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MEMORIES OF MURDER (SALINUI CHUEOK) Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 1 giugno 2019
 
di Bong Joon-ho, con Song Kang-ho, Sang-kyung Kim, Roe-ha Kim, Song Jae-ho (Corea del Sud, 2003)

Ottenibile in DVD/Blu-ray o tramite VOD/streaming ecc.

 

Girato nel 2003, uscito in Europa a partire dal 2004, Memories of Murder è il secondo lungometraggio di Bong Joon-ho. Un film che non solo rivelava al mondo un nuovo regista, ma che rinnovava clamorosamente in atmosfere inedite un genere esplorato da tempo come il poliziesco. Sarà seguito da un seconda sensazione filmica, questa volta con un mostro trattato maliziosamente, The Host nel 2006. E da allora una carriera ai vertici per Bong: con il dramma a suspense Mother nel 2009, quindi la fantascienza di Snowpiercer seguita dall’ecologia di Okya, entrambi presentati a Cannes. Finalmente, nel 2019, la folgorante  Palma d’Oro allo splendido Parasite.

Memories già ci svela uno dei segreti del fascino ineguagliabile del cinema di Bong: l'arte di sorprendere, in pratica sconcertare lo spettatore. In un'epoca da tempo inflazionata dal consumo spiccio dell'immagine, il film riprende infatti un fatto di cronaca notissima ed autentica avvenuta in Corea tra il 1986 e il 1991. Quando dieci donne vennero violentate ed assassinate attorno ad un piccolo villaggio di provincia, sempre seguendo una prassi immutabile. E senza che mai si riuscisse anche solo ad identificare chi fosse il serial killer.

Riaprendo il caso a dodici anni di distanza, Bong Joon-jo si sbizzarriva allora per la prima volta con quella che sappiamo oggi essere una costante dei suoi film: la sovrapposizione dei diversi generi cinematografici, le rotture di tono, la ricerca di una atmosfera (e quindi di una finalità) ulteriore rispetto a quella apparente. Con una fluidità miracolosa, Il tragico e il grottesco, il ridanciano e il violento. Ma progressivamente, sempre nel rispetto di una maestria formale esaltante (la fotografia è di Kim Hyung-ku che lascerà Bong dopo The Host, ma un anno fa filmava un'altra meraviglia, l'Hotel by the River di Hong Sang-soo); una visione che, quasi rovesciandosi, si fa sempre più analitica, rivelatrice ma al tempo stesso irrisolvibile.

Ad affermarsi interviene allora la riflessione, dapprima  psicologica, quindi politica. Essa accompagna in effetti i tre poliziotti che dovrebbero risolvere il caso. I due locali: volenterosi, quanto burlescamente approssimativi e, all'occorrenza, sbrigativamente brutali. Più un terzo, l'investigatore giunto in soccorso da Seul, in apparenza più razionale ed all'altezza della situazione: in effetti destinato pure lui a perdersi nel caos campagnolo di una Corea del Sud che s'indovina sempre più allo sbando. Un paese impaurito, in preda alle rivolte studentesche, alle incertezze e le ignoranze indotte dal regime militare, afflitto dai timori di un conflitto con la Corea del Nord.

In un quadro iniziale che si accompagna alle risate dei bimbi nella campagna l'humour burlesco iniziale sembra prendersi gioco dell'incompetenza di chi detiene il potere. Ma ad ogni ulteriore accadimento è un sentimento di sfiducia che dilaga, la corruzione affiora progressivamente, la verità si allontana. Fino a lasciare lo spettatore solo a confrontarsi con il Male. 


   Il film in Internet (Google)

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