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A STAR IS BORN Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 14 ottobre 2018
 
di Bradley Cooper, con Bradley Cooper, Lady Gaga, Sam Elliott, Andrew Dice Clay, Anthony Ramos (Stati Uniti, 2018)

Nelle sale: Svizzera, Italia, Francia

 

Com’è chiaro dal suo titolo, A Star is Born l’avete già visto. Non solo si tratta del remake di E’ nata una stella, girato nel 1937 da William Wellman e a sua volta già debitore di un precedente A che prezzo Hollywood diretto nel 1932 da George Cukor. Ma di una trama divenuta nel tempo oggetto di culto; tanto da essere ripresa tre altre volte, ad iniziare dal capolavoro firmato ancora da Cukor nel 1954.

In apertura fuori concorso alla recente Mostra di Venezia, quest’ultima versione doveva essere diretta da Clint Eastwood; l’ha realizzata in definitiva Bradley Cooper al suo esordio alla regia, dopo la carriera dal crescendo in veste d’attore che sappiamo. Pure Lady Gaga interverrà in un secondo tempo, poiché la prima idea di Eastwood era d’impiegare Beyoncé.

Una sfida, quella fatta della cantante, indubbiamente spregiudicata: poiché si trattava d’inserirsi in quella favolosa serie d’interpreti che, iniziata da Fredric March e Janet Gaynor, già aveva permesso a Wellman di vincere l’unico Oscar della sua carriera. Nel 1954, entrava poi in scena quella da urlo della seconda versione Cukor: James Mason con una mitica Judy Garland, unica cantante alla quale riuscirà di conquistare la statuetta. Senza dimenticare, infine, che protagonista del secondo remake diretto da Frank Pierson nel 1976 sarà una certa Barbra Streisand…   

Con un peso del genere alle spalle, Lady Gaga rappresenta, quasi a sorpresa, una delle scommesse vincenti di quest’ultimo E’ nata una stella. Il melodramma è infatti stranoto: l’acerba cantante country Ally che s’innamora di Jackson Maine, la star dal successo declinante, complici alcool e droga. L’irresistibile ascesa della prima, che viene progressivamente a riflettersi nella progressiva decadenza, professionale e umana, del secondo.

L’esordiente regista Bradley Cooper capta con grande intuizione la strabordante energia dei suoi attori; anche se il film, quasi stranamente, è come diviso in due. Una prima parte nella quale tutto pare coincidere alla perfezione: una vibrante, diretta perché vulnerabile, Lady Gaga acqua e sapone, ripulita da ognuno degli orpelli fisici e ornamentali cui eravamo abituati. Romanticamente accanto a un suo Bradley Cooper, appena imbarazzato dal doppio ruolo d’attore e regista. Una passione. Un po' svitata, ma rispettosa dell’intimo, giustificata dalle musiche (composte dalla cantante), le sequenze dal vivo captate in modo esaltante, il ritmo generale, gli ambienti.

Poi, la seconda parte della pellicola: dove la sceneggiatura si fa spesso confusa, il tema, ovvio, di un’autodistruzione anche mal raffigurata (come nella sequenza addirittura maldestra della premiazione dei Grammys) che incombe impedendo progressivamente ogni altra indagine. A cominciare dalla mancata analisi sul ruolo dell’ambiente, della società, i valori in gioco. Lustrini e ballerine dilagano: ma qualcosa in più andava scoperchiato, dopo la bella naturalezza iniziale.

 


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