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DECISION TO LEAVE
(HEOJIL KYOLSHIM)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 11 marzo 2023
 
di Park Chan-wook, con Tang Wei, Park Hae-Il, Lee Jung-hyun, Go Kyung-Pyo (FOR ENGLISH VERSION SEE BELOW) (Corea del Sud, 2022)

Disponibile in streaming/VOD

 

FOR ENGLISH VERSION SEE BELOW

Il cinema del  coreano sibillino è un esempio mirabile, magari a tratti pure indisponente di come la settima arte possa essere fragile, contraddittoria, ma egualmente affascinante. Sono trascorsi una ventina d'anni da quando Park Chan-Wook, dopo non pochi fraintendimenti ma già un premio a Cannes, firmava LADY VENDETTA (2005), a  conclusione della sua trilogia sul tema. Ancora quella violenza che gli era stata tante volte rimproverata. Ma che questa volta andava salvata; in quanto ragione di una sorta dii redenzione da parte del protagonista.

Nella forma, insomma, un'espressione di raffinata, sofisticata provocazione. Ma con lo stesso rischio, l’effetto sorpresa, che colse impreparata la scafata platea dei critici di Cannes, quando i fulgori della prima finissero per prevalere sulla seconda. Nella prima parte del trittico l’interrogativo era posto su chi avesse avuto diritto alla vendetta. In OLD BOY (2003), che Tarantino aveva adorato e premiato sempre a Cannes,tutto ruotava attorno a : ma il male, deve ad ogni costo sfociare nella vendetta? O ancora: è il desiderio della vendetta ad essere all’origine della violenza, o non sarà proprio l'opposto?

A cavallo fra queste considerazioni più o meno limpide, una progressione si faceva comunque luce, drammatica, anche laboriosa, ma ambiziosa. In uno stile: che qualcuno troverà ai confini dell’esibizionismo, ma nel quale è impossibile negare l'impressione di un calco imperioso come pochi altri.

Padronanza di uno stile dalla clamorosa bellezza quasi ai confini del compiacimento; di una raffinata, sofisticata provocazione, ecco dopo una ventina d'anni DECISION TO LEAVE dimostrare ora di meritarsi il premio alla Miglior Regia, conquistato nella ricca edizione di Cannes 2022.

Dalle cime di una montagna alla vertigine di una conclusione a livello del mare, un thriller poliziesco, una storia in definitiva romantica: sfumata la violenza nel melodramma ecco la passione, quella di un poliziotto per la principale sospetta della sua inchiesta.  Dove, come in VERTIGO, il capolavoro di Hitchcock che, col passare del tempo non pochi considerano l'indimenticabile di tutto il cinema, prima di risolvere un crimine si tratta di delucidare un sentimento.  

E' stata la fatalità a determinare la caduta dell'uomo d'affari nel corso della scalata; oppure è la moglie cinese cha ha più di qualcosa a che fare con l'esito dell'accaduto? Park traduce questo tradizionale interrogativo in forme cinematografiche continue; non nella "abituale" concezione della bellezza, ma in un incrocio d'interventi continui, primo fra tutti grazie alla densità di un montaggio di strabiliante innovazione. Quasi a sua insaputa, lo spettatore è  coinvolto in questo gioco di sapiente maestria. Non tutto è ovvio; ma è un gioco, come si usava dire, che vale più di una candela.

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The sibylline Korean's cinema is an admirable, perhaps at times even disturbing example of how the seventh art can be fragile, contradictory, but equally fascinating. Some 20 years have passed since Park Chan-Wook, after not a few misunderstandings but already an award at Cannes, signed LADY VENGEANCE (2005), the conclusion of his trilogy on the subject. Again the violence he had been so often reproached for. But which this time had to be saved; as the reason for a kind of redemption on the part of the protagonist.

In form, in short, an expression of refined, sophisticated provocation. But with the same risk, the surprise effect, that caught the unprepared audience of Cannes critics unprepared, when the splendour of the former ended up prevailing over the latter. In the first part of the triptych, the question was who was entitled to revenge. In OLD BOY (2003), which Tarantino had adored and also awarded at Cannes, everything revolved around: but must evil, at all costs, result in revenge? Or again: is it the desire for revenge that is at the origin of violence, or is it not just the opposite?

In the midst of these more or less clear-cut considerations, a progression was nonetheless emerging, dramatic, even laborious, but ambitious. In a style: which some will find bordering on exhibitionism, but in which it is impossible to deny the impression of an imperious cast like few others.

Mastery of a style of resounding beauty almost bordering on complacency; of a refined, sophisticated provocation, here after some twenty years DECISION TO LEAVE now proves that it deserves the Best Director award, won in the rich edition of Cannes 2022.

From the peaks of a mountain to the vertigo of a conclusion at sea level, a crime thriller, an ultimately romantic story: having shaded violence into melodrama, here is passion, that of a policeman for the main suspect in his investigation.  Where, as in VERTIGO, Hitchcock's masterpiece that, with the passing of time, many consider the unforgettable of all cinema, before solving a crime it is a question of elucidating a feeling.  

Was it fatality that led to the businessman's fall in the course of the climb; or did the Chinese wife have more than something to do with the outcome? Park translates this traditional question into continuous cinematic forms; not in the 'usual' conception of beauty, but in a continuous intersection of interventions, first and foremost through the density of an astonishingly innovative montage. Almost unbeknownst to him, the viewer is caught up in this game of skilful mastery. Not everything is obvious; but it is a game, as they used to say, worth more than a candle.

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