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RIFKIN'S FESTIVAL Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 15 maggio 2021
 
di Woody Allen, con Wallace Shawn, Gina Gershon, Louis Garrel, Christoph Waltz, Elena Anaya, Sergi López (Stati Uniti, 2020)

Ottenibile in DVD/Blu-ray e disponibile in streaming/VOD

 
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Cinquantesimo film del grande vecchio; con, sotto forma di bonus, il piacere di ritrovarsi nelle sale, addirittura senza intervalli pubblicitari e scricchiolare di pop-corn.

Woody Allen gira ancora in Europa il film che voleva forse essere il suo ultimo; una risposta, in ogni modo, al disamore che gli viene ormai riservato a domicilio (dimenticando, e poi voltiamo finalmente pagina, che la giustizia americana abbia per ben due volte accantonato le indagini nei confronti del regista in quanto "il fatto non sussiste").

Girata nel 1919 a San Sebastiano, questa vicenda dai risvolti non particolarmente inediti di RIFKIN'S FESTIVAL racconta allora di un anziano critico cinematografico (Wallace Shawn): nel dubbio che la moglie (Gina Gershon) si sia invaghita di un regista vanesio ma sulla cresta dell'onda (Louis Garrel), decide finalmente di accompagnarla in quel festival. Incrociandosi così fatalmente con gli annosi luoghi comuni che caratterizzano il debordare delle manifestazioni cinefile.

E' un peccato veniale, la decisione del protagonista: anche se non arrischia di farsi mortale per un film che soffre, certo suo malgrado, di un dettaglio non indifferente: quello di seguire, a un solo anno più qualche mese di Covid di distanza, la precedente meraviglia di UN GIORNO DI PIOGGIA A NEW YORK, girata a ottantaquattro anni dal suo autore. Una visione poetica, con tre attori in stato di grazia, che concentrava tutto il piacere che il cinema è  ancora in grado di offrire; spesso esilarante, altrimenti critica, a tratti melanconica. Grazie (come è successo quasi sempre nella lunghissima carriera di Allen) a una scrittura di accuratissima precisione nella descrizione in immagini di sentimenti deliziosi. Una godibilità ineguagliabile: che, per quanto ammirevole e degna del massimo rispetto, appare per soli brevi tratti nel nuovo, ennesimo colpo di coda dell'inesauribile Woody.

Come gli succede forse definitivamente, il regista sostituisce la propria presenza nel ruolo con quella di un alter ego, il settantenne Wallace Shawn, già collaboratore del regista dai tempi di MANHATTAN, RADIO DAYS o OMBRE E NEBBIA. L'attore è in effetti più che scafato nelle varie sequenze-citazione che Allen costruisce attorno alle sue vicende;: sono tratte - e come dubitarne - dai capolavori d'Ingmar Bergman, Bunuel, Orson Welles, Truffaut o Godard. Ma si tratta di omaggi e intuizioni che il regista ha già utilizzato in passato, e quanto più sorprendentemente, al fine di sottolineare la propria filiazione al cinema europeo.

 Il grande Vittorio Storaro costruisce questi "sogni" in un bianco e nero impeccabile: ma queste riprese del passato finiscono per apparire un attimo scontate e macchinose. Così come le tante panoramiche della cittadina sul Golfo di Biscaglia: certo avvolte in una sapiente luce dorata dal direttore della fotografia, ma forse debitrici nei confronti dell'ente turistico locale. Sono osservazioni che vanno sfumate, nei confronti di un'opera gigantesca come la filmografia del cineasta. Anche nei suoi momenti minori le riflessioni auto ironiche di Woody Allen hanno raggiunto, dal 1969 dell'esordio con PRENDI I SOLDI E SCAPPA a oggi, un peso esistenziale e creativo che sconfina dalla sua abnorme dimensione temporale. Anche quelle di RIFKIN'S FESTIVAL volano allora alto su ciò che passa il nostro convento.

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Fiftieth film by the great old man; with, as a bonus, the pleasure of being in theatres again, even without commercial breaks and popcorn crunching.

Woody Allen is still making the film in Europe that was perhaps intended to be his last; a response, in any case, to the disdain that is now being shown for him at home (forgetting, and then finally turning the page, that the American courts have twice shelved their investigations against the director on the grounds that "there is no case").

Filmed in 1919 in San Sebastian, this story with its not particularly unprecedented aspects of RIFKIN'S FESTIVAL tells the story of an elderly film critic (Wallace Shawn) who, in the doubt that his wife (Gina Gershon) has fallen in love with a vain but successful director (Louis Garrel), finally decides to accompany her to the festival. Thus fatally crossing paths with the age-old clichés that characterise the overflow of cinephile events.

It is a venial sin, the protagonist's decision: even if it doesn't risk becoming fatal for a film that suffers, despite itself, from a not insignificant detail: that of following, just one byear plus a few months of Covid, the previous marvel of A RAINY DAY IN NEW YORK, shot at the age of 84 by its author. A poetic vision, with three actors in a state of grace, concentrating all the pleasure that cinema is still able to offer; often hilarious, otherwise critical, at times melancholic. Thanks (as has almost always been the case in Allen's very long career) to a writing of extremely accurate precision in the description in images of delightful feelings. An unparalleled enjoyability: which, however admirable and worthy of the utmost respect, appears for only brief stretches in the new, umpteenth coda of the inexhaustible Woody.

As is perhaps definitively the case with him, the director replaces his own presence in the role with that of an alter ego, the seventy-year-old Wallace Shawn, a former collaborator of the director since MANHATTAN, RADIO DAYS or SHADOWS AND FOG. The actor is in fact more than experienced in the various sequences-citations that Allen builds around his adventures: they are taken - and how can one doubt it - from the masterpieces of Ingmar Bergman, Bunuel, Orson Welles, Truffaut or Godard. But these are homages and intuitions that the director has already used in the past, and all the more surprisingly, to underline his filiation to European cinema.

 The great Vittorio Storaro constructs these "dreams" in impeccable black and white, but these shots of the past end up looking a little obvious and cumbersome. Like the many panoramic shots of the town on the Bay of Biscay: certainly enveloped in a skilful golden light by the director of photography, but perhaps indebted to the local tourist board. These are observations that must be nuanced in the face of a work as gigantic as the filmmaker's filmography. Even in his lesser moments, Woody Allen's self-ironic reflections have, since his debut in 1969 with TAKE THE MONEY AND RUN, achieved an existential and creative weight that goes beyond his abnormal temporal dimension. RIFKIN'S FESTIVAL's reflections also fly high on what passes for our convent.

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