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UN AFFARE DI FAMIGLIA
(SHOPLIFTERS)
(MANBIKI KAZOKU)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 12 settembre 2018
 
di Hirokazu Kore-eda, con Lily Franky, Mayu Matsuoka, Kairi Jyo, Sakura Ando, Kirin Kiki (Giappone, 2018)

Nelle sale: Italia, Svizzera

 

E' stata una splendida e più che meritata Palma d’Oro quella assegnata a Un affare di famiglia (Shoplifters), il premio al Giappone, 21 anni dopo L’anguilla di Shohei Imamura. Ha un titolo emblematico, l'ultima opera di Kore-eda Hirokazu, autore dal 1995 del suo magnifico esordio con Maborosi di un seguito di capolavori o quasi: come After Life, Nobody Knows, Still Walking e Father and Son. Per la quinta volta a Cannes, Kore-Eda non è soltanto il cineasta delicato di un’emozione che qui raggiunge un proprio apice. Ma un cesellatore come pochi altri della cellula familiare, un poeta della filiazione, dei rapporti anche conflittuali fra generazioni. Oppure, come qui, di una solidarietà che dilaga nel nucleo del racconto: Un affare di famiglia s’inventa così, con un humour e una grazia straordinaria, ai margini della società giapponese.

La sempre sorprendente Kirin Kiki è l’anziana che vive con la propria pensione; fra gioie e dolori, nel suo modesto appartamento, rispondendo all’idea di un’esistenza non basata su delle imposizioni morali e sociali. Piuttosto, nel minimalismo di una scelta forse malinconica, ma quanto delicata. Con quella coppia formata da un operaio edile e l’impiegata di una lavanderia, la sorella studentessa che "lavora" nel locale a luci rosse, un ragazzino trovato abbandonato in un’auto. Singolare assieme, non da ultimo poiché privo di qualsiasi legame di sangue.

Infine la bimba, raccolta per strada e forse abbandonata dai genitori; e alla quale saranno inculcati i sani principi dello "shoplifter". Il taccheggiatore, cioè, come responsabile della sopravvivenza familiare; il ladruncolo, insomma, ma il costruttore di un centro vitale. Per una vita serena, fuori dai luoghi comuni imposti dalla società: destinata a scomporsi, quando le leggi di quest’ultima verranno ad oscurare il bagliore effimero di quei fuochi artificiali nel cielo di Tokyo.


   Il film in Internet (Google)

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