes fun of the laws of gravity. His hero's conscience is burdened with a lot of guilt (he has lost his understandably vindictive wife Marion Cotillard, wanting to build a universe excessively buried in the infantile layers of the unconscious); and, waiting to return him to his children, who are waiting for him at home, he has him chased from Tokyo to Mombasa, Paris, London and Los Angeles.

Many, enchanted by such exuberance, cite references to Kubrick (references to the final dreamlike sequences of 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO) or Cronenberg; more than anything else, in a rather sticky ending with the protagonists descending among the snowy peaks, one thinks of James Bond. Perhaps brilliant and certainly disproportionate INCEPTION, more than an indisputable visionary would need a reasonably measured screenwriter. Then, his more than welcome unscrupulousness could change in all the poetry and emotion to which he aspires.

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