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NOME DI DONNA Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 11 marzo 2018
 
di Marco Tullio Giordana, con Cristiana Capotondi, Valerio Binasco, Stefano Scandaletti (Italia, 2017)
 

A Marco Tullio Giordana, del quale si finisce sempre per citare La meglio gioventù, il suo film più riuscito condensato di una saga televisiva di sei ore, bisogna perlomeno riconoscere la generosità. Ed è cosa fatta per questa storia di Nina, interpretata dalla fresca Cristiana Capotondi: che subisce le tradizionali avances da parte del proprio datore di lavoro, prima di accorgersi che le stesse molestie erano state gestite differentemente dalla stragrande maggioranza delle sue colleghe di lavoro.

Il guaio di Nome di donna è in parte quello di giungere in zona #MeToo a tempo non di certo scaduto, ma da affinare. Gli intenti del regista, dopo sei anni di assenza dagli schermi, dei responsabili della sceneggiatura sono ovviamente lodevoli; ma tutto si sconta, vecchio discorso, nel momento di metterli in pratica. Di tradurli nella qualità di uno sguardo; e quello di Nome di donna è onesto quanto stanco.

Giordana ha fatto le sue cose migliori quando si è chinato, come in La meglio gioventù, sulla storia dell’Italia del dopoguerra; qui, a dispetto di una bella ambientazione nell’Italia settentrionale, s’intrappola ben presto in un’inchiesta sbrigativamente televisiva. In un lungo finale processuale, scontato come la tenuta delle avvocatesse: scioccamente modaiola quella che difende il molestatore e gli affini, sciolta e discreta quella dell’eroina.


   Il film in Internet (Google)

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