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IL CAPITALE UMANO Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 3 marzo 2014
 
di Paolo Virzì, con Fabrizio Bentivoglio, Fabrizio Gifuni, Valeria Bruni Tedeschi, Matilde Gioli, Valeria Golino, Gigio Alberti, Giovanni Anzaldo, Guglielmo Pinelli, Luigi Lo Cascio (Italia, 2014)
 
Paolo Virzi' ama i film corali, incollarsi alla sua girandola d'attori, osservarli assieme agli ambienti che li contengono; con un'intelligenza che ritroviamo raramente nel cinema di casa sua. Un cinema che si vuole sempre popolare, che diverte, ma senza rinunciare a riflettere; che fa satira ma non farsa, con una voglia di analisi sociale, d'indagine dei comportamenti che fa probabilmente di IL CAPITALE UMANO il film italiano più acuto dell'anno. Quanto precede pare il manifesto di quella che Paolo Virzi' predilige da sempre, la matrice più' nobile della commedia all'italiana frequentata dall'esordio di OVOSODO alle riuscite costanti di LA PRIMA COSA BELLA, TUTTA LA VITA DAVANTI, CATERINA VA IN CITTA'. Eppure, anche se per nostro indubbio piacere questo suo ulteriore capitolo conserva certe risonanze - estetiche, sonore - dei Germi, Monicelli o Risi, il suo nuovo film è innovativo e maturo. In parte, perché cavalca il successo del romanzo americano di Stephen Amidon, ambientato nel Connecticut, da cui è tratto; dall'altra, poiché sembra (quasi) abbandonare la commedia a favore di atmosfere più cupe da noir se non proprio da thriller, misurandosi fuori dagli umori un po' regionalistici della satira centromeridionale cara al regista di Livorno.

Così, questo mix di destini brianzoli che lega la viscida ambiguità della scalata sociale di un immobiliarista (un Fabrizio Bentivoglio straordinario nel suo modo di collocarsi sopra le righe) al finanziere cinico " mago della finanza tossica" (Fabrizio Gifuni, determinatissimo) spalanca nuovi orizzonti. Si fa specchio significativo del teatro spicciolo che sta a monte della crisi economica che conosciamo; e, nel profondo di una Brianza mai descritta con tanta baldanza si trascina appresso le altre componenti del mosaico. Due mogli dalla interessante, contrapposta reazione psicologica e quindi esistenziale (Valeria Bruni Tedeschi e Valeria Golino); e, soprattutto, il coro degli adolescenti, sul quale finiscono per ripercuotersi con indubbia partecipazione emotiva le conseguenze del meschino teatro fra avidità e valori fasulli che li sovrasta.

Virzi rinchiude la struttura in capitoli, con continui ritorni nel tempo, prospettive diverse a seconda dei punti di vista. Una meccanica sperimentata, che ha pure qualche inciampo e ovvietà. Ma a rilanciare di continuo il film è la forza dell'attenzione psicologica concessa ad ognuno dei personaggi, la qualità della loro interpretazione, l'acume dello spaccato epocale.


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