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INTERSTELLAR Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 17 novembre 2014
 
di Christopher NOLAN, con Matthew McConaughey, Anne Hathaway , Bill Irwin, Casey Affleck, Ellen Burstyn, Jessica Chastain, Matt Damon, Michael Caine (Gran Bretagna - Stati Uniti, 2014)
 

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Ambiziosissimo, sapiente, e un pò troppo lungo; per i più frettolosi, l'atteso INTERSTELLAR del genialoide quanto debordante Christopher Nolan può essere riassunto a quel modo. Nei 150 minuti di INCEPTION (2010), che già definivamo funambolici, impegnativi e in discreta parte incomprensibili il regista inglese  indubbiamente un maestro nella manipolazione delle immagini  sceglieva di indirizzarle all'interno dei personaggi: Leonardo DiCaprio era infatti un ladro del tutto particolare, che si introduceva nel subcosciente delle vittime per carpire i segreti custoditi nei loro sogni. Al contrario, in INTERSTELLAR, il mistero è tutto proiettato verso un altro spazio infinito, ma esterno: tre pianeti da esplorare per verificarne l'abitabilità, sui quali trasferire in seguito gli abitanti di una Terra dalle risorse ormai prosciugate. Uno spazio misterioso e utopistico, situato in un'altra galassia, raggiungibile eventualmente attraverso un buco nero, grazie a una falla spaziotemporale (wormhole, la definiscono gli scienziati), sfidando rischi gravitazionali del tutto ignoti. Per motivi non proprio evidenti, a responsabile di quella sorta di roulette russa viene scelto un ex pilota (Matthew McConaughey), spregiudicato collaudatore della NASA, da tempo riciclatosi però nell'agricoltura: in un Texas nel quale il film penetra a lungo, quasi a misura di quei campi di granoturco ormai minacciati da polveri pestilenziali, di uno spazio a perdita d'occhio, mitico, segnato da fattorie, armi e bandiere stellate, caro a John Steinbeck (e Terence Malick).

Per compiere la propria odissea, l'eroe dovrà abbandonare la sua famiglia, in particolare la figlioletta di dieci anni che rivedremo nelle vesti sempre gradite di Jessica Chastain: l'inconveniente notorio in quei casi essendo quello di ritrovarsi adulti e addirittura novantenni all'eventuale ritorno dei viaggiatori dallo spazio. Per risapute che siano, sono proprio queste riflessioni sul tempo e lo spazio, sull'amore e il ricordo che intervengono a mitigare quelle condizioni crudeli, alla base delle sequenze più riuscite, toccanti e ispirate di INTERSTELLAR. Nolan ha dimostrato fino dal suo primo, amnesiaco e deviante MEMENTO (2000) di sapersi destreggiare con diabolica anche se talora confusa maestria fra quegli elementi: ma qui riesce a tradurre i rapporti intimi e affettivi con dei genuini accenti di verità.

Paradossalmente, in un film che ambisce a confrontarsi con capolavori fantascientifici come 2001:ODISSEA NELLO SPAZIO o SOLARIS, queste tensioni tendono a stempararsi man mano si abbandona la buona vecchia Terra con le sue collaudate emozioni. Per affrontare l'ignoto, lo smarrimento che di recente GRAVITY illustrava mirabilmente. Colpa di una sceneggiatura che forse andava un pò prosciugata (i minuti sono ora diventati 169), un'invenzione drammaturgica a tratti latitante, certe encomiabili pretese filosofiche o metafisiche che possono irritare, la grandiloquenza delle musiche di Hans Zimmer.

Ciò malgrado, INTERSTELLAR rimmarrà nel tempo per l'indiscusso fascino di molte sue immagini.; meglio, di una loro precisione scientifica, sconosciuta finora al cinema di finzione. Ottenuta grazie alla collaborazione dell'astrofisico statunitense Kip Thorne e le teorie sulla possibilità di viaggiare fra i diversi sistemi solari. Al virtuosismo di Nolan bisogna riconoscere la volontà ammirevole di voler fondere il blockbuster popolare alla riflessione del film d'autore. Chiedere che le scorciatoie spazio-temporali di Thorne fossero tradotte in un'equivalente concisione cinematografica da parte dell'impetuoso Christopher Nolan era forse troppo.

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Very ambitious, wise, and a little too long; for the more hasty, the long-awaited INTERSTELLAR of the brilliant and overflowing Christopher Nolan can be summed up in that way. In the 150 minutes of INCEPTION (2010), which we already defined as tightrope walking, challenging and quite incomprehensible, the English director, undoubtedly a master in the manipulation of images, chose to direct them within the characters: Leonardo DiCaprio was in fact a very particular thief, who introduced himself into the subconscious of the victims to seize the secrets kept in their dreams. On the contrary, in INTERSTELLAR, the mystery is all projected towards another infinite but external space: three planets to be explored in order to verify their habitability, on which the inhabitants of an Earth with dried up resources can be later transferred. A mysterious and utopian space, located in another galaxy, possibly accessible through a black hole, thanks to a space-time fault (wormhole, scientists call it), defying completely unknown gravitational risks. For reasons not exactly obvious, a former pilot (Matthew McConaughey) is chosen to be in charge of that sort of Russian roulette. He is an unscrupulous NASA test driver, but he has been recycled in agriculture for a long time: in a Texas where the film penetrates for a long time, almost to the measure of those corn fields now threatened by pestilential dust, of a space as far as the eye can see, mythical, marked by farms, weapons and star flags, dear to John Steinbeck (and Terence Malick).

To carry out his own odyssey, the hero will have to abandon his family, in particular the little daughter of ten years that we will see again in the always welcome clothes of Jessica Chastain: the notorious inconvenience in those cases being that of finding himself adults and even ninety years old at the eventual return of travelers from space. As we know, it is precisely these reflections on time and space, on love and memory that intervene to mitigate those cruel conditions, at the basis of the most successful, touching and inspired sequences of INTERSTELLAR. Since his first amnesiac and deviant MEMENTO (2000), Nolan has shown to know how to juggle with diabolical even if sometimes confused mastery among those elements: but here he manages to translate intimate and affective relationships with genuine accents of truth.

Paradoxically, in a film that aspires to confront science fiction masterpieces such as 2001:ODISSEA NELLO SPAZIO or SOLARIS, these tensions tend to fade as you leave the good old Earth with its proven emotions. To face the unknown, the bewilderment that recently GRAVITY admirably illustrated. Blame for a script that was perhaps a little drained (the minutes have now become 169), a dramaturgical invention at times fugitive, certain praiseworthy philosophical or metaphysical pretensions that can irritate, the grandiloquence of Hans Zimmer's music.

In spite of this, INTERSTELLAR will remain in time for the undisputed fascination of many of his images; better than their scientific precision, unknown until now to fictional cinema. Obtained thanks to the collaboration of the American astrophysicist Kip Thorne and the theories on the possibility to travel between different solar systems. To Nolan's virtuosity we must recognize the admirable will to merge the popular blockbuster with the reflection of the auteur film. To ask that Thorne's space-time shortcuts be translated into an equivalent cinematic conciseness by the impetuous Christopher Nolan was perhaps too much.

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