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MARTIN EDEN Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 2 settembre 2019
 
di Pietro Marcello, con Luca Marinelli, Carlo Cecchi, Jessica Cressy, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi, Denise Sardisco, Carmen Pommella (Italia, 2019)

Nelle sale: Italia, Francia

 

Ispirandosi ad un libro di Guido Piovene, Pietro Marcello presentava al Festival di Locarno del 2015 Bella e perduta. Un film sorprendente per il cinema italiano del decennio, documentario, fiction, apologo e riflessione antropologica. La storia del pastore e custode della reggia di Carditello in Campania, ridotta ormai a discarica della camorra. Che affida a un Pulcinella il suo giovane bufalo nel tentativo di strapparlo ai mattatoi.

Ora, quattro anni più tardi, l'operazione, solo in apparenza letteraria, gli riesce ancora più alla grande. Con Martin Eden, appena presentato alla Mostra di Venezia dove ha valso a Luca Marinelli la coppa Volpi come Migliore Attore, Marcello adatta uno dei grandi romanzi di Jack London: scritto nel 1909, ma che riflette con sconcertante puntualità molte problematiche contemporanee. Martin Eden è ancora un marinaio. Viene soccorso in una baruffa dal figlio di una famiglia alto borghese, s'innamorerà di sua sorella Elena, colta, raffinata. Fino a farsene non solo un'ossessione amorosa: ma il fulcro di uno stato sociale al quale elevarsi malgrado i propri limiti. Con cocciuta, terribile fatica: fino a diventare scrittore, amico di un anziano Russ Brissenden (che Carlo Cecchi restituisce mirabilmente) come dei circoli socialisti. Qualcosa, insomma, che non potrà che dispiacere alla bella Elena, per non parlare del suo entourage .

Di queste due forti realtà solo apparentemente separate da più di un secolo, Marcello crea un universo tutto suo. Non solo conferma l'intuizione del genio di London, ma ne esalta la continuità grazie alla propria visione cinematografica: appoggiandosi innanzitutto alla magnifica interpretazione di Luca Marinelli, ma già in fase di sceneggiatura spostando l'azione dalla San Francisco d'inizio secolo a una Napoli clamorosamente atemporale, dalle infinite possibilità di lettura. Dove il tempo appare immutabile, talvolta d'inizio secolo, o segnato dal dopoguerra, oppure Anni Sessanta, infine addirittura contemporaneo: quasi a sottolineare, allora, l'Italia moderna ed al tempo stesso arcaica che condiziona i destini degli individui di buona volontà.

Marcello esalta e al tempo stesso mortifica quell'immobilismo; evidenziandolo grazie alla dinamica di un ricorso fluentissimo, accostato alla finzione, di sequenze d'archivio che esaltano, anziché appesantirne, la dimensione poetica. Una libertà di espressione che s'impossessa progressivamente del racconto, contraddice i vari punti di vista, magari accostandosi alle musiche di Teresa De Sio come a Debussy, Una delle tante vie scelte da Marcello: per condurci non solo attraverso un secolo, ma di uno slancio esistenziale che si fa mirabilmente riflessione sociale e politica.

 

 

 


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