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TIMBUKTU Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 30 settembre 2014
 
CAPOLAVORI DA RIVEDERE: IN DVD, STREAMING, VOD...di Abderrahmane Sissako, con Ibrahim Ahmed, Hichem Yacoubi, Toulou Kiki, Abel Jafri (Mauritania - Francia, 2014)
 

Figura continua di riferimento del cinema africano ma avaro di lungometraggi dal 2006 della splendida originalità di BAMAKO, ora Abderrahmane Sissako letteralmente insorge con TIMBUKTU da quello che fu un centro di civiltà straordinaria, di riflessione filosofica e ricerca scientifica; ricostruito oggi in un piccolo villaggio sperduto ai confini fra la Mauritania e il Mali. Un film corale, dai toni radicalmente contrastati, insolito e eclettico per un cinema come quello della tradizione africana abituata al racconto lineare della favola. Con la semplicità di un procedimento splendido e feroce; per la forza poetica di certe sue immagini sublimi, quasi surreali, nel loro lirismo congiunto a quello dei suoni e delle musiche; per lo sdegno di una denuncia morale e politica priva di ogni ambiguità. E, ancora più à sorpresa, per l'ironia, l'umorismo tragico che il regista alterna alla violenza. Le successive spoliazioni colonialiste, le lotte intestine indotte dalla miseria, e ora l'estremismo folle delle milizie jihadiste giunte in parte dalla Libia, hanno volto la serenità dei ritmi del Sahel nell'insensata violenza raccontata dal film. Niente più fumo, niente più gioco del calcio, proibite canzoni e danze. Non più, in particolare, una condizione sociale accettabile per la donna, dietro a quelle porte tristemente sbarrate del villaggio fra le dune. In loro vece, l'opposizione degli estremisti nei confronti dei rappresentanti di una religione islamica ragionevole (quella invocata dall'iman al jihadista che irrompe nella moschea:  Dov'è la clemenza, dov'è il perdono? ), l'incomprensione crudele fra degli uomini della stessa terra. Che, per capirsi fra loro, sono costretti a utilizzare l'inglese. E infine, la vicenda portante del film, Kidane che vive nella distesa di sabbia che fa da cornice infinitamente armoniosa al villaggio, che nella tenda riesce ancora a suonare la chitarra per la sua famiglia di pastori: soltanto poiché nessuno, una volta calata la notte, arrischia di accorgersene. E' sereno Kidane, anche se non proprio fiducioso; perlomeno fino al dramma, quando una delle sue vacche travolgerà le reti del pescatore che gli vive accanto. L'armonia di una vita che ancora sopravviveva agli stenti, la tenerezza ingenua nell'intimità familiare del protagonista, Abderrahmane Sissako la esprime grazie al magistero squisito della propria visione. L'eterna orizzontalità dei paesaggi, la fluidità continua dei movimenti di macchina, la vicinanza con gli attori colti fra la gente. Ma, egualmente, in quella fuga nel meraviglioso, nella realtà che muta in astrazione: in un processo che da sempre appartiene alla sua cultura. Così, nella memorabile partita di calcio senza pallone fra i ragazzi del villaggio: più che un rinvio colto alla celebre partita di tennis in BLOW UP di Antonioni, una squisita pantomima di sfida nei confronti dell'idiozia degli aggressori; un balletto surreale che si trasforma in grido beffardo di libertà. Visione poetica di un mondo in violenta mutazione, antologia inedita e inusitata di comportamenti umani, esigenza incontenibile di una rabbia non ancora disperata,TIMBUKTU si china allora su un mondo che chiama ormai la propria mucca GPS. Ma al quale calcolo, crudeltà e ignoranza impediscono l'accesso ai tempi moderni.


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