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I MORTI NON MUOIONO
(THE DEAD DON'T DIE)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 17 maggio 2019
 
di Jim Jarmusch, con Bill Murray, Adam Driver, Chloë Sevigny, Tilda Swinton, Tom Waits, Steve Buscemi, Danny Glover (Stati Uniti, 2019)

Nelle sale: Svizzera, Italia, Francia

 

E’ una lunga storia d’amore quella vissuta da Jim Jarmusch con Cannes. Otto selezioni dei suoi tredici film: dapprima Stranger Than Paradise, che nel 1984 gli assicura la Camera d’Oro riservata alla migliore opera prima. Poi,  Down by Law e Mistery Train, nell’86 e 89; quindi Taxisti di notte: Seguono due capolavori come Dead Man e Ghost Dog nel 1991 e il 1999. Quindi Coffee and Cigarettes che conquista la Palma del cortometraggio nel 2003 e precede il Grand Prix di Broken Flowers del 2005; per terminare con l’incantato Paterson di tre anni or sono.

Jarmusch è da sempre il regista raffinato e dall’humour distaccato, magari un po' rockettaro e modaiolo, ma segnato da un suo tocco inimitabile, che è andato imponendosi a partire da Dead Man. Quello di un cineasta che, dopo aver osservato l'estetica americana dall'esterno, quasi da raffinato turista, si è messo infine ad analizzare il Paese con i suoi abitanti. Con un'umanità che gli credevamo estranea, con la volontà di uno spirito critico.

In questo senso, con questo The Dead Don’t Die ci accorgiamo di quanto i sei anni abbiano contato dal suo film precedente, Only Lovers Left Alive (Solo gli amanti sopravvivono) in un genere apparentemente simile: ma all’interno del quale una coppia pluricentenaria di vampiri non riusciva ormai più a ritrovare il proprio amore per l’arte e per il senso del bello. Un film nel quale l’autore rivelava le proprie inquietudini nei confronti della propria epoca: sempre con un humour e un senso della misura che forse faticano maggiormente ad esprimersi ora.

The Dead Don’t Die (I morti non muoiono) vorrebbe essere, come gli era già riuscito, un horror più grottesco e disincantato che veramente inferto per inquietare. Un omaggio all’America di Centerville, la pacifica cittadina che vedremo invasa dagli zombie, i morti-viventi. Cose che non capitano a caso: ma come conseguenza delle nostre scellerate abitudini, che hanno consumato il pianeta e addirittura spostato l’asse terrestre e la calotta polare. I nostri sono alquanto rintronati, tanto è vero che il loro maggior interesse sembra consistere inizialmente nel dedicarsi alla ricerca di chardonnay e caffè, cellulari e antidepressivi; poi, si risveglieranno (ovviamente, ma nemmeno troppo) altri appetiti.

Così osserviamo quanto sta succedendo del commissariato che serve anche da obitorio, del motel vecchiotto che giustamente qualcuno nel film s’interroga se non assomigli molto a quello di Psycho, nella scuola con i ragazzini in apparenza più lucidi degli americani dell’epoca Trump che stanno loro attorno. E che dovrebbero costituire uno dei bersagli del film; prima di perdersi un poco per strada assieme a tutto il resto.

A godere finiscono allora per essere gli attori. Prima fra tutti una strepitosa Tilda Swinton (la becchina, forse di origine scozzese oppure extraterrestre, implacabile maneggiatrice di scimitarra nella decapitazione determinante degli zombie), quindi gli attoniti, ma sempre arguti poliziotti Bill Murray, Adam Driver e Chloe Sevigny. Seguiti da una parte dei geniali amiconi che Jarmusch si è sempre condotto appresso, Tom Waits, Steve Buscemi, Danni Glover, Iggy Pop, cannibale ma addict alla caffeina.

Il film avanza con loro anche a colpi di genio: come la trovata nella quale Adam Driver afferma al suo superiore di aver letto la sceneggiatura, e di sapere di conseguenza come andranno a finire le cose. Male.

La pellicola perde però una parte del proprio effetto sorpresa, mentre i riferimenti al contemporaneo si annacquano progressivamente nella loro qualità sempre raffinata. In quanto agli zombie, usciti a centinaia scansando l'erba del prato, finiscono pure loto per perdersi in sottofondo; sempre a condizione di essere sfuggiti alle decapitazioni alla Kill Bill di Tilda Swinton.


   Il film in Internet (Google)

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