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A CHIARA Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 28 ottobre 2021
 
di Jonas Carpignano, con Swamy Rotolo, Claudio Rotolo, Grecia Rotolo, Giuseppina Palumbo. (FOR ENGLISH VERSION SEE BELOW) (Italia, 2021)
 

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Cresce l’attenzione per quella che si sta scoprendo come una visione cinematografica particolare. E’ quella di Jonas Carpignano, il regista italoamericano che si è imposto alla recente Quinzaine di Cannes ed è uscito ora nelle sale con A Chiara, completando così la trilogia girata a partire dal 2015 a Goia Tauro e composta da Mediterraneo e A Ciambra.

Qualcuno che sull’argomento la sa lunga come Martin Scorsese di Carpignano se n’era già accorto: e la conferma, per certi versi clamorosa, giunge ora con questa vicenda di una giovane che scopre soltanto a quindici anni quanto il suo genitore amato sia coinvolto nei traffici della ‘ndrangheta locale.

L’argomento non è nuovo. Ma come sempre, e non solo al cinema, a contare è il “modo” usato dal giovane cineasta, rientrato da New York in Calabria per rimanerci dieci anni. Carpignano non rivela molte cose che noi ignoriamo, ma gira il suo film fondendo due modi non così semplici da accomunare: quello del documentarista con quello dell’inventore di una finzione. Già il protagonista del precedente, più che interessante A Ciambra  era illetterato: e il regista doveva ogni mattina spiegargli a voce quanto avrebbe dovuto interpretare. Non molto dissimile, il mondo di (piccola, ma proprio per questo autentica) criminalità con il quale è confrontata progressivamente la protagonista di A Chiara è interpretato da attori non professionisti. Essi fanno parte della vera famiglia di Swamy Rotolo, con la quale intrattiene rapporti che s’intuisce ben presto essere autentici nelle sue modalità  impreviste e incontrollate. Un esplosivo micromondo famigliare che la lunga sequenza iniziale di una debordante festa di compleanno quasi  s’imporrà sullo spettatore; e che Carpignano s’incaricherà di inserire in seguito in una struttura narrativa redatta da lui stesso.

Piccoli lavoratori; ad immagine, ma solo in apparenza, dello sguardo di Carpignano: lontano dalla dimensione epica di quello di un film come Gomorra di Matteo Garrone e Roberto Saviano. Per non dire di quello abnorme che, dopo essersi sradicato un secolo or sono dalle realtà confidenziali come quelle di Gioia Tauro, ha attraversato gli oceani per costruire la sfavillante dimensione hollywoodiana. La bravissima Swamy Rotolo attraverserà realtà ancestrali: alla rivelazione Jonas Carpignano il compito di ricondurle alle dimensioni del presente.

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Attention is growing for what is being discovered as a particular cinematic vision. It's that of Jonas Carpignano, the Italian-American director who made a name for himself at the recent Cannes Quinzaine and has now been released in cinemas with A Chiara, thus completing the trilogy shot starting in 2015 in Goia Tauro and consisting of Mediterraneo and A Ciambra.

Someone who knows a lot about the subject, such as Carpignano's Martin Scorsese, had already noticed: and the confirmation, in some sensational ways, now comes with this story of a young girl who discovers only at the age of fifteen how her beloved parent is involved in the trafficking of the local 'ndrangheta.

The subject is not new. But as always, and not only in cinema, what counts is the "way" used by the young filmmaker, who returned from New York to Calabria to stay for ten years. Carpignano does not reveal many things that we are unaware of, but he makes his film by merging two modes that are not so easy to unite: that of the documentary filmmaker with that of the inventor of fiction. The protagonist of the previous, more than interesting A Ciambra was already illiterate: and the director had to explain to him every morning what he was supposed to interpret. Not very different, the world of (small, but precisely for this reason authentic) criminality with which the protagonist of A Chiara is progressively confronted is played by non-professional actors. They are part of Swamy Rotolo's real family, with whom she has relations that we soon realise are authentic in their unexpected and uncontrolled ways. An explosive family micro-world that the long opening sequence of an overflowing birthday party almost imposes on the spectator, and that Carpignano will then insert into a narrative structure he has drawn up himself.

Small workers; in the image, but only in appearance, of Carpignano's gaze: far from the epic dimension of that of a film like Gomorra by Matteo Garrone and Roberto Saviano. Not to mention the abnormal one which, after uprooting itself a century ago from the confidential realities of Gioia Tauro, crossed the oceans to build the glittering Hollywood dimension. The talented Swamy Rotolo will cross ancestral realities: it is up to Jonas Carpignano to bring them back to the dimensions of the present.

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