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BATMAN - IL CAVALIERE OSCURO
(THE DARK KNIGHT)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 14 settembre 2008
 
di Christopher NOLAN, con Christian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman, Michael Caine, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhaal, Morgan Freeman (Stati Uniti, 2008)
 

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Ormai l'abbiamo capito (anche perché le versioni sono una decina), c'è Batman e Batman. C'è stato quello debitore del celebre cartoon, ma rivisto dall'universo fiabesco e delirante, così gotico da ricordare il mitico METROPOLIS, dei capolavori di Tim Burton di quasi vent'anni fa. Poi, quello tutto da dimenticare degli anni Novanta, sproloquio da effetti speciali e videoclip di Joel Schumacher (BATMAN FOREVER e BATMAN & ROBIN).

Ed ora l'atto secondo, dopo BATMAN BEGINS nel 2005, dell'inglese autore di MEMENTO e di THE PRESTIGE. Di qualcuno, cioè, capace di districarsi con notevole perizia registica su delle sceneggiature complesse, coniugate assieme al fratello Jonathan sui temi da sempre affascinanti del doppio, decostruiti e messi in parallelo nel tempo e nello spazio.


Dalla collaborazione dei due Nolan nasce così qualcosa di stravolto rispetto alle versioni divertite, grottesche, quasi idealiste del passato: dal Joker buffonesco di Jack Nicholson si passa a questo abissalmente, psicopaticamente perverso, incarnato da uno straordinario Heath Ledger, scomparso nel gennaio scorso. Qualcosa di enorme (e non solo per le sue due ore e mezzo) e di ambizioso, di sempre più dark e paranoico, di caotico e referenzialmente politico. Dove alla semplicità primitiva dello scontro fra l'uomo pipistrello nascosto dietro le sembianze del miliardario Bruce Wayne e il più o meno serioso rappresentante del Male, si è sostituita l'ambiguità di una situazione più complessa e attuale: fatta di alleanze, spesso controproducenti, fra il giustiziere, la polizia e la magistratura. Dove la lotta contro la Mafia che manovra il Joker riflette fin troppo evidentemente il terrorismo che tenta di combattere l'America del dopo undici settembre.


Gioco di specchi, come sempre nel cinema di Christopher Nolan, fra tante identità contraddittorie (dagli antagonisti di sempre al procuratore dal viso sfigurato solo a metà, alla moneta con due teste ma nessuna croce), che avrebbe potuto risolversi in pura astrazione; il film è al contrario immerso nel realismo di un ambiente come scolpito nelle geometrie di New York (in effetti Chicago, dov'è stato girato). Uno sguardo da documentarista, ma sugli effetti della vertigine.

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By now we have figured it out (also because the versions are a dozen), there is Batman and Batman. There was the one that owed the famous cartoon, but revised by the fairy-tale and delirious universe, so gothic to remember the mythical METROPOLIS, Tim Burton's masterpieces of almost twenty years ago. Then, the one to forget about the nineties, special effects and video clips by Joel Schumacher (BATMAN FOREVER and BATMAN & ROBIN).

And now the second act, after BATMAN BEGINS in 2005, by the English author of MEMENTO and THE PRESTIGE. Someone, that is, able to extricate himself with remarkable directing skill on complex screenplays, combined with his brother Jonathan on the always fascinating themes of the double, deconstructed and put in parallel in time and space.

From the collaboration of the two Nolans, something distorted with respect to the amused, grotesque, almost idealistic versions of the past was born: from Jack Nicholson's clownish Joker to this abyssal, psychopathically perverse one, embodied by an extraordinary Heath Ledger, who passed away last January. Something enormous (and not only for his two and a half hours) and ambitious, increasingly dark and paranoid, chaotic and referentially political. Where the primitive simplicity of the clash between the bat man hidden behind the semblance of the billionaire Bruce Wayne and the more or less serious representative of Evil has been replaced by the ambiguity of a more complex and current situation: made of alliances, often counterproductive, between the vigilante, the police and the judiciary. Where the fight against the Mafia that maneuvers the Joker reflects all too evidently the terrorism that tries to fight America after September 11.

A game of mirrors, as always in Christopher Nolan's cinema, among many contradictory identities (from the usual antagonists to the prosecutor with a face only half disfigured, to the coin with two heads but no cross), which could have resulted in pure abstraction; on the contrary, the film is immersed in the realism of an environment as if sculpted in the geometries of New York (in fact Chicago, where it was shot). A documentary filmmaker's gaze, but on the effects of vertigo.

 

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