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KIKA - UN CORPO IN PRESTITO
(KIKA)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 14 febbraio 1994
 
di Pedro Almodovar, con Victoria Abril, Veronica Forqué, Peter Coyote (Spagna, 1993)
 

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Ex-psicologa (Victoria Abril, in uno dei ruoli che deve esserle costato più fatica) si veste - oltre che dal sempre sensazionale Jean-Paul Gaultier - da reporter per la TV spazzatura: tuta da robot, telecamera incorporata nell'elmetto, seni facenti funzione riflettore. A caccia di stupri, flagellazioni ed omicidi, destinati alla sua emissione destroy ed alla scalata del famigerato audimat, il suo rappresenta il primo personaggio totalmente negativo del cinema di Almodovar. Per scombiccherati che fossero, tutti quelli dei suoi nove film precedenti avevano perlomeno una scusa: doversi difendere dalla mitica legge del desiderio, così brillantemente illustrata dal re della movida

Alla bella Victoria si oppone Kika. Che, come tutte le eroine di Almodovar, vive di fantasia e - soprattutto - di bei colori saturati: finirà per farcela poiché, come sappiamo, tutti gli eroi almodovariani muoiono soltanto per poter essere finalmente amati. E qui non era il caso.

Scosso forse dalla critiche che volevano i suoi due ultimi LEGAMI e TACCHI A SPILLO eccessivamente inquinati dalle concessioni al box-office internazionale, Almodovar ha voluto incattivire i toni. Anche se condotta con la coerenza che gli è stata sempre riconosciuta non è detto che l'operazione - un po' lunghetta - gli sia riuscita appieno. Anche per un ex mago delle notti madrilene non è così semplice reindossare le vesti del lupo, dopo averle barattate con quelle dell'agnello.

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An ex-psychologist (Victoria Abril, in one of the roles that must have cost her the most effort), she is dressed-as well as by the always sensational Jean-Paul Gaultier-as a reporter for junk TV: robot suit, camera built into helmet, breasts acting as reflector. On the hunt for rape, flagellation and murder, destined for his destroy issue and the ascent of the notorious audimat, his represents the first totally negative character in Almodovar's cinema. Discombobulated as they were, all those in his previous nine films had at least one excuse: having to defend themselves against the mythical law of desire, so brilliantly illustrated by the king of the movida

The beautiful Victoria is opposed by Kika. Who, like all Almodovar's heroines, thrives on fantasy and - above all - on beautiful saturated colors: she will eventually succeed since, as we know, all Almodovarian heroes die only so that they can finally be loved. And that was not the case here.

Shaken perhaps by the criticism that wanted his last two ATAME! and TACONES LEJANOS overly polluted by concessions to the international box-office, Almodovar wanted to toughen the tone. Although conducted with the consistency he has always been known for, it is not necessarily the case that the operation-a bit of a lengthy one-has succeeded him fully. Even for a former magician of Madrid nights, it is not so easy to put on the wolf's robes again, after having traded them for those of the lamb.

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