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BLADE RUNNER 2049 Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 16 ottobre 2017
 
di Denis Villeneuve, con Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Jared Leto, Robin Wright (Stati Uniti, 2017)
 

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In epoca non proprio idealista come l’attuale quella di Blade Runner 2049 rappresenta, prima di ogni altra cosa una sfida ardita. "Mi è stata proposta, non avrei mai osato avere quest’idea". A dirlo è il canadese Denis Villeneuve, l’autore ormai grande di Prisoners, Sicario e Arrival . Ha avuto il coraggio di dare un seguito all’originale di Ridley Scott, del quale esistono sette aggiornamenti, dopo la versione iniziale dal successo incerto. Oggi, divenuta una degli oggetto cinematografico di culto per eccellenza da portare sull’isola deserta.

Realizzato nel 1981, il Blade Runner originale era immaginato svolgersi nel 2019. Cosi l’avevamo accolto: "Il protagonista Harrison Ford è una replica dei Bogart, dei Cagney; degli investigatori privati ormai in pensione, ma costretti da un avvenimento eccezionale a ritornare in attività. Lo sfondo, il tono è invece da fantascienza: ma moderata, ancorata al ricordo dell’epoca del noir. Una Los Angeles del 2019: che permette a Ridley Scott effetti speciali ormai tradizionali, piccole astronavi, gadgets elettronici. Il tutto in un universo che ancora ci appartiene, taxi aerei, le città satellite che si perdono con le loro luci nel cielo, la metropoli sottostante non molto dissimile dalle Chinatown attuali. Cosi, quando il nostro cacciatore di "replicanti" (una specie di superuomini creati geneticamente per colonizzare le galassie, ma rivoltatisi in seguito contro i terrestri) si mette a cacciare le sue prede, lo fa nelle vie affollate da venditori ambulanti, fra passanti che circolano con l'ombrello aperto, tra ragazzini non molto dissimili, sotto le loro vesti eccentriche, dai nostri."

Nel Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve accade proprio il contrario. Il seguito della vicenda, sempre ispirata ai romanzi di Philip K. Dick, affonda ormai in un universo post-apocalittico, fra scheletri di grattacieli appena intravvisti attraverso la foschia dell’irreversibile inquinamento radioattivo, il deserto circostante, l’umanità quasi interamente evacuata verso pianeti dalla vivibilità più decente. Filmata dall’immenso Roger Deakins (l’autore tra l’altro di tutta l’opera dei fratelli Coen) ecco allora una vicenda, non sempre evidente, pure intercalata da momenti di stasi, ma che si significa meravigliosamente grazie alla scenografia, ad una magnifica ambientazione. A Villeneuve riesce allora l’impossibile: la fedeltà all’approccio di Ridley Scott (rimasto a disposizione dietro le quinte), le citazioni e i riferimenti. Ma attraverso un cammino opposto, assolutamente personale. Quello di un blockbuster solo in apparenza, di un residuo di narrazione che invita continuamente alla contemplazione e alla riflessione. Che ricorre all’azione quasi per obbligo, contravvenendo a quella precipitazione divenuta una delle piaghe del cinema contemporaneo; immedesimando cosi lo spettatore in un progressivo processo ipnotico.

L’agente di polizia K (un melanconico Ryan Gosling, dalla memorabile adeguatezza) dovrà allora ritrovare l’anziano blade runner scomparso da trent’anni; al quale Harrison Ford apporta non solo un proprio profilo ormai mitico, ma l’approfondimento ancora umano che sembrava ormai scomparso. Sarà a lui di commuovere (cosa non evidente in questo genere di operazione): fondendo alla sua, di icona, quelle di Sinatra, Elvis e Marylin...

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In this less-than-idealistic age, Blade Runner 2049 is, above all, a bold challenge. "It was proposed to me, I would never have dared to have this idea". So says Canadian Denis Villeneuve, the now great director of Prisoners, Sicario and Arrival. He had the courage to follow up Ridley Scott's original, of which there are seven updates, after the initial version was of uncertain success. Today, it has become one of the cult cinematic objects par excellence to take to the desert island.

Made in 1981, the original Blade Runner was imagined to take place in 2019. This is how we greeted it: "The protagonist Harrison Ford is a replica of the Bogarts, of the Cagneys; of private detectives who are now retired, but forced by an exceptional event to return to activity. The background, the tone is instead science fiction: but moderate, anchored in the memory of the noir era. A 2019 Los Angeles: which allows Ridley Scott traditional special effects, small spaceships, electronic gadgets. All in a universe that still belongs to us, air taxis, satellite cities lost with their lights in the sky, the metropolis below not very dissimilar to today's Chinatowns. So when our hunter of "replicants" (a kind of superhuman genetically created to colonise the galaxies, but who later turned against the earthlings) starts to hunt his prey, he does so in the streets crowded with street vendors, among passers-by who walk around with their umbrellas open, among kids not very different, under their eccentric clothes, from ours."

In Denis Villeneuve's Blade Runner 2049, just the opposite happens. The sequel to the story, again inspired by the novels of Philip K. Dick, now sinks into a post-apocalyptic universe, amidst skeletons of skyscrapers barely glimpsed through the haze of irreversible radioactive pollution, the surrounding desert, humanity almost entirely evacuated to planets with more decent living conditions. Filmed by the immense Roger Deakins (the author of all of the Coen brothers' work), the story is not always clear, even interspersed with moments of stasis, but it is wonderfully meaningful thanks to the set design and the magnificent setting. Villeneuve achieves the impossible: fidelity to Ridley Scott's approach (he remained available behind the scenes), quotations and references. But through an opposite path, absolutely personal. That of a blockbuster only in appearance, of a residual narrative that continually invites contemplation and reflection. Which resorts to action almost out of obligation, in contrast to that hastiness that has become one of the plagues of contemporary cinema; thus immersing the spectator in a progressive hypnotic process.

The police officer K (a melancholic Ryan Gosling, with a memorable adequacy) will then have to find the elderly blade runner who disappeared thirty years ago; to whom Harrison Ford brings not only his own now mythical profile, but the still human depth that seemed to have disappeared. It will be up to him to move (which is not obvious in this kind of operation): by merging his own icon with those of Sinatra, Elvis and Marilyn...

    

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