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1917 Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 25 gennaio 2020
 
di Sam Mendes, con George MacKay, Dean-Charles Chapman, Mark Strong, Andrew Scott (Gran Bretagna, 2019)

Ottenibile in DVD/Blu-ray o tramite VOD/streaming ecc.

 

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Sam Mendes è un regista originale, per certi versi sottovalutato. Forse ce lo stavamo dimenticando, ma sette anni fa aveva firmato, anche per le platee più vaste quindi, uno dei migliori James Bond da sempre, Skyfall. Una sceneggiatura intelligente, una vicenda crepuscolare e nevrotica, impregnata al pari dei suoi protagonisti da sorprendenti tentazioni freudiane. Senza dimenticare che il realizzatore britannico aveva addirittura vinto un Oscar nel 1999, con American Beauty; mentre in seguito era stato autore di opere più che interessanti come Road to Perdition e Revolutionary Road.

Ora, a proposito di quest'ultimo 1917, l'errore più grossolano sarebbe quello di liquidarlo a priori con un "ancora un film sulla guerra quattordici-diciotto".  Mendes è forse partito stimolato da una scelta apparentemente "solo" tecnica ed estetica: quella di girare l'odissea di due umili caporali sommersi in quello storico mattatoio in tempo reale, senza stacchi, nel corso di un unico piano-sequenza.

Il compito (con qualche accortezza) è svolto alla perfezione, ma 1917 si affida ad un filo che non è mai banalmente tecnicistico: al contrario, si carica di una forza progressivamente emotiva e umanistica. Fino a sfociare, partito com'era in immersione nella realtà più brutalmente claustrofobica nell'astrazione, dell'idealismo, della riflessione espressiva. I due intensi protagonisti (e quasi ignoti George MacKay e Dean-Charles Chapman che viene dalla serie Games of Thrones) vengono spediti dai superiori in una missione ovviamente suicida. Percorrere solo una decina di chilometri di quel territorio scoperto: forse abbandonato dal nemico tedesco, ma ancora martoriato dai resti umani e materiali del cataclisma appena sopportato. Oltre che dalla probabile presenza di qualche cecchino imboscato. Lo scopo della missione sarà quello di prevenire un migliaio di commilitoni minacciati da un'imboscata.

Ma la sapiente ambientazione che nasce dalle elaborazioni di Roger Deakins (il grande fotografo dei fratelli Coen a partire da Burton Fink), o il commento musicale di Thomas Newman  si accostano progressivamente ai protagonisti e alle loro vicissitudini con la medesima accortezza e infinita leggerezza nell'annotazione usata dalla cinepresa di Sam Mendes per accompagnare il flusso ininterrotto degli accadimenti del film. Forse strizzando l'occhio alla dilagante tendenza fantasy in auge a Hollywood 1917 non è più allora un film realista sulla prima guerra mondiale (ammesso che lo sia mai stato): tutto, al contrario, s'inserisce in un universo fantastico, eventualmente pure debitore dell'estetica da video gioco,  che lo sguardo del regista (e del direttore della fotografia) accentuano progressivamente.

Quella disperata e non di certo inedita dipinta da 1917 diventa cosi un'impresa encomiabile, eroica e generosa; in quanto è tesa a far nascere nello spettatore l'idea di quanto sia egualmente vana e profetica. Preceduta e seguita, come sappiamo, nelle viscere di tragedie inarrestabili; dalle dimensioni, ma non dai moniti sconfinati.

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Sam Mendes is an original director, in some ways underestimated. Maybe we were forgetting, but seven years ago he signed, even for the largest audiences, one of the best James Bond ever, Skyfall. An intelligent screenplay, a twilight and neurotic story, imbued like its protagonists with surprising Freudian temptations. Without forgetting that the British director had even won an Oscar in 1999, with American Beauty, while later he was the author of more than interesting works such as Road to Perdition and Revolutionary Road.

Now, about the latter 1917, the biggest mistake would be to dismiss it a priori with a "still a film about the war fourteen-eighteen".  Mendes perhaps started off stimulated by an apparently "only" technical and aesthetic choice: that of shooting the odyssey of two humble corporals submerged in that historical slaughterhouse in real time, without detachments, in the course of a single sequence plan.

The task (with some caution) is carried out perfectly, but 1917 relies on a thread that is never trivially technical: on the contrary, it is charged with a progressively emotional and humanistic force. Up to the point where it ends, starting as it was in immersion in the most brutally claustrophobic reality of abstraction, idealism, expressive reflection. The two intense protagonists (and almost unknown George MacKay and Dean-Charles Chapman from the Games of Thrones series) are sent by their superiors on an obviously suicidal mission. To travel only about ten kilometers of that uncovered territory: perhaps abandoned by the German enemy, but still tormented by the human and material remains of the cataclysm just endured. In addition to the probable presence of some ambushed sniper. The purpose of the mission will be to prevent a thousand comrades threatened by an ambush.

But the skillful setting created by Roger Deakins (the great photographer of the Coen brothers starting with Burton Fink), or the musical commentary by Thomas Newman, progressively approach the protagonists and their vicissitudes with the same shrewdness and infinite lightness in the annotation used by Sam Mendes' camera to accompany the uninterrupted flow of the film's events. Perhaps winking at the rampant fantasy trend in vogue in Hollywood 1917, it is no longer a realistic film about the First World War (if it ever was): on the contrary, everything, on the contrary, is part of a fantasy universe, possibly indebted to the aesthetics of video games, which the look of the director (and the director of photography) progressively accentuate.

The desperate and certainly not unpublished one painted in 1917 thus becomes a praiseworthy, heroic, and generous undertaking; inasmuch as it is aimed at giving the viewer the idea of how equally vain and prophetic it is. Preceded and followed, as we know, in the bowels of unstoppable tragedies; by size, but not by endless warnings.

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