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GIRL Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 2 dicembre 2018
 
di Lukas Dhont, con Victor Polster, Arieh Worthalter, Oliver Bodart (Belgio, 2018)

Ottenibile in DVD/Blu-ray o tramite VOD/streaming ecc.

 

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www.filmselezione.ch - 3800 reviews since 1950 at your disposal

A 15 anni Victor decide, sempre più tenacemente, di diventare Lara. Il padre, il medico, lo psicologo fanno tutto il possibile per accompagnarlo/a; in un percorso che il cinema, la letteratura e tante altre espressioni hanno già descritto. In Girl, però, accade diversamente: non fosse che per per soddisfare questa sua sempre più convinta esigenza, Lara sceglierà di accompagnarla in una disciplina già feroce, dura ed esigente di per sé stessa come quella della danza classica. C’è allora un’affermazione di Lucas Dhont, il regista ventiseienne, fiammingo di Gand al suo primo lungometraggio, che traduce perfettamente il film: "Ho presto compreso quanto il cinema potesse esercitare un effetto fisico su qualcuno".

Molti già lo avvicinano al più noto fra i cineasti precoci in circolazione, Xavier Dolan. Una scommessa forse prematura; ma nel frattempo Girl ha già conquistato non solo il premio al Miglior attore del Certain Regard per il suo invero straordinario protagonista, Victor Polster; ma pure quella Caméra d’Or destinata al miglior esordio in assoluto di Cannes che ha spesso preannunciato carriere invidiabili.

Girl è in tutti i casi un film che s’imprime nella memoria, fuori dai sentieri in parte risaputi e solitamente battuti nel suo genere. E’ un tragitto multiplo, terribilmente faticoso; ma Lucas Dhont riesce a filmarlo con una sorta di dolcezza, che non deriva soltanto dalle tinte talora dorate del suo film. Il percorso transgender, fisico e ancor più interiore, si distende cosi fra le attenzioni di un’intimità famigliare affettuosa, che benissimo riesce al regista; quanto quella, per certi aspetti più sorprendente, fra i dosaggi d’ormoni e le appropriate riflessioni psicologiche da parte del corpo medico. Tutto ciò sul tradizionale, cosi scostante passaggio dall’adolescenza all’età adulta: che Victor Polster trasmette con un’aderenza, meglio, una trasparenza, che si confonde a meraviglia nell’ambiguità del proprio riflesso. Per sfociare nella fatica più fisica ma progressivamente altrettanto invasiva di un’altra specie di transizione: quella che conduce dal sogno di una leggerezza liberatoria alla realtà massacrante degli allenamenti per diventare la prima ballerina, l’étoile.

Di una pudica trasparenza solare, ma al tempo stesso testarda intransigenza nell’indagare l’intimo, quello di Lucas Dhont e del suo interprete Victor Polster rappresenta uno degli esordi più stimolanti delle recenti stagioni.

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At the age of 15 Victor decided, more and more tenaciously, to become Lara. The father, the doctor, the psychologist do everything possible to accompany him on a journey that cinema, literature and many other expressions have already described. In Girl, however, it happens differently: were it not for the fact that in order to satisfy her ever more convinced need, Lara will choose to accompany her in a discipline already fierce, hard and demanding in itself as that of classical dance. There is then a statement by Lucas Dhont, the 26-year-old Flemish director from Ghent at his first feature film, which perfectly translates the film: "I soon realized how much cinema could exert a physical effect on someone".

Many are already bringing him closer to the best known of the early filmmakers around, Xavier Dolan. A gamble perhaps premature; but in the meantime Girl has already won not only the award for Best Actor in the Certain Regard for her truly extraordinary protagonist, Victor Polster; but also that Caméra d'Or destined for the best Cannes debut ever, which has often heralded enviable careers.

Girl is in all cases a film that is imprinted in the memory, off the beaten track in part known and usually beaten in its genre. It's a multiple journey, terribly tiring; but Lucas Dhont manages to film it with a sort of sweetness, which doesn't only come from the sometimes golden hues of his film. The transgender path, physical and even more interior, stretches out between the attentions of an affectionate family intimacy, which the director succeeds so well; as much as the one, in some ways more surprising, between the dosages of hormones and the appropriate psychological reflections by the medical body. All of this about the traditional, so inconstant passage from adolescence to adulthood: that Victor Polster transmits with a adherence, better still, a transparency, that blurs wonderfully into the ambiguity of his own reflection. To lead to the more physical but progressively as invasive fatigue of another kind of transition: the one that leads from the dream of a liberating lightness to the exhausting reality of training to become the prima ballerina, the étoile.

Of a demure sunny transparency, but at the same time stubborn intransigence in investigating the intimate, that of Lucas Dhont and his interpreter Victor Polster represents one of the most stimulating beginnings of recent seasons.

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