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GLASS Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 24 gennaio 2019
 
di M. Night Shyamalan, con James McAvoy, Bruce Willis, Samuel L. Jackson, Sarah Paulson (Stati Uniti, 2018)

Ottenibile in DVD/Blu-ray o tramite VOD/streaming ecc.

 

Glass è un film complicato, forse ad immagine della locandina che ne mostra i suoi (ottimi, oltre che celebri) protagonisti dispersi sui frammenti di un vetro infranto. Tentando di tradurlo nel modo più semplice diciamo che quest’ultimo capitolo della trilogia diventata dei supereroi, iniziata da M. Night Shyamalan con Unbreakable -Il predestinato nel 2000 e ripresa nel 2016 di Split rappresenta la conferma di qualcosa di ovvio ma ancora di travisato.

Di quanto, cioè, il cinema si costruisca su una regia, una visione, destinata ad alimentare il gioco degli attori, ad inserirli all’interno di uno sfondo significativo; questo, quasi sempre partendo da un’idea primaria, da una scrittura chiamata sceneggiatura.

Ora, dalle immagini dell’ultimo film di Shyamalan, s’intuisce una volta ancora di come egli possa essere considerato, potenzialmente, quel grande regista accolto ai suoi inizi. Ma, nel contempo, di quanto pretenziosa e in definitiva impossibile da condurre in porto fosse la sceneggiatura di Glass.

Glass nasceva da una scommessa stimolante. Quella di concludere in modo coerente due film che l’avevano receduto; e che avevano rappresentato una sorta di rivincita nella carriera di qualcuno celebrato attorno agli anni Duemila come la versione moderna dell’ultimo dei romantici del cinema americano. Di un autore condotto sulle ali dal grande successo popolare dell’horror-fantastico-metafisico avviato dal suo ll sesto senso (1999); ma che appariva ormai sulla china discendente.

Ora, per concludere la trilogia, Shyamalan ricorre  più che utilmente ai suoi supereroi: David Dunn (Bruce Willis), il giustiziere che circola in incognito per le strade di Filadelfia, in agguato di capitare infine su Kevin Crumb (James McAvoy): lo schizofrenico dalle ventitré identità, specialista in adolescenti, protagonista di Split. I due finiranno com’è d’altronde normale, in un ospedale psichiatrico: nel quale, però, vegeta da 19 anni l’”uomo di vetro”, Elijah Price (Samuel L. Jackson), il terzo, forse il più micidiale dei presunti superdotati.

L’incontro fra questi fenomeni, brillantemente interpretati, costituiva in effetti una sintesi osata e intelligente della trilogia: che avvince per mezz’ora, grazie agli stimoli di una regia sempre originale e creativa, tesa a raggirare le convenzioni della progressione drammatica, a prendersi gioco dei preconcetti sulla continuità, a porre degli interrogativi allo spettatore.

Ma il gioco dura poco. Cresce il personaggio fino allora silenzioso di Jackson, e si sfarina utilmente quello ripetitivo e comunque ingombrante di McAvoy; ma è allora la scrittura del film s sfaldarsi, a debordare in fumose riflessioni dialogate in presenza della legnosa psicologa di turno, prima di avviarsi finalmente ai diversi (sic) epiloghi. Uno dei quali anche particolarmente riuscito; ma quando ormai troppo era diventato troppo.

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