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FATHER AND SON
(SOSHITE CHICHI NI NARU)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 6 gennaio 2014
 
KORE-EDA HIROKAZU, un tocco leggero dal Giappone - CINECLUB SVIZZERA ITALIANA - Locarno 10/2 (Giappone, 2013)

Nelle sale: KORE-EDA HIROKAZU, un tocco leggero dal Giappone - CINECLUB SVIZZERA ITALIANA - Locarno 10/2

 

Al tema della vita e della morte, della fragilità del ricordo, dell'impotenza del gesto e della parola nei confronti di queste entità cosi astratte che ha segnato la prima parte dei capolavori di Kore-Eda Hirokazu (MABOROSI nel 1995, quindi AFTER LIFE) sembra ora sostituirsi (nello straordinario NOBODY KNOWS del 2004, sui quattro figli progressivamente abbandonati dalla madre nel centro di Tokyio, seguito da STILL WALKING, ora questo delicatissimo FATHER AND SON) uno spazio più concreto, la famiglia, il rapporto genitori e figli, il rinvio edipico. Un motivo in più per fare della sua estrema attenzione all'intimità di quei sentimenti, ai loro dettagli solo in apparenza minori, una delle eredità più preziose del cinema giapponese, quella dell'universo ormai leggendario di Yasujiro Ozu e di Mikio Naruse. E senza dimenticare una certa parentela, lettararia questa, con l'approccio del tutto particolare al quotidiano nei romanzi di Haruki Murakami.


Tale padre, tale figlio. Giovane architetto rampante, Ryota ripone tutte le sue speranze nell'adorabile Keita: iscrizione all'imprescindibile scuola privata, lezioni d'inglese, quelle doverose di pianoforte, per le quali in verità non sembra proprio portato. Ma non sarà allora che nel piccolo Keita è assente la feroce, tipicamente giapponese determinazione di papà Ryota? Scivolando impercettibilmente dalla commedia alla satira e quindi al dramma, la risposta offerta da una sceneggiatura conseguente non tarderà a giungere: a ben sei anni dalla nascita, una telefonata dall'ospedale avverte la fortunata famigliola che ci fu un malaugurato, ovviamente terribile scambio di neonati. Fra due famiglie che si ritrovano ora unite da un vincolo di sangue, ma del tutto opposte come condizioni sociali, e più ancora come stile di vita. Costrette alla decisione impossibile, la scelta fra il figlio naturale e il bimbo che si è amorevolmente cresciuto per sei anni.


All'assurdo quesito, la risposta al quale non può essere che genitori si diventa al termine di un lungo percorso formativo e non in conseguenza di un incontro produttivo, Kore-Eda giunge con una delicatezza che ha pochi eguali. Un'aderenza alla realtà che nasce dall'osservazione minuziosa degli spazi (l'ambiente dal modernismo asettico per la famiglia dell'architetto; il bailamme creativo e affettuoso di quello dell'elettricista) nei quali iscrivere i personaggi nella naturalezza di una misura al tempo stesso psicologica e poetica. Nel sapiente rifiuto di ogni ricorso al melodramma nasce allora la commozione più autentica; nella serenità la riflessione sugli interrogativi essenziali della società.


   Il film in Internet (Google)

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