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DRUNK - UN ALTRO GIRO
(ANOTHER ROUND - DRUK)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 12 maggio 2021
 
di Thomas Vinterberg, con Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Magnus Millang, Lars Ranthe, Maria Bonnevie (Danimarca, 2020)
 

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Winston Churchill ha sconfitto Hitler, vinto la Seconda Guerra Mondiale, salvato l'umanità intera iniziando a bere fin dalla colazione del mattino? E' quanto conferma il regista danese di FESTEN (Premio della Giuria a Cannes 1998) iniziando con questa provocazione, ultima (e fra le più concrete) delle sue sempre esuberanti creazioni. Thomas Vinterberg ci ricorda allora come  lo psichiatra norvegese Finn Skarderud aveva messo in circolazione la teoria seconda la quale gli esseri umani nascono con un deficit alcolico di 0.5 grammi per litro di sangue. Di conseguenza, i quattro protagonisti di DRUNK (recente Oscar come Miglior film straniero) avranno tutto l'interesse nel colmare (ma senza eccedere) il loro tasso giornaliero. Primo fra tutti, l'ormai tedioso professore di storia Mads Mikkelsen (nuovamente impeccabile dopo il 2012 di LA CACCIA). Gli  basteranno Infatti pochi bicchierini appena sveglio per riconquistare, grazie alla sua leggera ma costante sbornia, l'interesse ed il rispetto dei propri sonnolenti allievi

Scagliarsi nei confronti del politicamente corretto seduce da sempre Vinterberg. Qui riesce a farlo. Ma senza cadere più di tanto in una certa prevedibilità che il tema, oltre che i precedenti di cineasta dal talento indubbiamente evidente, lasciavano presagire. Tragicomico più che sentenzioso, di conseguenza più vicino al suo eventuale modello che s'intuisce dietro l'angolo (la geniale bisboccia in HUSBANDS di John Cassavetes con i suoi indimenticabili quarantenni)  DRUNK riesce al regista danese. Senza cadere nel tranello che minacciava un tema del genere come il facile moralismo.

Vinterberg scherza con il fuoco ricorrendo a certi inserti che mostrano le propensioni non di certo inedite dei vari esperti in materia come Eltsin, Clinton, Sarkozy o Breznev. Ma la leggera miscela fra umorismo ed amarezza con la quale riesce a fondere i suoi quattro personaggi rende il film vicino agli spettatori; più vicino di quanto sia stata l'opera significativa ma a rischio di dimostrazione che ha preceduto DRUNK nella filmografia del regista danese. 

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Did Winston Churchill defeat Hitler, win World War II and save all humanity by starting to drink from breakfast in the morning? This is what the Danish director of FESTEN (Jury Prize at Cannes 1998) confirms with this provocation, the last (and one of the most concrete) of his always exuberant creations. Thomas Vinterberg then reminds us how the Norwegian psychiatrist Finn Skarderud put into circulation the theory that human beings are born with an alcohol deficit of 0.5 grams per litre of blood. As a result, the four protagonists of DRUNK (recently awarded the Oscar for Best Foreign Language Film) have every interest in replenishing (but not exceeding) their daily intake. First and foremost, the tedious history teacher Mads Mikkelsen (once again impeccable after 2012's THE HUNT). He needs only a few drinks when he wakes up to win back the interest and respect of his sleepy pupils thanks to his light but steady hangover.

Raging against political correctness has always seduced Vinterberg. Here he succeeds in doing so. But without falling too far into a certain predictability that the subject matter, as well as the filmmaker's undoubtedly talented track record, suggested. Tragicomic rather than sententious, consequently closer to his eventual model which can be sensed just around the corner (John Cassavetes' genial revelry in HUSBANDS with its unforgettable forty-year-olds) DRUNK succeeds for the Danish director. Without falling into the trap of easy moralism that threatens such a theme.

Vinterberg plays with fire by resorting to certain inserts that show the not unprecedented propensities of various experts on the subject such as Yeltsin, Clinton, Sarkozy or Brezhnev. But the light mixture of humour and bitterness with which he manages to blend his four characters makes the film close to the audience; closer than the significant but show-stopping work that preceded DRUNK in the Danish director's filmography.

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