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VICE - L'UOMO NELL'OMBRA
(VICE)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 5 febbraio 2019
 
di Adam McKay con Christian Bale, Amy Adams, Steve Carell, Sam Rockwell, Tyler Perry (Stati Uniti, 2018)

Ottenibile in DVD/Blu-ray o tramite VOD/streaming ecc.

 

Di Adam McKay ci eravamo accorti nel 2015, grazie a un film che già era interpretato da un impressionante Christian Bale; e dopo la serie di commedie perfettamente nell’aria dei tempi che il regista aveva diretto. La grande scommessa (The Big Short) era una cronaca, veritiera, su un finanziere a torto ritenuto svitato da Wall Street. Deriso, nel 2005, dall’intero establishment bancario poiché aveva deciso di scommettere sull’arrivo di una Grande Crisi, da tutti ignorata. Di The Big Short tessevamo le lodi, dicendo magari che “non è che ci si capisca tutto”: ma, da allora, di quella riflessione ardita sulla celebre bolla immobiliare tanto è rimasto nelle memorie.

Tre anni dopo, McKay volge il proprio sguardo, sempre acuto, originale e rivelatore, forse non sempre agevolissimo, su un altro oggetto per molti aspetti misterioso, la figura di Dick Cheney. L’uomo politico non necessariamente fra i più noti: ma che per 25 anni, dall’indomani dell’attacco alle Twin Towers dell’11 di settembre, aveva stravolto l’immagine e il ruolo “inutile” del vicepresidente nella politica americana.

Come dice il regista: “ha fatto di tutto per evitare i riflettori, ma ha acquisito un potere immenso, cambiando la storia non solo degli Stati Uniti, quella del mondo intero. Per due volte lo hanno beccato mentre guidava ubriaco; però, dodici anni dopo era alla testa dello staff alla Casa Bianca. Il presidente era Bush junior; ma al timone della barca c’era oramai Cheney”.

Il lungo, minuzioso racconto di Vice – L’uomo nell’ombra si può ricondurre così al pensiero del regista: la parabola dell’uomo dietro le quinte che sembrava qualsiasi e non di certo clean;  ma che ha governato quell’America, l’ha convinta ad attaccare l’Iraq, permesso di riflesso la nascita dell’ISIS. E condotto infine il paese ad eleggere un Trump. Interrogativo che lo spettatore non avrà mancato di porsi durante la proiezione del film e che, da parte sua, Vice non avrà di certo evitato di attualizzare...McKay compone allora la sua drammaturgia con una originalità tutta fuorché banale. L’interesse, ma talvolta pure il limite narrativo del film, si organizza allora proprio nella sua continua parcellazione temporale. Nella cronologia fra passato, presente e futuro, così come nell’alternanza straniante fra satira e dramma.

Sulla relativa ma quanto eloquente impassibilità di quel Cheney mimetico, l’opportunista attorniato dal circo politico che Christian Bale ci restituisce gonfiato dalle varie decine di chili. Ma che serve al cineasta per tradurre l’ambiguità di quella rincorsa al potere. Che già si nasconde nel titolo del film: “Vice” nel senso di sostituto; ma pure di vizioso, torbido, più che amletico.    

 


   Il film in Internet (Google)

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