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FIRST MAN - IL PRIMO UOMO
(FIRST MAN)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 1 novembre 2018
 
di Damien Chazelle, con Ryan Gosling, Claire Foy, Jason Clarke, Kyle Chandler, Corey Stoll (Stati Uniti, 2018)

Nelle sale: Svizzera, Italia, Francia

 

Anche se si è limitato a conquistare la Miglior regia, il Premio all’attrice (Emma Stone), quello per la Fotografia, la Scenografia e la Colonna sonora agli Oscar 2017, le 14 nomination a La La Land (era successo solo a Titanic e Eva contro Eva) hanno fatto di Damien Chazelle il trentenne improvvisamente ammirato dalla critica ma egualmente da un arco vastissimo di spettatori. Non succede di spesso.

Resuscitando con grazia la commedia musicale come ha fatto, Chazelle rifiutava la nostalgia, accostava preoccupazioni attuali tutt’altro che scontate, condivideva la sua passione per una musica autentica. E, non da ultimo, creava dei personaggi veri. Quest’ultimo aspetto ricompare appieno in First Man; nell’universo estetico e morale, solo in apparenza opposto, che ha condotto Neil Armstrong ai primi passi dell’uomo sulla Luna.

Esattamente come in La La Land, si tratta ancora di adempiere ai propri sogni. Ma già dalla prima sequenza della pellicola comprendiamo quanto di condizionato dall’imponderabilità terrena sia contenuto in quella navicella che minaccia di esplodere ad ogni istante. Chazelle decide infatti di filmare il decollo di uno dei primi razzi della missione, nel 1961, dal suo interno; con l’eroe traballante, da subito smitizzato ma, nel contempo, umanizzato. La mitologia, proprio come la bandiera a stelle e strisce della quale la destra americana ha lamentato l’insufficiente presenza nel film, viene subito accantonata. Anche perché lo spettatore conosce come le cose andranno a finire.

Basato sul racconto in prima persona tratto della biografia di Armstrong firmata da James R. Hansen, sarà allora il privato della mitica avventura ad avere il sopravvento nel film; a farci ricordare in futuro questa odissea intimista. Più che della tensione nello spazio, First Man vive infatti in molte delle sue parti come melodramma personale e familiare. L’avventura, l’azione, il pericolo, vengono restituiti magnificamente da un maestro del ritegno come Ryan Gosling. Ma senza mai distanziarsi dall’elaborazione di una perdita, la morte avvenuta a due anni di Karen, la figliola dell’astronauta.

Il Pubblico infinito e il Privato insopprimibile distinguono il film. Vissuti sullo sfondo delle situazioni politiche che hanno accompagnato i progressi straordinari delle missioni Gemini e Apollo, forse non sempre questi ritorni all’intimismo familiare risultano equilibrati. Ma allo spettatore importa la sensazione, di certo non inutile, di come l’eroe imperturbabile dalle 78 missioni in Corea, avrebbe tanto preferito rinunciare alla Luna pur di risolvere le proprie questioni sulla Terra.


   Il film in Internet (Google)

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