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THE POST Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 1 febbraio 2018
 
di Steven Spielberg, con Meryl Streep, Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan (Stati Uniti, 2017)

Ottenibile in DVD/Blu-ray o tramite VOD/streaming ecc.

 

Ha settantadue anni ma, da quasi una decina, sembra in via di mutazione. Steven Spielberg ha acuito le proprie esigenze morali: l’inventore geniale di Squali ed Extraterrestri si è fatto più attento al rispetto reciproco, alle dichiarazioni d’amicizia, addirittura d’amore.

Già Lincoln (2012) o Il ponte delle spie (2015) sottolineavano una specie di migrazione da parte dell’autore di Duel, E.T. ed Indiana Jones. Quella che ormai sembra averlo allontanato dai magistrali divertimenti di un’arte cinetica che gli permetteva di proiettare i suoi protagonisti - esseri umani o meccanici che fossero- in una corsa in avanti. In una dinamica che si faceva estetica cinematografica, per finire di coincidere con un itinerario morale.

Quest’ultimo The Post sembra confermare come Spielberg abbia avuto il coraggio di affievolire notevolmente quel suo marchio di fabbrica, quella sua vocazione spettacolare. Per avvicinarsi maggiormente a un cinema che privilegia sempre più l’arte del kammerspiel, in una partecipazione che si vuole più lucida e attenta all’intimità dei personaggi.

Forte di una tradizionale capacità di fondere il Cinema alla Storia, ecco farsi progressivamente luce con The Post una riflessione sulle psicologie dei protagonisti, sulla loro eventuale umanità, piuttosto che su una esteriorizzazione aneddotica degli avvenimenti. Eccoci allora trasportati dall’epoca di Abraham Lincoln a quella di Richard Nixon, del Washington Post e lo scandalo dei cosiddetti Pentagon Papers, alle premesse del Watergate e, perché no, dell’epoca di Donald Trump.

Non a caso, infatti, questo film girato d’impeto da Spielberg interrompendo un progetto in corso (la fantascienza di Ready Player One), ci parla di giornalisti e del ruolo nella società delle donne (la proprietaria del Washington Post Katharine Graham è interpretata con il consueto impressionante autocontrollo da Meryl Streep) in lotta con chi detiene il potere. Del coraggio all’inizio degli Anni Settanta, da parte del New York Times e quindi del Post, di rivelare le settemila pagine volute dall’ex Segretario della Difesa Mc Namara: i documenti segreti occultati da sempre e finalmente recuperate da Daniel Ellsberg. Non solo sulla tragedia del Vietnam, nel quale continuavano ad essere inviati a morire migliaia di giovani; ma di tutta la serie di menzogne sul Sud-Est asiatico che hanno attraversato le epoche di Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson fino a Nixon.

Ad imitazione di Lincoln, The Post è girato, a parte l’incipit guerriero, in interni: si articola e progredisce sulle parole, le discussioni, le telefonate. Cosi come l’azione, le emozioni, i significati: che s’impongono progressivamente, come succedeva ai tempi di un’altra dinamica, dettata dai vagoncini di Indiana Jones, i vascelli di Incontri ravvicinati, le auto di Sugarland Express. C’è da sperare che non sia stata vana la cronaca di quei fatti effettivamente accaduti, la generosità della riflessione sulla manipolazione. La certezza che la parte "migliore" dell’America (e non solo di questa) possa comunque e sempre venirne a capo. C’è da sperare, insomma, che il celebre ritorno di E.T. sul suo pianeta non sia stata un’illusione.


   Il film in Internet (Google)

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