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THE LAST DUEL Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 22 ottobre 2021
 
di Ridley Scott, con Matt Damon, Adam Driver, Jodie Comer, Ben Affleck, Harriet Walter . (FOR ENGLISH VERSION SEE BELOW) (Gran Bretagna - Stati Uniti, 2021)

Disponibile in streaming/VOD

 

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Un formidabile illustratore con l’animo del moralista, dicevamo da sempre a proposito di Ridley Scott. Aggiungendo però che anche un John Ford era riuscito a far lievitare il proprio idealismo fino al punto di consacrarlo immortale. Il guaio invece, per l’autore di capolavori di anticipazione come Alien e Blade Runner, o di miracoli di fusione dello storico con il fantastico come Il gladiatore è che le sue disquisizioni filosofiche, storiche, religiose, esistenziali finivano spesso in una generosa approssimazione che annacquava gli entusiasmi per il suo universo formale.

Giunto al suo ventiseiesimo lungometraggio, e soprattutto ad ottantaquattro anni, Ridley Scott riesce invece a sorprenderci con una storia dai molti azzardi: quella adattata dal libro dell’americano Eric Jager che ruota attorno all’ultimo duello a morte autorizzato legalmente nella Francia medioevale di quel 29 dicembre 1386.

Ecco allora questo The Last Duel senza una sbavatura, di una drastica asprezza che per tanti aspetti rinvia al presente. Con due cavalieri: un tempo amici, quindi rivali, condotti da una violenza sessuale, uno stupro che i tribunali faticano a districare. Ad una sfida, insomma, alla  #MeToo. Tutto per sfociare in quello che, nel dubbio processuale, si usava definire il “giudizio di Dio”. Chi fra i due finiva per sopravvivere era l’eletto dalla mano dell’Istanza Suprema; e lavava quelle dei comuni mortali. Mentre ovviamente, per l’incauta temeraria accusatrice, nel caso fosse la compagna del perdente, c'era il patibolo.

Scott non si perde in quegli intrighi medioevali. Con i suoi sceneggiatori si ricorda delle tre mitiche storie sovrapposte di Rashomon, uno dei tanti capolavori di Akira Kurosawa. Ognuno dei protagonisti dice la sua, forse a cominciare dalla vittima (una equilibratissima Jodie Corner), più probabilmente da parte di uno dei tre personaggi maschili interpretati dai navigatissimi Matt Damon, Adam Driver e Ben Affleck.

Uno stupro misuratissimo, quasi da musica da camera, circondata dalla maestria nel dipingere la violenza delle scene di massa di Ridley Scott. Fino all’epilogo nel sangue e nella neve, assurdo nel proprio sconquasso. Ma che nasconde quell’omaggio alle donne forti che hanno sempre contraddistinto, nel disordine della brutalità, tutti i film di Ridley Scott: dalla coppia Sarandon/Geena Davis di Thelma & Louise, poi la cosmonauta Sigourney Weaver di Alien, la Sean Young di Blade Runner, il tenente Demi Moore in Soldato Jane, Juliane Moore in Hannibal, Marion Cotillard in Un’ottima annata, Cate Blanchett in Robin Hood, Noomi Rapace e Charlize Theron di Prometheus, Cameron Diaz e Penelope Cruz in The Counselor, la Jessica Chastain di Sopravissuto - The Martian

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A formidable illustrator with a moralistic soul, we have always said about Ridley Scott. But we should also add that even a John Ford had managed to make his idealism soar to the point of consecrating it immortal. The trouble, however, for the author of anticipatory masterpieces like Alien and Blade Runner, or miracles of fusion of the historical with the fantastic like Gladiator, is that his philosophical, historical, religious and existential disquisitions often ended up in a generous approximation that watered down the enthusiasm for his formal universe.

Now in his 26th full-length film, and above all at the age of 84, Ridley Scott succeeds in surprising us with a story of many risks: the one adapted from the book by the American Eric Jager, which revolves around the last legally authorised duel to the death in medieval France on 29 December 1386.

Here then is The Last Duel without a single blemish, with a drastic harshness that in many ways refers back to the present. With two knights: once friends, then rivals, led by a sexual assault, a rape that the courts struggle to unravel. A challenge, in short, à la #MeToo. All to lead to what, in courtroom doubt, used to be called the 'judgement of God'. Whoever of the two ended up surviving was the chosen one by the hand of the Supreme Instance; and washed those of ordinary mortals. While, of course, for the reckless accuser, in case she was the loser's companion, there was the gallows.

Scott does not lose himself in those medieval intrigues. With his scriptwriters, he remembers the three mythical overlapping stories of Rashomon, one of Akira Kurosawa's many masterpieces. Each of the protagonists has his or her say, perhaps starting with the victim (a very well-balanced Jodie Corner), more likely by one of the three male characters played by the very experienced Matt Damon, Adam Driver and Ben Affleck.

A very measured rape, almost chamber music, surrounded by Ridley Scott's mastery in painting the violence of mass scenes. All the way to the epilogue in blood and snow, absurd in its bewilderment. But which conceals that homage to strong women that has always characterised, in the disorder of brutality, all Ridley Scott's films: from the Sarandon/Geena Davis couple in Thelma & Louise, then the cosmonaut Sigourney Weaver in Alien, the Sean Young of Blade Runner, Lieutenant Demi Moore in Private Jane, Juliane Moore in Hannibal, Marion Cotillard in A Very Good Year, Cate Blanchett in Robin Hood, Noomi Rapace and Charlize Theron in Prometheus, Cameron Diaz and Penelope Cruz in The Counselor, the Jessica Chastain of The Martian...

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