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IL CAVALIERE OSCURO - IL RITORNO
(THE DARK KNIGHT RISES)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 28 agosto 2012
 
di Christopher NOLAN, con Christian Bale, Tom Hardy, Michael Caine, Anne Hathaway, Gary Oldman, Joseph Gordon-Levitt, Marion Cotillard, Morgan Freeman (Stati Uniti, 2012)
 

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E' ritornato Batman, e abbiamo perso il conto delle volte. Anche se al cinema ce ne sono stati vari, di Batman ne rimane uno solo. Unico, fra i tanti giustizieri dei quali l'America ha sempre bisogno: perché umano, e quindi fragile e identificabile, malgrado la maschera che ora gli mandano anche in pezzi quando fa a botte. Nulla a che vedere con altri eroi, come quell'invulnerabile di un Superman, dotato di poteri soprannaturali perché se la cavi in ogni situazione.

Sullo schermo, però, il pipistrello è mutato: c'è stato quello debitore del celebre cartoon di Bob Kane del 1939, ma rivisto oltre 20 anni fa dalle fiabe gotiche e autoironiche dei capolavori di Tim Burton. Poi, quello degli anni Novanta, sproloquiato dagli effetti speciali di Joel Schumacher (BATMAN FOREVER e BATMAN & ROBIN). Infine, dal 2005, l'era Christopher Nolan: BATMAN BEGINS con la nascita di Bruce Wayne, il milionario dalla doppia faccia e le sue sempre più seriose preoccupazioni legate al mondo contemporaneo, e IL CAVALIERE OSCURO (2008) segnano l'avvento del cineasta dall'ambizioso magistero registico, costruito su sceneggiature sempre più elaborate (qualcuno dirà fumose), coniugate assieme al fratello Jonathan.

Qualcosa di progressivamente stravolto rispetto alle versioni divertite, grottesche e idealiste del passato. Dal Joker buffonesco di Jack Nicholson a quello psicopatico e perverso dello straordinario Heath Ledger, scomparso all'uscita del film, un magma spettacolare enorme e ambizioso, sempre più dark e paranoico, caotico e referenzialmente politico. Al fascino un po' bon enfant dell'uomo pipistrello in lotta con i vari e semiseri rappresentati del Male si sostituiscono, segno dei tempi, situazioni più complesse e attuali, intrecci ambigui fra il giustiziere e la polizia, la magistratura e le cosche mafiose, il terrorismo e la crisi economica.

Meno fumettistico, più nevroticamente umano, Bruce Wayne invade molti spazi di Batman; cosi, in questo IL CAVALIERE OSCURO, dopo un incipit dall'energia spettacolare che pensiona definitivamente quella dei James Bond, in una Gotham City sempre più simile a Manhattan, il miliardario impersonato da Christian Bale è in pensionamento anticipato da sette anni, zoppica, ha il mal di schiena e si appoggia ad un bastone oltre che al fedele maggiordomo Alfred (meraviglioso, commovente Michael Caine).

Il cinema di Christopher Nolan, unico fabbricante hollywoodiano di blockbusters che possa ancora permettersi lussi d'Autore, sostituisce i toni crepuscolari e le riflessioni depressive agli inutili trucchi ora in 3D, ricorre in parte per le sue strabilianti scene apocalittiche alle comparse dei bei tempi piuttosto che alle comodità digitali. Pensa insomma da regista vero; e continua a far soldi, grazie alle sue talora notevoli intuizioni e malgrado i suoi tradizionali limiti. THE DARK KNIGHT RISES abbonda delle due cose: ma dai suoi già di per sé stessi spregiudicati 164 minuti non si esce indifferenti.

Meno straniante e sottile del precedente, più impressionante nella propria dismisura, la tradizionale sovrabbondanza (o confusione) nolaniana si articola anche su riflessioni nebulose e magari anche fascisteggianti (il terribile Bane che libera gli “operai” oppressi dalla degenerazione del profitto globalizzato dopo avere disintegrato la Borsa; i metodi “finalmente” spicci per venire a capo del caos imperante). Ma anche su una serie di personaggi scolpiti alla perfezione: una meravigliosa riedizione della Catwoman interpretata dalla sinuosa Anne Hathaway, il tradizionale ma quanto accorato maggiordomo di Michael Caine, il terrore allo stato puro di Bane, nuovo Joker creato da Tom Hardy, il commissario volonteroso quanto ingenuo del fedele Gary Oldman, l'onnipresente socio di Wayne che gli inventa una strepitosa Batmobile (Morgan Freeman), il poliziotto dai metodi spicci (Matthew Modine), la dark lady Marion Cotillard in un sorprendente finale, e la rivelazione Joseph Gordon-Levitt, semplice investigatore destinato ad affiancarsi a Batman negli immancabili sviluppi a divenire.

La spettacolare giostra magmatica di Christopher Nolan, la grandiloquenza spaziale e temporale dei suoi script, la qualità del suo notevole sguardo registico soffriranno di bulimia espressiva; ma hanno il merito (in un cinema destinato alle platee immense) di non schivare l'attenzione all'attualità sociopolitica. E, al tempo stesso, alle angosce dell'intimo.

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Batman is back, and we lost count of the times. Although there have been several in the cinema, only one Batman remains. Unique, among the many vigilantes that America always needs: because he is human, and therefore fragile and identifiable, in spite of the mask that now sends him to pieces when he fights. Nothing to do with other heroes, such as the invulnerable Superman, endowed with supernatural powers because he gets by in every situation.

On the screen, however, the bat has changed: there was the one that owed the famous cartoon by Bob Kane in 1939, but revised over 20 years ago by the gothic and self-deprecating fairy tales of Tim Burton's masterpieces. Then there was the one from the 1990s, rambled on by Joel Schumacher's special effects (BATMAN FOREVER and BATMAN & ROBIN). Finally, since 2005, the Christopher Nolan era: BATMAN BEGINS with the birth of Bruce Wayne, the double-faced millionaire and his increasingly serious concerns about the contemporary world, and THE DARK KNIGHT (2008) mark the advent of the ambitious filmmaker, built on increasingly elaborate screenplays (some would say smoky), combined with his brother Jonathan.

Something progressively distorted compared to the amused, grotesque and idealistic versions of the past. From Jack Nicholson's clownish Joker to the psychopathic and perverse one of the extraordinary Heath Ledger, who disappeared at the release of the film, an enormous and ambitious spectacular magma, increasingly dark and paranoid, chaotic and referentially political. The somewhat bon enfant charm of the bat man in battle with the various and semi-serious representatives of Evil is replaced, a sign of the times, by more complex and current situations, ambiguous plots between the vigilante and the police, the judiciary and the Mafia gangs, terrorism and the economic crisis.

Less comic book, more neurotically human, Bruce Wayne invades many spaces of Batman; so, in this THE DARK Rider, after an incipit of spectacular energy that definitively retires that of James Bond, in a Gotham City more and more similar to Manhattan, the billionaire impersonated by Christian Bale is in early retirement for seven years, limping, has back pain and leans on a stick in addition to the faithful butler Alfred (wonderful, moving Michael Caine).

The cinema of Christopher Nolan, the only Hollywood blockbuster manufacturer who can still afford author's luxuries, replaces twilight tones and depressive reflections with useless tricks now in 3D, and partly uses good old-fashioned extras rather than digital conveniences for its stunning apocalyptic scenes. In short, he thinks like a real director; and continues to make money, thanks to his sometimes remarkable intuitions and despite his traditional limitations. THE DARK KNIGHT RISES abounds of the two: but from his already unscrupulous 164 minutes one does not come out indifferent.

Less alienating and subtle than the previous one, more impressive in its immeasuracy, the traditional Nolan overabundance (or confusion) is also articulated on nebulous and perhaps even fascist reflections (the terrible Bane that frees the oppressed workers from the degeneration of globalized profit after having disintegrated the Stock Exchange; the methods finally quick to come to terms with the prevailing chaos). But also on a series of characters sculpted to perfection: a marvelous re-edition of Catwoman played by the sinuous Anne Hathaway, Michael Caine's traditional butchered butler, the pure terror of Bane, the new Joker created by Tom Hardy, the willing and naive commissioner of the faithful Gary Oldman, Wayne's ubiquitous partner who invented him an amazing Batmobile (Morgan Freeman), the policeman with the quick methods (Matthew Modine), the dark lady Marion Cotillard in a surprising finale, and the revelation Joseph Gordon-Levitt, a simple investigator destined to join Batman in the inevitable developments to become.

Christopher Nolan's spectacular magmatic merry-go-round, the spatial and temporal grandiloquence of his scripts, the quality of his remarkable directorial gaze will suffer from expressive bulimia; but they have the merit (in a cinema destined for immense audiences) of not dodging attention to sociopolitical current affairs. And, at the same time, to the anguish of the intimate.

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