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HUGO IN ARGENTINA Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 21 aprile 2022
 
di Stefano Knuchel, con Giancarlo Giannini (Svizzera, 2021)

Disponibile in streaming/VOD

 

LOCARNO FILM FESTIVAL 2022

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Non capita sovente. A distanza di anni, tredici per l’esattezza, Stefano Knuchel, forse il cineasta ticinese che più di spesso avremmo voluto rivedere alla cinepresa, è ritornato ad occuparsi del celebre fumettista, disegnatore, scrittore Hugo Pratt. Mentre fra un anno, dovrebbe concludersi con un Hugo a Venezia la trilogia imperniata sull’inventore di Corto Maltese. Nel frattempo questo secondo episodio, Hugo in Argentina, si è reso imprescindibile. In quanto completa mirabilmente l’esperienza africana raccontata nell’iniziale Hugo in Africa, presentato con successo nel 2009 alla Mostra di Venezia.

Ora il salto nel tempo e nello spazio non è da poco, quasi spregiudicato. Dal Continente Nero degli anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Hugo Pratt, dagli echi della Seconda Guerra Mondiale trascorsi in Etiopia, dalla fine di un certo tipo di colonialismo, dai fortini dispersi e travolti dalla polvere nel deserto della Legione Straniera. Tutto un universo da riversare con Pratt nella Buenos Aires del 1950: raggiunta dal disegnatore via mare, confuso sul ponte della nave tra gli emigranti. Fino al peronismo, colto quasi argutamente sullo sfondo della propria parabola, agli ebrei vicini di casa, che il protagonista scopre essere alla caccia d’immigrati gerarchi nazisti. Poi, subito, le donne, l’erotismo, il tango. E naturalmente, i fumetti: che acquistano una dimensione assoluta, in una rincorsa biografica che si confonde progressivamente con quella della grande tradizione argentina nel genere, le historietas.

Lo avrete compreso, all’autore di Hugo in Argentina piace (riesce, cosa meno semplice) sfuggire in molte direzioni: proprio come prediligeva l’inventore di Corto Maltese. Tutto si costruisce allora sulle ali di un’affascinante abbondanza di materiale che finisce per costituire uno dei fascini maggiori di un film costantemente generoso. Quasi una sfida; che avvicina il regista al suo protagonista, nella sua ansia di nuove scoperte, d’impreviste avventure, di rinnovati stimoli. Girava, come si racconta, in jeans, gli orecchini, e un cappotto della marina inglese. Proprio ad immagine di un Corto Maltese, che ancora non era nato.

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It doesn't happen often. Thirteen years later, Stefano Knuchel, perhaps the Swiss Italian filmmaker we would most often have liked to see on camera, has returned to work on the famous cartoonist, illustrator and writer Hugo Pratt. In a year's time, the trilogy centered on the inventor of Corto Maltese should conclude with a Hugo in Venice. In the meantime, this second episode, Hugo in Argentina, has become indispensable. In that it admirably completes the African experience recounted in the initial Hugo in Africa, successfully presented in 2009 at the Venice Film Festival.

Now the leap in time and space is no small thing, almost unprejudiced. From the Dark Continent of the years of Hugo Pratt's childhood and adolescence, from the echoes of World War II spent in Ethiopia, from the end of a certain type of colonialism, from the scattered forts swept away by dust in the desert of the Foreign Legion. A whole universe to be poured out with Pratt in 1950s Buenos Aires: reached by the illustrator by sea, confused on the deck of the ship among the emigrants. All the way to Peronism, caught almost wittily in the background of his own parable, to the Jewish neighbors, whom the protagonist discovers to be hunting for immigrant Nazi hierarchs. Then, immediately, women, eroticism, the tango. And, of course, the comics: which acquire an absolute dimension, in a biographical chase that progressively merges with that of the great Argentine tradition in the genre, the historietas.

You will have understood that the author of Hugo in Argentina likes (and succeeds, which is less simple) in escaping in many directions: just as the inventor of Corto Maltese preferred. Everything is then built on the wings of a fascinating abundance of material that ends up constituting one of the major charms of a constantly generous film. Almost a challenge that brings the director closer to his protagonist, in his eagerness for new discoveries, unexpected adventures, and renewed stimuli. As the story goes, he wore jeans, earrings, and a British navy coat. Just in the image of a Corto Maltese, who had not yet been born.

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