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DON'T LOOK UP Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 12 gennaio 2022
 
di Adam McKay, con Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence, Meryl Streep, Cate Blanchett, Mark Rylance, Thimothée Chalamet, Ariana Grande (NETFLIX) (Stati Uniti, 2021)

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Non sono in pochi a ritenere che Don't Look Up sarà probabilmente il film dell'anno. Ma ciò che già sappiamo è che il suo autore sa di cosa parla. Adam McKay è capace da sempre (un pò alla Woody Allen) di utilizzare genialmente la satira per coinvolgerci in faccende importanti. Per sfociare quando serve nel tragico, ma lusingando lo spettatore, deliziandolo con il comico. Si è fatto le ossa in un locale in disuso di strip-tease; ma per sfondare alla platea del mitico show Saturday Night Live. Ha poi trasposto l'infinità di quei suoi sketches in vari lungometraggi: per giungere nel 2015 alla nomination e quindi all'Oscar per la Migliore Sceneggiatura.

La grande scommessa (The Big Short).era una cronaca (veridica) su un finanziere a torto ritenuto svitato da Wall Street: un formidabile Christian Bale che, nel 2005, aveva deciso di scommettere, deriso dall'intero establishment bancario, sull'arrivo della Grande Crisi che nessuno vedeva sopraggiungere. McKay stravolge quella sfida, dietro una facciata disinvolta d'audace colpo dei soliti ignoti. La percorre scivolando dalla burla all'indignazione, per dei percorsi da sempre ritenuti azzardati. Denunciando l'avidità di un sistema, il cinismo di caste ritenute intoccabili.

Autore di commedie burlesche, Adam McKay affronta così momenti drammatici, la visione disperata dei sei milioni di cittadini rimasti senza l'abitazione, gli otto milioni che perdono il lavoro. Spesso divertente (vedi il successo di pubblico) The Big Short è un film anche agghiacciante; ma finisce per incassare 140 milioni di dollari. Prima di giungere al tragicomico di Don't Look Up, nel 2018 esce Vice: dove, nell’alternanza straniante fra satira e dramma McKay volge il proprio sguardo su un altro oggetto misterioso, la figura di Dick Cheney. L’uomo politico non fra i più noti,  ma che per 25 anni, dall’indomani dell’attacco alle Twin Towers, stravolge il il ruolo “inutile” del Vicepresidente. L'uomo dietro le quinte che pareva qualsiasi,  non di certo clean. Che governava quell’America, convincendola ad attaccare l’Iraq, permettendo di riflesso la nascita dell’ISIS, e conducendo infine il paese ad eleggere Trump.

Don't Look Up perfeziona ulteriormente quelle meccaniche in un film di fantascienza, ma comico. La commedia grottesca, su un'apocalittica pandemia. Una coppia di modesti astronomi (ispiratissimi Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence) scoprono che un meteorite grande come l'Everest sta indirizzandosi verso la Terra. Sei mesi di tempo, affinché l'intera umanità possa, forse, ancora salvarsi. Ma dalla coppia televisiva più celebre della Rete (lei è Cate Blanchett) al quotidiano non a caso intitolato New York Herald, ai famigerati influencer, tutti i presunti potenti del mondo sghignazzano.

Fino alla Casa Bianca. Dove la presidentessa Meryl Streep (impareggiabile, una volta ancora) in quanto a futilità non è da meno: " Quante riunioni sulla fine del mondo abbiamo fatto? Crisi economica, testate nucleari vaganti, intelligenza artificiale ostile, invasioni aliene, inquinamento atmosferico, siccità, carestie, epidemie, crescita demografica, buco nell’ozono..."

Nell'economia di un film sempre meno burlone ma straordinariamente in presa diretta con il nostro tempo ci sarà spazio allora per i Steve Jobs e Bill Gates. In particolare per Mark Rylance, genialmente inquietante nei panni di un Peter Isherwell nato combinando Elon Musk, Mark Zuckerberg e Jevv Bezos. "Il terzo uomo più ricco del mondo? E' colui che ha comperato la Bibbia di Gutenberg, per poi perderla".  Uno spietato, irresistibile spaccato sull'assurdità tragicomica della nostra epoca.

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Not a few people think that Don't Look Up will probably be the film of the year. But what we already know is that its author knows what he is talking about. Adam McKay has always been capable (a bit like Woody Allen) of brilliantly using satire to involve us in important matters. And, when necessary, he borders on the tragic, but flatters the spectator, delighting him with comedy. He cut his teeth in a disused striptease joint, but to break through to the audience of the legendary show Saturday Night Live. He then transposed the infinity of those sketches into various feature films: to reach in 2015 the nomination and then the Oscar for Best Screenplay.

The Big Short was a (truthful) account of a financier who was wrongly considered a Wall Street nutcase: a formidable Christian Bale who, in 2005, had decided to bet, mocked by the entire banking establishment, on the arrival of the Great Crisis that no one saw coming. McKay turns that challenge upside down, behind a nonchalant façade of the usual unknowns. He runs through it, slipping from mockery to indignation, along paths that have always been considered risky. Denouncing the greed of a system, the cynicism of castes considered untouchable.

Author of burlesque comedies, Adam McKay thus faces dramatic moments, the desperate vision of the six million citizens left without housing, the eight million who lose their jobs. Often funny (see the success with the public), The Big Short is also a chilling film; but it ends up grossing $140 million. Before arriving at the tragicomic of Don't Look Up, 2018 saw the release of Vice: where, in the alienating alternation between satire and drama McKay turns his gaze to another mysterious object, the figure of Dick Cheney. The politician who is not one of the best known, but who for 25 years, since the attack on the Twin Towers, has turned the "useless" role of the Vice President upside down. The man behind the scenes who seemed ordinary, not clean. Who ruled that America, convincing it to attack Iraq, reflexively allowing the birth of ISIS, and finally leading the country to elect Trump.

Don't Look Up further refines those mechanics into a science fiction film, but a comedy one. The grotesque comedy, about an apocalyptic pandemic. A pair of unassuming astronomers (the inspired Leonardo DiCaprio and Jennifer Lawrence) discover that a meteorite the size of Everest is heading for Earth. They have six months in which to save humanity. But from the most famous TV couple on the Net (she is Cate Blanchett) to the not coincidentally named New York Herald newspaper, to the notorious influencers, all the supposedly powerful people of the world snicker.

All the way to the White House. Where President Meryl Streep (incomparable, once again) is no less futile: "How many end-of-the-world meetings have we had? Economic crisis, stray nuclear warheads, hostile artificial intelligence, alien invasions, air pollution, drought, famine, epidemics, population growth, hole in the ozone layer..."

In the economy of a film that is less and less playful but extraordinarily in direct contact with our time, there will be room for Steve Jobs and Bill Gates. In particular for Mark Rylance, genially disturbing in the role of a Peter Isherwell born combining Elon Musk, Mark Zuckerberg and Jevv Bezos: "The third richest man in the world? He's the one who bought the Gutenberg Bible, only to lose it'.  A ruthless, irresistible insight into the tragicomic absurdity of our age.

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