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THE MANCHURIAN CANDIDATE
(THE MANCHURIAN CANDIDATE)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 14 novembre 2004
 
di Jonathan Demme, con Denzel Washington, Meryl Streep, Liev Schreiber, John Voight, Bruno Ganz (Stati Uniti, 2004)

Ottenibile in DVD/Blu-ray

 

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Quando si dice il caso, o la fortuna. Nel 1962 John Frankenheimer gira un film ormai cult con Frank Sinatra e Laurence Harvey, THE MANCHURIAN CANDIDATE (VA' E UCCIDI). La paranoia era forse la stessa: ma allora era di moda il maccartismo, la guerra fredda ed i complotti cino-sovietici. E la vicenda (tratta da un romanzo di Richard Condon) era quella di una pattuglia di soldati americani fatta prigioniera durante la guerra di Corea: ipnotizzati e rimandati in patria, ormai diventati delle sorta di robot nelle mani di Stalin e Mao. In particolare il sergente Shaw, supereroe di guerra dal cervello lavato, destinato ad uccidere il Presidente prima di farsi eleggere a sua volta; condizionato, oltre che dai rossi, da una madre di estrema sinistra, travestita da falco maccartista e incestuosa. Fanta-politica e piuttosto folle, certo. Solo che, pochi giorni dopo, John Kennedy veniva assassinato per davvero.

Quarant'anni più tardi, l'autore pure un po' luciferino de IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI (ma pure dell'impegno civile di PHILADELPHIA) non può che mescolare le carte: i cattivi comunisti sono diventati gli strateghi delle multinazionali, la guerra è la prima contro Saddam Hussein, l'ipnotismo è stato sostituito da una più fantascientifica criobiologia grazie alla quale si introducono dei chips nelle vittime, una mostruosa (a giusto titolo) Meryl Streep ha sostituito Angela Landsbury nel ruolo della madre perversa, Denzel Washington propone tutto il suo lucido, trasparente carisma al posto che fu di Sinatra; e il protagonista-candidato Liev Schreiber è bravissimo ed inquietante, in ambiguità, energia e fragilità.

Ma, si diceva, il caso: proprio all'inizio delle riprese del MANCHURIAN 2, gli Stati Uniti invadono l'Irak, e i retroscena degli interessi Bush, Halliburton, Cheaney vengono rivelati al grande pubblico. Come dice Jonatham Demme:la motivazione è sempre quella, la paura del mondo esterno. Negli anni Cinquanta era il comunismo, oggi è il terrorismo. Grazie alla paura si può arrivare a controllare il pensiero. La paura conduce la gente ad accettare un governo nel quale non si riconosce pienamente, ad ammettere leggi inaccettabili se invocate in nome della sicurezza. Memore del fatto di dover molte delle sue fortune al terribile Hannibal Lecter interpretato da Anthony Hopkins, Demme non rinuncia a qualche evasione nel fantastico: ed è proprio a colpi di morsi ed a qualche divagazione para-chirurgica che le manipolazioni vengono svelate. Ma uno dei pregi del film, in epoca di eccessi spettacolari, è di costruirsi su una impeccabile decostruzione della realtà. Da un lato il fantastico e solo un sospetto di horror; ma, dall'altro, il taglio preciso ed incalzante, il montaggio serrato della realtà tipica delle news. Il cinema, a questo punto politico, del presente. Come riesce a fare Spielberg all'interno degli schemi della commedia agrodolce di THE TERMINAL, cosi Demme nelle sue fantasie rimane con i piedi ben piantati sulla terra dei tempi in cui viviamo. E alla vanità della fantascienza sostituisce l'urgenza dei riferimenti ad una attualità che, a tempi del primo MANCHURIAN, aveva disturbato il potere al punto di farlo ritirare dagli schermi da Sinatra.

Una famiglia potentissima che condiziona il proprio erede perché raggiunga il potere dopo la ricchezza, i grandi trust a livello globale che governano il gioco, le speculazioni sull'eroismo guerriero in funzione elettorale: Jonathan Demme ed i suoi impeccabili attori costruiscono una serie di piste che s'ingegnano ad imbrogliare, fino al rischio di perdervisi assieme allo spettatore. Più vicino alla drammaturgia hitchcockiana che all'analisi razionale dell'Oliver Stone di JFK è proprio grazie alla lucidità ed al piacere di quella meccanica che la denuncia di THE MANCHURIAN CANDIDATE rappresenta un nuovo esempio di come la parte migliore di Hollywood riesca a guardare in sé stessa come poche altre cinematografie al mondo. Araba fenice, capace d risorgere proprio quando pare sommersa dalle ceneri delle banalità imperanti nel mondo dello spettacolo.

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Talk about chance, or luck. In 1962 John Frankenheimer made a now cult film starring Frank Sinatra and Laurence Harvey, THE MANCHURIAN CANDIDATE (GO AND KILL). The paranoia was perhaps the same: but then McCarthyism, the Cold War and Sino-Soviet plots were all the rage. And the story (based on a novel by Richard Condon) was that of a patrol of American soldiers taken prisoner during the Korean War: hypnotized and sent back home, now becoming sort of robots in the hands of Stalin and Mao. Particularly Sergeant Shaw, a brainwashed war superhero destined to kill the President before getting elected himself; conditioned, besides the Reds, by a far-left mother, disguised as a McCarthyist, incestuous hawk. Fanta-political and pretty crazy, sure. Only, a few days later, John Kennedy was assassinated for real.

Forty years later, the even somewhat luciferous author of THE SILENCE OF THE LAMBS (but also of the civic engagement of PHILADELPHIA) can only shuffle the cards: communist villains have become the strategists of multinational corporations, the war is the first against Saddam Hussein, hypnotism has been replaced by a more sci-fi cryobiology by which chips are introduced into the victims, a monstrous (rightfully so) Meryl Streep has replaced Angela Landsbury in the role of the perverted mother, Denzel Washington offers all his polished, transparent charisma in the place that was Sinatra; and the lead-candidate Liev Schreiber is bravura and disturbing in ambiguity, energy and fragility.

But, it was said, chance: at the very beginning of the filming of MANCHURIAN 2, the United States invades Iraq, and the background of the Bush Halliburton Cheaney interests are revealed to the general public As Jonatham Demme says: The motivation is always that, fear of the outside world. In the 1950s it was communism, today it is terrorism. Through fear one can come to control thought. Fear leads people to accept a government in which they do not fully recognize themselves, to admit unacceptable laws when invoked in the name of security. Mindful that he owes many of his fortunes to the terrible Hannibal Lecter played by Anthony Hopkins, Demme does not shy away from a few escapades into the fantastic: and it is by biting and a few para-surgical digressions that the manipulations are revealed. But one of the film's merits, in an age of spectacular excess, is that it builds on an impeccable deconstruction of reality. On the one hand, the fantastic and just a suspicion of horror; but, on the other, the precise and pressing cut, the tight editing of reality typical of the news. Cinema, at this point political, of the present. As Spielberg succeeds within the patterns of the bittersweet comedy of THE TERMINAL, so Demme in his fantasies remains with his feet firmly planted on the ground of the times in which we live. And to the vanity of science fiction he substitutes the urgency of references to a topicality that, at the time of the first MANCHURIAN, had disturbed the powers-that-be to the point of having Sinatra withdraw it from the screens.

A high-powered family conditioning its heir to achieve power after wealth, large global trusts ruling the game, speculation about warrior heroism as an electoral function-Jonathan Demme and his impeccable actors construct a series of leads that contrive to cheat, even to the point of getting lost along with the viewer. Closer to Hitchcockian dramaturgy than to the rational analysis of JFK's Oliver Stone, it is precisely because of the lucidity and pleasure of that mechanics that the denunciation of THE MANCHURIAN CANDIDATE represents a new example of how the best part of Hollywood manages to look into itself like few other cinematographies in the world. A phoenix, capable of rising again just when it seems submerged in the ashes of the banalities prevailing in the world of entertainment.

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