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HOTEL BY THE RIVER (GANGBYUN HOTEL) DI HONG SANG-SOO: LOCARNO 2018 SI SBAGLIA SULL'ORO Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 22 agosto 2018
 
di Hong Sang-soo, con Ki Joobong, Kim Minhee, Song Seonmi, Kwon Haehyo, Yu Jungsang (Corea del Sud, 2018)
 

Porta bene al Festival del Cinema di Locarno, Hong Sang-soo. Il regista sud-coreano celebre, oltre che per la qualità della sua opera, per una prolificità che l’ha condotto al ventiseiesimo lungometraggio in una ventina d’anni di carriera. E viceversa: riconosciuto da Locarno nel 2013 per la Miglior Regia di Our Sunhi, quindi addirittura con il Pardo d’Oro di Right Now, Wrong Then due anni più tardi, Hong Sang-soo è ritornato ancora una volta con questo squisito Hotel By The River.

Come succede quasi sempre in occasione di queste ricomparse, non ha stravinto come meritava, ricompensato "soltanto" per l’Interpretazione Maschile al protagonista Ki Joobong. Il suo film è però quanto di più toccante, profondo e pure impregnato di humour si sia visto sugli schermi della kermesse estiva di quest’anno. Un cinema mai qualsiasi, cosi essenziale da sempre ricordarci come ad avviare la carriera del regista sia stata l’emozione provocata del cinema dei maestri Ozu, Rohmer, Bresson: oltre alla pittura di Cezanne.

È interessante osservare, però, quanto il cinema di Hong Sang-soo continui ad affinarsi. Sempre minimalista, ma sempre più aderente alla vita dei comuni mortali; attentissimo alle scelte stilistiche, agli istanti di distaccata raffinatezza, oltre che alle libagioni dei suoi bravissimi protagonisti. Ma pure assolutamente felice nel raggiungere una dimensione nella quale la grazia e la riflessione si accostano quasi per miracolo.

A testimoniarlo, basterebbe lo sfondo abbacinante nella quale s’incastra come una pietra preziosa la vicenda di questo Hotel by the River. Una storia apparentemente di famiglia, ma in effetti di commovente generalità. Quella di un maturo poeta che, forse sentendo avvicinarsi la fine, convoca i suoi due figli maschi (non esattamente sulla stessa lunghezza d’onda) in quella di terra di nessuno. Uno spazio incantato e indefinito: quanto può esserlo un albergo, lussuoso ma provvisorio, significativamente collocato lungo la corrente di un fiume immenso, circondato dalla neve, che scorre lento, in apparente indifferenza.

Andrà presto o tardi affrontata, questa corrente, anche dalle due giovani ospiti dell’albergo. Apparentemente occupate a lenire le recenti disillusioni sentimentali dell’una piuttosto che a interagire con la vaghezza pigra dei due maschi. Ma permettendo cosi in compenso, nel delicatissimo bianco e nero di Hong Sang-soo, all’anziano poeta un ultimo, tenero quanto burlesco colpo d’ala: complimentarsi una, due, tre, infinite volte con le due giovani per la loro inaccessibile bellezza. Umanissima e quanto serena storia di un addio, Hotel by the River restituisce così tutta la sua dignità ad un’arte che va forse perdendosi.


   Il film in Internet (Google)

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