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LA LEGGE DEL DESIDERIO
(LA LEY DEL DESEO)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 7 luglio 1988
 
di Pedro Almodóvar, con Eusebio Poncela, Carmen Maura, Antonio Banderas, Miguel Molina, Bibi Andersen, Augustin Almodóvar, Pedro Almodóvar (Spagna, 1986)
 

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Trentanovenne figlio della "movida" madrilena (qualcosa fra il punk e l'underground), autodidatta a colpi di superotto e romanzi-porno, attore e persino cantante sulle tracce di Prince, Pedro Almodovar è uno di quei personaggi da prendere con le molle.Poco a poco (dev'essere ormai al suo quinto o sesto lungometraggio) il suo cinema si fa luce nei festival, nelle sale specializzate, ed ora sui nostri schermi, notoriamente poco inclini agli sperimentalismi. Senza smorzare i toni, irritando o divertendo, tracciando nel bene o nel male (ma con quale faccia distinguere questi valori nel calderone audiovisivo dei nostri tempi ?) una sua strada discutibile ma certamente non anonima.


Che Almodovar (l'opera del quale, ad eccezione di MATADOR, resta tutta da scoprire) persista nel ruolo di provocatore è indubbio. Basta dare un'occhiata alla sinossi di LA LEGGE DEL DESIDERIO: Pablo, regista di successo, seduce due ragazzi, Juan il puro e Antonio il perverso. Geloso, il secondo uccide il primo. Mentre Pablo abita con la sorella, Tina, transessuale in seguito ad un'operazione chirurgica, sopportata in giovane età per soddisfare i desideri del padre incestuoso...Che accanto a questa volontà di provocazione coesista la possibilità di salire un gradino sulla scala delle esigenze artistiche è un'altra cosa (anche se qualcuno, in Spagna, si è affrettato a scoprire un nuovo Bunuel). A tratti Almodovar riesce a distaccarsi dal suo oggetto (non necessariamente di desiderio, visto che finora era considerato uno specialista di ritratti femminili...), a calcare le tinte anche espressive per far opera di dissacrazione, sovversione, umorismo. Per poi cadere nel tranello, sinceramente rifritto fino alla noia, dell'Amore e Morte, sulle vie della Passione che tutto sublima e via dicendo.Talvolta parte da premesse acute, come quella del miscasting, l'arte di scegliere volutamente a rovescio gli attori in funzione dei personaggi: qui Carmen Maura, attrice-feticcio del regista, appare nelle vesti del fratello transessuale. Mentre Bibi Anderson, il travestito piu' noto di Spagna è impiegato paradossalmente in quello della madre della ragazzina che vive con il travestito. Altre volte, sembra perdersi in molti compiacimenti: in un verismo sfrontato anche se curioso, che non sempre riesce a farsi lirismo. Quasi che al nostro provocatore mancasse il coraggio -magari espressivo- per lasciarsi andare completamente a quel delirio creativo che non puo' nascere soltanto dal soggetto. E che da sempre è stato componente determinante dei discorsi di Spagna.

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Thirty-nine years old son of the Madrid "movida" (something between punk and underground), self-taught by superottos and novels-porn, actor and even singer in the footsteps of Prince, Pedro Almodovar is one of those characters to be taken with a grain of salt.Little by little (he must be in his fifth or sixth feature film by now) his cinema is shining in festivals, in specialized theaters, and now on our screens, notoriously disinclined to experimentalism. Without dumbing down, irritating or entertaining, tracing for better or worse (but with what face to distinguish these values in the audiovisual cauldron of our times ?) his own questionable but certainly not anonymous path.


That Almodovar (whose oeuvre, with the exception of MATADOR, remains undiscovered) persists in the role of provocateur is unquestionable. Just take a look at the synopsis of THE LAW OF DESIRE: Pablo, a successful filmmaker, seduces two boys, Juan the pure and Antonio the perverse. Jealous, the latter kills the former. While Pablo lives with his sister, Tina, a transsexual following surgery, endured at a young age to satisfy the desires of his incestuous father...That alongside this desire for provocation coexists the possibility of climbing a rung on the ladder of artistic needs is another matter (although some, in Spain, were quick to discover a new Bunuel). At times Almodovar succeeds in detaching himself from his object (not necessarily of desire, since up to now he was considered a specialist in female portraits...), in treading the even expressive hues to make a work of desecration, subversion, humor. Only to fall into the pitfall, sincerely refracted to the point of boredom, of Love and Death, on the ways of the Passion that sublimates everything, and so on.Sometimes he starts from acute premises, such as that of miscasting, the art of deliberately choosing actors backwards to suit the characters: here Carmen Maura, the director's actress-fetish, appears in the guise of her transsexual brother. While Bibi Anderson, Spain's best-known transvestite is paradoxically employed in that of the mother of the little girl who lives with the transvestite. At other times, he seems to get lost in a lot of complacency: in a cheeky though curious verismo that does not always succeed in becoming lyricism. Almost as if our provocateur lacked the courage -maybe expressive- to let himself go completely to that creative delirium that cannot arise from the subject alone. And which has always been a determining component of Spain's discourses.

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