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BALLANDO, BALLANDO
(LE BAL)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 13 settembre 1984
 
di Ettore Scola (Uscito in DVD e BLU-RAY) (Italia - Francia, 1983)
 

Non un solo ballo. Ma una successione di balli, otto per la precisione. Tutti ambientati nella medesima sala, in otto momenti che marcano la Storia francese dal 1936 ai nostri giorni: il Fronte popolare, la Guerra, la Liberazione, gli Americani, gli anni cinquanta, il Maggio 68, fino al 1983. Gli attori sono 23: meravigliosi trasformisti, essi interpretano in ogni scena un personaggio differente. Ad eccezione del barista che "invecchia" di epoca in epoca. Il fascino del film di Scola sta innanzitutto nella grande qualità di uno spettacolo teatrale, quello del Campagnol diretto da Jean-Claude Penchenat. Degli attori che, senza pronunciare una sola parola, reinterpretano in una mimica e in una coreografia impeccabile, il rituale immutabile di un incontro senza domani. L'illusione di una conoscenza che dura il tempo di un tango. Fuori dal teatro, si fanno cinquant'anni di Storia: ma all'interno gli uomini si lasciano, con l'identica ignoranza del prossimo di quando hanno fatto il loro ingresso in sala. Ma Le bal non è uno sguardo, sentimentalmente facile, sulla solitudine del sabato sera. E nemmeno quella caricatura che il primo piano sui personaggi potrebbe far temere.

E proprio da questo fatto che noi realizziamo immediatamente come non si tratti soltanto di teatro filmato, ma di un'opera che appartiene di diritto anche ad Ettore Scola; e che se il film è riuscito è proprio perché riesce a fondere l'interesse di un discorso teatrale di grande efficacia ed intelligenza ad una visione cinematografica equivalente. Il senso del ridicolo, della caricatura quindi, non è mai fine a se stesso nel cinema dell'autore de IL sorpasso: al contrario, conduce sempre ad un'analisi di comportamento psicologica e sociale. Così, se IL BALLO si svolge tutto nel medesimo locale, non è soltanto a causa della propria origine teatrale. Ma perché tutto il cinema di Scola tende a concentrarsi in un singolo microcosmo: la catapecchia di Brutti sporchi e cattivi, il palazzo di Una giornata particolare, la terrazza del film omonimo, la caserma di Passione d'amore e persino la carrozza di La nuit de Varenne.

Questo procedimento, caro a Scola, di restringere i significati in uno spazio ben delimitato non va sicuramente inteso in termini di estetica teatrale: ma serve al regista per distanziare i suoi personaggi. Per invitare lo spettatore, grazie a questa stilizzazione, a riflettere sui temi che gli sono cari: il trascorrere del tempo, l'intrusione del passato nel presente, i rapporti fra la realtà e la Storia. "In ogni epoca - dice il regista - è facile ottenere la caricatura del bene e del male, dell'amore, della timidezza, dell'audacia o della volgarità, del desiderio o della tenerezza. L'uomo e condizionato dalla Storia: ma continua ad esprimersi secondo dei codici che nel tempo rimangono immutati".


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