3653 recensioni a vostra disposizione!
   
 
 

CRONOFOBIA Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 27 marzo 2019
 
di Francesco Rizzo, con Vinicio Marchioni, Sabine Timoteo, Leonardo Nigro (Svizzera, 2018)

Ottenibile in DVD/Blu-ray o tramite VOD/streaming ecc.

 

Cronofobia significa paura nei confronti del tempo che scorre. Quello stato, come spiega Francesco Rizzi autore ticinese al suo primo lungometraggio, che ci impedisce di assaporare gli eventi importanti della vita: sembrano scorrerci via, senza la capacità di viverli pienamente.

Cronofobia rappresenta una delle rivelazioni più sorprendenti giunte da una piccola realtà cinematografica come quella della Svizzera Italiana. Grazie a una vicenda che il cineasta riesce a scolpire in modo estremamente significativo in uno spazio al tempo stesso reale ed astratto. Un territorio che riflette certe mitiche caratteristiche nazionali; ma che si acuisce progressivamente, perdendosi nell’anonimato delle soste autostradali, le aree di servizio, i centri commerciali.Negli ambienti notturni: quelli che maggiormente si adattano all'intimità scostante dei suoi apparentemente enigmatici protagonisti, Vinicio Marconi e Sabine Timoteo, imprescindibili, splendidi elementi portanti della vicenda.

Lui è Michael Suter, solitario e all’inizio quasi inquietante viaggiatore a bordo di un furgone nel quale passa anche le notti; quando non è intento a scrutare da lontano Anna, rinchiusa nella sua villa moderna. Due solitudini, che nulla sembrerebbe avvicinare, se non la difficile comune elaborazione di una perdita che indovineremo. Ma Cronofobia non si lascia infatti facilmente spiegare, se non nel fascino dell’attenzione per l’istante presente che gli viene donato dal taglio già consapevole della regia. E dalla scrittura della sceneggiatura, sempre di Francesco Rizzi, in collaborazione con Daniela Gambaro. O, ancora, nella lucida fotografia di Simon Guy Fässler, come nello sfondo musicale creato da Zeno Gabaglio; senza dimenticare l’intuizione dietro le quinte di qualcuno che non ha mai sbagliato un colpo come Villi Hermann, qui nelle vesti di produttore.

Nella seconda parte di quel tragitto faticoso ma sempre rigoroso verso l'accettazione, la coerenza della pellicola arrischia anche qualcosa; come nelle sequenze, forse superflue, destinate a chiarire certe esitazioni, sessuali o meno, dei protagonisti. Ma, in compenso, essa ci rivela un ulteriore segreto: il proprio debito nei confronti di Nirvana, l’affascinante poema di Charles Bukowski che Tom Waits aveva reso celebre. Del film, ci fa comprendere molte cose:

Senza troppa scelta,

completamente libero da qualsiasi meta

era solo un giovane

su un bus in North Carolina

diretto chissà dove.

ma cominciò a nevicare.

Il bus allora sostò

su un bar in collina

e i passeggeri entrarono dentro.

(…)

Il cibo era

particolarmente buono

come pure il caffè.

La cameriera non era

come le donne

che aveva conosciuto,

non se la tirava

ed emanava

un’allegria naturale.

(…)

Il giovane allora

guardò la neve

attraverso i vetri,

deciso a restare

in quel caffè per sempre.

Questa curiosa sensazione

che tutto fosse bello

e fosse sempre rimasto bello

là dentro,

lo pervase.

Poi il conducente

disse ai passeggeri

che era tempo

di risalire a bordo.

Allora il giovane pensò:

"rimarrò qui

rimarrò proprio qui."

Ma poi si alzò

e seguì gli altri

nel bus.

(…)


   Il film in Internet (Google)

Per informazioni o commenti: info@films*TOGLIEREQUESTO*elezione.ch

 
 
Elenco in ordine


Ricerca






capolavoro


da vedere assolutamente


da vedere


da vedere eventualmente


da evitare

© Copyright Fabio Fumagalli 2019