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LICORICE PIZZA Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 19 marzo 2022
 
di Paul Thomas Anderson, con Alana Haim, Cooper Hoffman, Sean Penn, Tom Waits, Bradley Cooper Benny Safdie (Stati Uniti, 2021)

Ottenibile in DVD/Blu-ray e disponibile in streaming/VOD

 

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Paul Thomas Anderson continua a proporci dei squisiti frammenti storici. C'era stata all'inizio l'America che scopriva il porno nel delizioso Boogie Nights (1997), poi quella dei quiz televisivi nel mostruoso Magnolia, quindi il ritorno temporale all'inizio del Novecento, la febbre dell'oro, ormai nero de Il petroliere, Infine l'America dei guru di Scientology, in quel The Master che fece così infuriare Tom Cruise.

Nel cinema del regista sono sfilati gli Anni Sessanta, quelli del sesso, droga e rock and roll, degli hyppie californiani, l'eco di Neil Young. E i Settanta che incombevano, Charles Manson che assassinava Sharon Tate, il Vietnam, Nixon alla Casa Bianca. L’utopia del sogno psichedelico che scoloriva definitivamente nella reaganiana bulimia consumistica.

Continuità, ma egualmente mutazione, P.T.Anderson ha continuato ad affidarsi all'affresco corale, costruito su tutta una serie di personaggi e di situazioni intrecciate. Era vicino al grande Robert Altman, ma l'autore di Nashville organizzava i suoi mosaici con freddezza, logica e rigore; con  un distacco che gli permetteva di disporre dei propri personaggi come fossero pedine un po' astratte sullo scacchiere della vita. Al contrario, ai suoi attori Paul Thomas Anderson sembrava affezionarsi sempre di più;

Lo dicevamo allora, ma nel 1973 di quest'ultimo Licorice Pizza c'è l'ennesima, al solito brillantissima conferma. Ci sono due meravigliosi attori esordienti: Cooper Hoffman, che non è altro che il figlio dell'indimenticabile alter ego scomparso di Anderson, Philip Seymour Hoffman; e la musicista Alana Haim, che all'inizio del film ha dieci anni di più del quindicenne Gary. C'è anche uno strano titolo, che non riflette altro che l'insegna di una mitica catena di negozi di dischi dove sognavano gli adolescenti della San Fernando Valley, nella quale Anderson è ritornato a girare. Cosi, prima di lanciarsi nella loro incessante, convulsa rincorsa più o meno amorosa, Gary e Alana s'incontrano nell'ultimo giorno di liceo; da allora saranno al centro di quello che si può forse definire un eccentrico, in quanto disinvoltissimo, romanzo di formazione.

P.T. Anderson è nato nel 1970, ma una delle caratteristiche del suo cinema è quella d'inventarsi in ogni nuovo film un approccio diverso, un universo immancabilmente sorprendente. Ricostruzione storica assolutamente particolare, questa Licorice Pizza colpisce allora, prima di ogni suo altro aspetto, per l'imprevedibilità del suo tono. Tenero quanto paradossale, romantico anche nel proprio apparente cinismo. Gary ed Alana si scontrano nella loro continua, irruenta contrapposizione: ma permettendo così al film di costruirsi in una sua originale, delicata dolcezza.  

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 Paul Thomas Anderson continues to offer us exquisite historical fragments. First there was the America that discovered porn in the delightful Boogie Nights (1997), then the America of television quiz shows in the monstrous Magnolia, then the temporal return to the beginning of the 20th century, the gold fever, now black in The Oilman, and finally the America of the Scientology gurus, in The Master, which so infuriated Tom Cruise.

In the director's films, the Sixties, those of sex, drugs and rock and roll, of Californian hyppies, the echo of Neil Young, have paraded through. And the Seventies were looming, Charles Manson assassinating Sharon Tate, Vietnam, Nixon in the White House. The utopia of the psychedelic dream fading definitively into the Reagan bulimia of consumerism.

Continuity, but equally mutation, P.T. Anderson continued to rely on the choral fresco, built on a whole series of intertwined characters and situations. He was close to the great Robert Altman, but the author of Nashville organised his mosaics with coldness, logic and rigour; with a detachment that allowed him to arrange his characters as if they were somewhat abstract pawns on the chessboard of life. On the contrary, Paul Thomas Anderson seemed to grow increasingly fond of his actors;

We said it then, but in 1973 in this latest Licorice Pizza there is yet another, as usual brilliant confirmation. There are two wonderful first-time actors: Cooper Hoffman, who is none other than the son of Anderson's unforgettable departed alter ego, Philip Seymour Hoffman; and the musician Alana Haim, who at the beginning of the film is ten years older than 15-year-old Gary. There is also a strange title, reflecting nothing more than the sign of a mythical chain of record shops where teenagers in the San Fernando Valley, to which Anderson has returned to film, used to dream. So, before embarking on their incessant, convulsive, more or less amorous chase, Gary and Alana meet on their last day of high school; from then on they will be at the centre of what can perhaps be defined as an eccentric, albeit very casual, coming-of-age novel.

P.T. Anderson was born in 1970, but one of the characteristics of his cinema is that he invents in each new film a different approach, an unfailingly surprising universe. An absolutely peculiar historical reconstruction, this Licorice Pizza strikes us, before any other aspect, for the unpredictability of its tone. As tender as it is paradoxical, romantic even in its apparent cynicism. Gary and Alana clash in their continuous, impetuous opposition: but allowing the film to build itself into its own original, delicate sweetness.

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