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  Stampa questa scheda Data della recensione: 1 febbraio 2022
 
di Silvio Soldini, con Kasia Smutniak, Francesco Colella, Caterina Forza, Paolo Mazzarelli, Martina De Santis (Italia - Svizzera, 2021)

Disponibile in streaming/VOD

 

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3/19...A quel titolo piuttosto intrigante ci si giunge attraverso un minuzioso cammino nell’introspezione, com’è spesso piaciuto a Silvio Soldini. Si tratta di un numero, che viene assegnato alle persone morte in anonimato nel corso dell’anno. Quasi sempre, un immigrato. E all’autore di Un’anima divisa in due, di Le acrobate, ma fin dai tempi del suo primo L’aria serena dell’ovest è sempre successo di muoversi per quei mosaici pudichi, tragitti costruiti con sensibilità stilistica. Legami simmetrici, vieppiù segreti, quasi metafisici, come finisce per accadere in questo suo ultimo lungometraggio.

Sono mosaici che funzionano più coralmente che sulla traccia di una vera e propria progressione drammatica. Avvocatessa di successo in un’importante multinazionale Camilla (Kasia Smutniak, indubbiamente capace di appropriarsi del film) ha allora poco tempo da dedicare a ciò che non costituisca riunioni internazionali, investimenti milionari, strategie sovente illustrate in un vocabolario tecnicista. Un universo maschilista, che la sceneggiatura si guarda giustamente dal semplificare. Una Milano strabiliante, vista a volo d’uccello, librandosi sopra i grattacieli. Prima di volgere lo sguardo più in basso, dove si agitano più comuni mortali. A cominciare da quella figlia ventenne che non nasconde la propria ostilità nei confronti di una madre progressivamente sempre più assente.

Il senso di colpa non arderà ad affiorare, sommandosi a qualcosa di più recente. Attraversando una strada sotto una pioggia scrosciante Camilla viene investita da un ciclomotore. Dei due extracomunitari a bordo uno riparte, ma l’altro rimane al suolo. Per Camilla rimarrà allora il dubbio: su quella striscia il semaforo era sul verde, oppure sul rosso? Dilemma che finirà per ingigantirsi, mentre la protagonista finirà per rendersi conto che dell’identità della vittima anonima nessuno pare inquietarsi.

Un mondo fatto di centri d’accoglienza, di senza tetto pare allora svelarsi a Camilla, in parallelo a un suo privato e affettivo tutto da ricostruire. Sono molte tracce, forse troppe, che il film si appresta a decifrare. Aiutano gli attori, che come sempre sentiamo vicini a un cineasta coinvolto emotivamente, dietro l’esigenza della propria qualità espressiva.

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This rather intriguing title, 3/19, is arrived at through a meticulous journey of introspection, as Silvio Soldini often likes to do. It is a number assigned to people who die anonymously during the course of the year. Almost always, an immigrant. And the author of Un'anima divisa in due, of Le acrobate, but ever since his first L'aria serena dell'ovest, it has always happened that he has moved through those demure mosaics, routes constructed with stylistic sensitivity. Symmetrical links, increasingly secret, almost metaphysical, as ends up happening in this latest feature film of his.

They are mosaics that work more chorally than on the track of a real dramatic progression. A successful lawyer in an important multinational company, Camilla (Kasia Smutniak, undoubtedly capable of taking ownership of the film) has little time to devote to anything other than international meetings, millionaire investments and strategies often illustrated in a technical vocabulary. A macho universe, which the screenplay rightly avoids simplifying. An amazing Milan, seen from a bird's eye view, hovering above the skyscrapers. Before looking further down, where more ordinary mortals are stirring. Beginning with her twenty-year-old daughter, who does not hide her hostility towards her increasingly absent mother.

The sense of guilt does not burn to the surface, adding itself to something more recent. Crossing a road in the pouring rain, Camilla is hit by a moped. Of the two non-EU citizens on board, one gets away, but the other remains on the ground. Camilla is left with a doubt: was the traffic light on that strip green or red? The dilemma will end up getting bigger, while the protagonist will end up realising that nobody seems to care about the identity of the anonymous victim.

A world made up of reception centres and homeless people seems to reveal itself to Camilla, in parallel with a private and emotional world of her own that has to be reconstructed. There are many traces, perhaps too many, that the film is preparing to decipher. The actors, who, as always, we feel are close to a filmmaker who is emotionally involved, help behind the demands of their expressive quality

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