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PASSIONE D'AMORE Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 18 giugno 1981
 
di Ettore Scola, con Valeria D'Obici, Bemard Giraudeau, Laura Antonelli, Massimo Girotti, Bernard Blier, Jean-Louis Trintignant (Italia - Francia, 1981)
Si chiama Fosca, l'ormai celebre "brutta" di Passione d'amore che riesce a conquistare il bel tenente, soffiandolo nientemeno che a Laura Antonelli. Ed era la protagonista di un romanzo dell'Ottocento dal quale è tratto il film, scritto da Igino Tarchetti. Un romantico così romantico da aggiungersi un Ugo al nome, in omaggio al Foscolo. Più che brutta, credetemi, Fosca è un mostro. Tanto da vivere relegata in una guarnigione militare, nascosta dalla vista del mondo, presso uno zio che è il comandante dell'avamposto. Per chi conosce un poco Scola, per chi ha visto uno dei suoi film più belli, Una giornata particolare, le ragioni dell'interesse del regista per questo modesto frammento di letteratura saranno quindi a questo punto, evidenti. Perché per Scola, per una parte del suo cinema, i veri valori, un modo autentico di afferrare la vita, e le vere sopraffazioni riguardano appunto i diversi. Si può essere dei diversi fisicamente, psicologicamente, socialmente, politicamente: si può essere messi al margine in quanto di idee politiche diverse, in quanto omosessuali, o anche in quanto donne.

La bruttezza è una di queste ragioni di emarginazione e, manco a farlo apposta, colpisce soprattutto la donna. Non solo: ma esiste tutta una filosofia, una tradizione e un'estetica che fa del Bello il centro delle virtù. E, all'opposto, del brutto il simbolo del male, di tutto ciò che bisogna ignorare o addirittura respingere.

Scola ha situato la sua eroina in un mondo di militari, e non a caso. Nella sciocca geometria dei gesti, della mentalità militare, nella monotona consuetudine di un mondo privo di fantasia, di comunicativa, per non parlare di humour (un elemento sul quale il regista, da buon erede della tradizione italiana, insiste a più riprese) la tragica solitudine di Fosca risalta ancora maggiormente.

È proprio in questo inserimento del diverso in un mondo che, per tradizione, non accetta tutto quello che sfugge ad una determinata logica, che sono le cose più riuscite del film. L'arrivo del bel tenente nella guarnigione isolata (si pensa non poco all'universo straordinario de IL Deserto dei tartari, quello di Buzzati ma anche quello di Zurlini), la sua curiosità che finisce col trasformarsi in attrazione, quasi morbosa, per ciò che è differente, la figura velata di nero della donna che sfila attraverso i militari impettiti, tutto trascrive esteticamente con sensibile emozione il pensiero del regista.

Il punto critico del film si pone però oltre: quando si tratta di interiorizzare il discorso. D far accettare al bel tenente (ma ancor più a noi spettatori) la bruttezza di Fosca. Quando bisogna superare le apparenze per giungere ad una visione interiore e morale, che trascenda l'evidenza delle immagini.

Scola aveva due strade per arrivarci, quella dell'umorismo (che gli avrebbe permesso di sdrammatizzare gli aspetti esteriori del racconto, l'evidenza realistica delle immagini); e quella del fantastico, che egualmente ci avrebbe fatto accettare qualsiasi cosa. Purtroppo per il film, l'arma dell'umorismo è del tutto spuntata. Le facezie grossolane dei militari rimangono tali, la satira distaccata, la farsa lontana. Siamo, cioè, sempre più vicini al dramma, anche perché, ma mano che il film prosegue, il giochetto ambiguo del tenente sembra trasformarsi, più che in una tentazione morbosa, in una specie di corsa suicida alla morte. Tanto lugubremente è descritta la figura della donna. Ma questo rapporto di amore e odio, di attrazione nei confronti del mistero supremo della morte, sarebbe forse riuscito ad un maestro del fantastico. Allora un delirio barocco, una trasfigurazione della realtà in un mondo di sogni o di incubi avrebbe reso credibile alla nostra immaginazione quello che invece gli occhi rifiutano di accettare. Il nocciolo e proprio qui: quando il tenente accetta di amare, o perlomeno di condividere il destino di Fosca, non uno degli spettatori tori in sala ci casca... Scola non è un regista barocco. Ha scritto il suo film con lo stesso stile controllato e riflessivo col quale aveva girato Una giornata particolare. Ma la storia, l'epoca, l'ambiente, l'estetica da affrontare in Passione d'amore erano diversi. E la scrittura del film, semplicemente, non si adatta ai temi sollevati. Creato con la serietà e l'intelligenza che contraddistinguono le opere del regista, Passione d'amore rimane semplicemente un film sbagliato?


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